Ho incontrato il libro della (mia) vita, ascoltando le note della punteggiatura

Quante volte entrando in libreria abbiamo detto a noi stessi: «questo libro è mio».

Di Guido Zaccarelli Mirandola 16 febbraio 2019 – Un libro è l’incontro con un’emozione, è il vivere una esperienza che contagia, a volte inebriante per l’energia che promana e la forza dirompente di cui dispone, orientata a dare ombra ad una identità piena di luce oppure di catapultarla in una gioia irrefrenabile, cambiando o rinforzando il senso della vita. Come innanzi ad un incontro inatteso, dove un petalo scivola da una mano e viene raccolto prima che il suo lento ondeggiare sfiori il terreno per riporlo da dove era partito.

È il momento dove l’ascolto s’inebria di armonia fino a raggiungere la profondità dei sentimenti pronti a dire: «ho incontrato la persona della (mia) vita». Il libro è come una goccia d’acqua, immersa nel mare che ondeggia in mezzo alle altre, camuffandosi senza dire nulla di sé fino a raggiungere in silenzio la riva. Un rivolo d’acqua che incanala nella sabbia bagnata insieme a tante altre disperdendosi all’istante, senza lasciare traccia. Potevano incontrare mari tranquilli e accompagnare alati la traversata delle navi, incontrare onde vigorose che s’infrangevano contro l’imbarcazione, increspandosi ad ogni sobbalzo dello scafo o infrangersi sulle rocce dal volto aculeo fino a diventare sbuffi rumorosi d’acqua marina. Il libro è l’incontro con la storia della vita pensando a volte che sia solo nostra. La realtà è comune a tutti agli uomini. Ciò che cambia è la posizione delle note nel pentagramma, alcuni brani iniziano con il DO basso altri con il DO alto, altri ancora con qualsiasi altra nota; nel mezzo, tra una e le altre, le sfumature dell’arcobaleno che inneggiano all’armonia della vita.

Quando il musicista segue con lo sguardo le note disposte sul pentagramma, segue idealmente il percorso della sua vita; il lettore segue la linea tracciata dall’autore che l’aiuta a muoversi tra gli estremi della sua fantasia e il lento, o rapido oscillare, nell’arco vitale della propria esistenza. L’incontro con se stessi è la scintilla che tiene incollato il lettore al racconto, come i sentimenti tengono uniti le persone quando si muovono oltre le pagine della prefazione del libro che stanno scrivendo insieme a quattro mani. È il prodotto del caso dove l’energia del momento si concentra in una luce che aspettava da tempo di essere scoperta, in viaggio tra stelle di lunga durata e meteoriti che transitano senza lasciare un segno dietro di sé. Ognuna di loro ha un suo angolo di celebrità e molte caratteristiche in comune a tante altre.

Qui nasce l’incontro con il linguista e antropologo russo, poi divenuto sovietico, Vladimir Propp.

Egli studiando 400 fiabe di magia russe, scoprì che «in ogni fiaba le azioni erano sempre le stesse e realizzate dagli stessi personaggi». Lo studio ha permesso di individuare otto categorie di personaggi che svolgono 31 funzioni, che si muovono in uno schema dove i personaggi sono prima in equilibrio, poi avviene la rottura, successivamente l’eroe compie azioni importanti fino al ripristino dell’equilibrio iniziale.

«Leggere di altri significa leggere di se stessi» dove il lettore s’immedesima nel personaggio fino ad assumere le sembianze, facendosi accompagnare dall’autore sulla filigrana della narrazione per condurlo a vivere la storia immersa nell’emozione, vissuta tra la fabula e l’intreccio. Nella fabula il racconto si distende nel seguire la cronologia degli eventi, seguendo una disposizione logica e naturale; diversamente l’intreccio riguarda il modo con il quale l’autore presenta al lettore il suo testo narrativo, spesso modificando le regole temporali di svolgimento naturale degli accadimenti. Tutto questo reso possibile dalla narrazione che consente di trattare un argomento accaduto in precedenza (flashback) oppure di anticipare gli eventi successivi (flashforward), entrambi arricchiti dalla dimensione emotiva.

Preso il libro dallo scaffale, il lettore inizia a sfogliare le pagine come fossero i petali di un fiore, soffermandosi su una di esse dove avviene l’incontro con una parola, con una frase in armonia con il proprio pensiero fino a scuotere la saggezza dell’anima. Passaggi alati e rapidi alla ricerca di conferme, o di smentite, che prendono il volo dissipandosi o consolidandosi in pochi istanti, il tempo con il quale il cuore comanda alla voce silenziosa di salire dal profondo dell’introspezione: «questo libro è mio».

La sete è tanta e forte è il desiderio di dissetarsi immergendo il cuore e l’anima nel racconto. «Lì inizia il percorso della vita». Un filo conduttore dove l’uomo cammina sul dorso delle parole incontrando la punteggiatura che limita o amplia lo sguardo del pensiero. Brevi periodi segnati da un punto che ferma per un istante il tempo per concedere una sosta, breve o lunga che sia, per riprendere il fiato. Uno spazio bianco dove riprendere il cammino lineare della vita, segnata a pochi passi con una virgola, una pausa, per legare il discorso di prima con quello successivo dove lo sguardo arretra, o avanza, precipitosamente alla ricerca di un altro punto, oppure di un’altra virgola che renda grazia il momento.

Ogni periodo fa storia a sé: «è una frase tra due punti». Poi ne vengono altri e nel cammino ecco apparire due punti destinati ad aprire un nuovo discorso sena chiudere il precedente, ma dando più voce al passato per comprendere meglio se stessi e spiegare gli altri, a volte senza un perché, a volte ponendo le domande, altre volte incontrando un punto esclamativo. Le persone nella vita incontrano la punteggiatura, segni grafici invisibili nel quotidiano ma scritti nelle pagine del libro della propria vita. Le parole si susseguono, le une dopo le altre, scorci di vita che seguono la strada incontrando le note musicali della punteggiatura, da ascoltare per vivere e assaporare uno stato di grazia unico e irripetibile. È nel silenzio che la punteggiatura trova se stessa e la forza di esprimere tutto il valore presente nei segni. Sensazioni che messe in campo spingono a sfogliare con le dita le pagine fino a fermarsi su di una. Decidere se continuare o riporlo nello scaffale da dove era stato preso. Sono istanti di vita vissuti nel breve tempo che trascorre tra una punteggiatura e l’altra, uno spazio infinitesimale di profonda emozione. Attimi che non tornano, se non colti nella loro essenza, al contrario di un testo scritto dove è possibile ritornare sui propri passi. «Siamo NOI gli autori della nostra esistenza».

Spetta al lettore decidere se andare oltre o fermarsi, fissare lo sguardo o volgerlo altrove, consapevole che camminando incontrerà sempre la punteggiatura che inneggia alla vita: «questo è il libro della (mia) vita, lo conservo per sempre».

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

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