Meccanizzazione: le sfide  a tutto tondo per accaparrarsi il futuro.

Chi si ferma è perduto. Piccole Fiere crescono. Il ricco mercato dell’esposizione europea potrebbe presto finire sotto attacco da eventi fuori continente che stanno crescendo. Anche per il SIMA è forse giunto il momento di una rinfrescata.

di Lamberto Colla Parma 4 marzo 2019 – Sino a pochi anni fa si pensava di investire nella globalizzazione. La chimera dei mercati esteri pronti a assorbire tutto ciò che il mondo occidentale avesse prodotto è finito perché insostenibile e illogico.

La crisi dei mutui subprime e il tracollo della Lehman Brothers, ancor più dell’attacco alle Torri Gemelle, sono stato il vero spartiacque tra l’era del consumismo e il nuovo ancora indefinito.

Dopo 10 anni ancora si parla di crisi, come di un momento di passaggio dopo il quale tutto tornerà come prima. Un sogno che non potrà mai più avverarsi e un sonno dal quale occorre svegliarsi al più presto, raccogliere le idee, pensare a quello che si è e immaginare ciò che si vuol diventare pensando al consumatore e alla sua propensione d’acquisto.

Il mondo è cambiato e la competizione si affronta sulla leva del prezzo, dell’innovazione capace di massimizzare i fattori di produzione e di attrattività per nuovi consumatori.

Una sfida difficile che obbliga a investimenti in ricerca, a investire sulle risorse umane e sul coraggio di imbarcarsi in nuove avventure dove il successo non è cosa scontata.

Il mondo dell’agricoltura è sempre stato in prima fila nel campo dell’innovazione, dalla prima rivoluzione industriale alla chimica e genetica passando in brevissimo tempo a dover fronteggiare la riduzione sconsiderata dei terreni a favore di altre attività umane e infine deve fare i conti con  una esplosione demografica mondiale dalla progressione geometrica inaspettata.

Sfide quasi impossibili dalle quali l’agricoltura è sempre uscita vincente e la meccanizzazione è sempre stata la più forte alleata del settore.

Un comparto, quello della meccanizzazione che, quasi unico nel panorama mondiale, ha sempre  risposto con rapidità alle sollecitazioni del mercato e messo a disposizione della categoria i migliori mezzi per affrontare il cambiamento.

Al SIMA di Parigi, come all’EIMA di Bologna, la altissima partecipazione delle case produttrici  si è accompagnata con altrettanto tasso di innovazione e non vi era stand che non esponesse un campione della loro nuova proposta dall’interessante contributo tecnico.

Nonostante le difficoltà abbiano investito anche le aziende fieristiche, alcuni eventi sembra non siano ancora stati raggiunti dalla crisi anzi, a ben guardare dagli investimenti delle imprese e dall’alto numero di partecipanti, alcune fiere hanno  ancora ragion d’essere e rimangano un punto di riferimento mondiale.

 

(SIMA 2019 – i numeri)

Ciononostante la paura fa ’90 e a Parigi si è consumato il primo scontro tra quello che è l’asse Franco Tedesco e l’Italia con l’ipotesi di contrapporre il calendario SIMA in perfetta concorrenza con l’EIMA (Novembre) nel tentativo di ridonare splendore alla manifestazione parigina che, obiettivamente, nelle ultime edizioni è apparsa un po’ più offuscata, anche perché al contrario c’è stata una forte ripresa della visibilità e appetibilità di EIMA.

L’idea dei francesi di traslocare il Sima negli anni pari avrebbe nettamente sbilanciato su di un anno la concentrazione dell’offerta fieristica con ben quattro rassegne (Fieragricola, Fima, Sima ed Eima) impegnate a farsi concorrenza mentre negli anni dispari Agritechnica avrebbe avuto la strada completamente spianata trattandosi dell’unico evento di un certo calibro in calendario.

(Goldoni e Malavolti – Foto Meccagri)

Alla fine la ragione ha avuto il sopravvento anche grazie al peso e alla forza che EIMA e FEDERUNACOMA hanno saputo conquistarsi in questi ultimi anni come il “frutto di scelte ben precise che abbiamo fatto a suo tempo, a cominciare dalla cadenza biennale, e anche dei forti investimenti nell’internazionalizzazione. D’altra parte non è certo cambiando le date che si porta al successo una manifestazione” ha commentato Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma

Piccole fiere crescono. Forse sarebbe meglio guardare oltre i confini del vecchio continente e attrezzarsi per affrontare le sfide che stanno giungendo da altri continenti e alcune manifestazioni fieristiche che stanno crescendo considerevolmente.

Per una volta il modello di riferimento potrebbe essere proprio quello italiano.

D’altronde la tecnologia tricolore è all’avanguardia mondiale ed è sempre ben rappresentata in ogni occasione fieristica, come ben nutrita e di qualità eccelsa le imprese che fondano le radici in terra emiliano romagnola.

 

 

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