Il termometro del dolore.

Dalla giornata della memoria alla giornata del ricordo. Quello che gli uomini non vogliono apprendere: la convivenza civile.

di Lamberto Colla Parma  10 febbraio 2019 –

Il genere umano non sembra capace di imparare dalla esperienza e la mentalità del “tifoso” prende il sopravvento anche nelle più tragiche ricorrenze di inciviltà. Quei momenti di storia che dovrebbero restare a testimonianza della pericolosità dell’uomo e della sua capacità di “godere” della sofferenza altrui, di quell’altro che non la pensa come lui, che non ha la medesima fede o che occupa un territorio che non avrebbe dovuto.

E allora ecco che, da quello che avrebbe dovuto essere un momento di monito collettivo e condiviso trasversalmente, proprio per l’incapacità di apprendere, certi genocidi hanno un valore superiore di altri.

Così, a pochi giorni di distanza dalla istituzionale e iper mediatica “Giornata della Memoria” dedicata a quella terribile pagina di storia che ha visto la atroce persecuzione degli ebrei, fanno da contraltare le pericolose spinte negazioniste e revisioniste sulle Foibe (Giornata del Ricordo) che l’ANPI, di Rovigo e di Parma, hanno  rilanciato con ben poco rispetto della vita  e delle famiglie che furono infoibate, dimostrando, ancora una volta, l’incapacità di vivere civile dell’umanità.

Così l’animo del “tifoso” si è immediatamente scatenato polarizzando il genere umano in fronti contrapposti pronti a scontrarsi nuovamente.

E allora ecco che da un lato si chiede di togliere i fondi all’ANPI mentre dall’altro si tenta di difendere la posizione antifascista tout court dell’associazioni partigiane  e dai “social media” si scatena l’elencazione degli stermini dimenticati dalla storia, dal genocidio dei nativi d’America che da metà 1600 sino alle porte del 1900 ha contato circa cento milioni di morti per l’invasione europea del far west, o ai 5 milioni di ucraini decimati da Stalin, piuttosto che dello sterminio dei proprietari terrieri cinesi a opera dei contadini ordinata dal regime di Mao.

E l’elenco potrebbe continuare ma sarebbe solo una mera conta. Quel che è peggio è che per ciascuno di queste mostruosità si sia trovata una sua giustificata ragione per essere commessa e oggi un’altrettanta ragione per non essere commemorati o quantomeno ricordati, almeno come moniti per i posteri.

Invece NO! Qualcuno, anzi in molti, sono convinti che alla base ci possano essere state delle corrette ragioni perché ciò accadesse e costoro sarebbero pronti a istituire un termometro del dolore come se la morte di un bianco possa considerarsi più importante di un nero, di un proprietario terriero meno di un contadino, di un portatore di divisa piuttosto che di un’altra.

Ben venga quindi la dichiarazione della presidente ANPI nazionale Carla Nespolo che sulle posizioni dei circoli di Parma e Rovig è così intervenuta: “Sia la frase sulla pagina Facebook dell’ANPI di Rovigo che l’iniziativa di Parma non sono condivisibili e offrono uno straordinario pretesto di polemica a chi è molto più amico di Casapound che dell’ANPI”.

Bene, peccato solo per la chiusura infelice dove anch’ella non trova di meglio che riproporre una  pericolosa contrapposizione da partigiana “tifosa”.

Peccato per quell’”inciampo”, in fondo anche Lei la pensa come tutti gli altri.

Il “termometro” del dolore esiste. 

Pietra Inciampo-Stolperstein Else Liebermann von Wahlendorf – Berlin, Budapester Strasse

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