Post esondazione del Reno,  i danni al Canale Emiliano Romagnolo stoppano l’irrigazione

Sospesa la fornitura di acqua grezza per la potabilizzazione e ritardo nell’avvio della stagione irrigua almeno fino alla fine Marzo

BOLOGNA13 Febbraio 2018 – A dieci giorni dall’esondazione del fiume Reno, il Canale Emiliano Romagnolo, utilizzato “straordinariamente” come via alternativa di scolo per allontanare oltre 2milioni di metri cubi d’acqua in poco meno di 40 ore e liberare la gran parte dei territori alluvionati della Bassa Bolognese, traccia un bilancio della propria eccezionale azione idraulica. I risultati dell’attività svolta dalle maestranze consortili sono davvero soddisfacenti: mediante l’impianto Crevenzosa e complesse operazioni idrauliche sono stati dirottati a gravità nel Po tramite il Cavo Napoleonico oltre 1,6 milioni di metri cubi, viceversa, le elettropompe dell’impianto di Pieve sono state accese per circa 12 ore con una portata di 10 metri cubi al secondo invasando con le acque limacciose della piena il Canale Emiliano Romagnolo per 36 km, con oltre 400.000 metri cubi. L’attività di impiantisti e ingegneri idraulici è stata efficace, salvando da ulteriori danni e allagamenti parecchi centri abitati della area colpita. Di quest’azione, compiuta in fase emergenziale, il CER è chiaramente orgoglioso soprattutto per aver contribuito con le altre forze in campo (Protezione Civile, Sindaci dei comuni coinvolti, Bonifica Renana) alla salvaguardia del territorio oggi però la conseguenza dell’utilizzo straordinario del Canale ha portato ad alcune criticità tra cui la sospensione dell’irrigazione almeno fino alla fine del mese di Marzo fino a che non si sarà provveduto alla pulitura delle acque limacciose. Il CER infatti è un’ opera nata per soddisfare finalità legate all’irrigazione di circa 200.000 ettari di territorio e fornisce acqua a fini potabili anche a Hera Imola e Romagna Acque oltre ad importanti insediamenti industriali. Gli impianti non sono perciò particolarmente adatte a reggere il funzionamento di bonifica con improvvisi sbalzi di livello e acqua in particolar modo quando piene di terra e detriti. Gli argini “pensili” possono subire frane anche a distanza di mesi dall’evento, le lastre del rivestimento subiscono erosione e danni permanenti, le pompe sollecitate dai detriti si danneggiano e, soprattutto, la qualità dell’acqua peggiora non permettendo l’erogazione al potabile. I primi sopralluoghi di verifica post-alluvione hanno consentito di accertare che, a seguito dell’evento i primi 42 chilometri di Canale Emiliano Romagnolo interessati dalle operazioni di smaltimento delle acque di rotta del Reno, (dal Cavo Napoleonico sino al torrente Gaiana nel bolognese) sono ricoperte da uno strato di fango. L’adduzione d’acqua a fini potabili ed industriali verso la Romagna è stata sospesa, ed anche l’irrigazione subirà certamente un ritardo nell’avvio, si stima almeno sino alla fine di marzo, se non interverranno frane spondali nei primi chilometri dell’adduttore. Certamente i solidi sospesi che saranno presenti nelle acque determineranno problemi per gli agricoltori, specie per quelli dotati di impianti a goccia molto soggetti a intasamento degli erogatori. Il CER sta studiando le metodologie più opportune ed economiche per ripulire il canale dal fango. Le prime stime valutano in almeno 50.000 euro/km (oltre 2 milioni di euro totali) le complesse operazioni meccaniche di rimozione del deposito, ma si teme che tali manovre da effettuare con mezzi meccanici pesanti potrebbero causare danni ancora maggiori. Si sta anche ipotizzando di procedere a ripetute manovre idrauliche di invaso con acque pulite e svaso di acque via via di miglior qualità, operazioni di minor costo (circa 300.000 euro) e maggiori garanzie di “tenuta” del calcestruzzo delle opere.

Una cosa è certa: il Canale emiliano Romagnolo è un’opera strategica per la fornitura d’acqua di buona qualità per la più avanzata agricoltura italiana, quella emiliano romagnola. Fornisce anche acqua per gran parte della Romagna che deve essere della più elevata qualità; non è quindi possibile immaginare che l’impiego di questa strategica “autostrada dell’acqua” possa essere impiegata in maniera strutturale in futuro a fini di scolo delle acque.

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