Cereali e dintorni. Mercati piatti in attesa di fatti e non di promesse.

La fiducia del Presidente Trump, non convince i mercati che continuano ad essere piatti.

di Mario Boggini e Virgilio – Milano, 28 febbraio 2019 – L’economia chiede fatti non intenzioni e promesse anche se, per onestà, occorre precisare che le trattative proseguono.

Ecco come ha chiuso il mercato ieri sera:

Nel mercato interno: il grano continua a cedere, sia sul pronto che sulla nuova campagna dove l’industria molitoria dagli iniziali 195€ ton per il trimestre luglio settembre si è andata a posizionare a 188-190€ tonnellata. Inaspettato il ridimensionamento dell’orzo, il mais pur essendo il cereale meno caro ne risente e cala, sia per la scarsa domanda interna, sia per le immani quantità arrivate su nave e treno dall’estero. A differenza del nostro paese all’estero il mais  è molto ben difeso, fermi i cruscami, fermi e cedenti le farine di soya, che ieri erano scambiate sul pronto a 315-313€ tonnellata per la 44% e 321-323€ tonnellata per la proteica 46,50% partenza Ravenna, mentre sul 2020 sono state fatte posizioni sui 12 mesi a 326€ tonnellata partenza Ravenna + 2€ se Venezia. Prezzi sufficientemente appetibili che stanno invogliando gli acquirenti, del resto è opinione diffusa che siamo a livelli molto bassi.

Secondo un analista di mercato la situazione nel nostro paese potrebbe cambiare per i cereali nel giro di qualche mese se la primavera non dovesse portare abbondanti piogge. Per i proteici si attendono gli sviluppi della vertenza Dazi che comunque potrebbe pesare in termini di aumento meno di quanto ci si attenda, in ragione del fatto che la Cina ha trovato altri mercati e altre strategie.

Per il comparto delle bioenergie da segnalare lotti di mais serbo scondizionato ma in arrivo solo su camion fissi, possibilità di fissare contratti di sansa d’oliva essiccata, continua la richiesta di farinette di mais anche se con i cruscami agli attuali valori la domanda sta virando sui cruscami.

Indicatori internazionali 28 febbraio 2019
l’Indice dei noli è risalito sino a ben 651 punti, il petrolio è anch’esso preso quota a 57,0$  e l’indice di cambio €/$ segna 1,13775  (Hr. 8,30).

 

 

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