PD in estasi! Adesso al lavoro, c’è un partito da ricostruire, ma soprattutto l’Italia da fare.

Forza al lavoro. Una opposizione intelligente e collaborativa sarebbe indispensabile a quest’Italia senza idee. Speriamo che “voltiamo pagina” non resti solo uno slogan.

di Lamberto Colla Parma  10 marzo 2019 –

Finalmente è stato eletto il nuovo portabandiera del PD. Un evento, quello delle primarie, che altro non è che un modo per attrarre l’attenzione mediatica su di un partito che, se non avesse una pseudo dialettica interna, almeno nelle occasioni delle primarie, desterebbe interesse pubblico prossimo allo zero.

Meglio di Sanremo. Se per l’evento canoro sono state soprattutto i canali RAI a occuparsene, per le primarie del PD tutti i canali se ne sono interessati come se fosse una gara elettorale al punto che, forse per un certo momento, lo stesso Zingaretti ha creduto di essere diventato premier.

“…sono numeri che Matteo Salvini si sogna…” è stato il commento entusiasta del presidente del PIDDI Matteo Orfini, all’indomani del risultato “pseudo elettorale” che ha visto alternarsi 1,5 milioni di sostenitori ai gazebo sparsi in tutta Italia.

La cosa buffa è che mentre i tre candidati si alternavano su tutti palcoscenici dei talk show contribuendo a dare visibilità a un partito quasi devastato, Matteo Salvini cresceva nei sondaggi  e con il Centro destra andava alla conquista delle prime regioni.

Mentre Salvini guadagna consenso, nonostante sia al Governo e venga insultato quotidianamente, piuttosto che inquisito o insignito delle più grandi malefatte, il PD si esalta della partecipazione, meno nutrita della storia delle primarie.

Furbescamente, alla vigilia dell’evento, i candidati si erano preoccupati di dichiarare che sarebbe stato un successo se si fossero presentati ai “pseudo-seggi” un milione edi persone, praticamente meno di 1/3 di quelli che andarono alla prima edizione.

Infatti, nel 2007, quando nacque il partito e  fu eletto segretario Walter Veltroni, votarono 3,5 milioni di persone; nel 2009, quando vinse Pier Luigi Bersani, i votanti furono 3,1 milioni (stesso numero per le primarie di coalizione che si tennero nel 2012); furono 2,8 milioni nel 2013, e 1,8 milioni di voti nel 2017, quando Renzi vinse di nuovo.

Insomma, alla fine è stato un ottimo evento mediatico, ma che non venga promosso come un esercizio di democrazia da imitare, come vorrebbero far credere.

Innanzitutto i controlli ai pseudo seggi non sono né codificati e nemmeno certificati e i “due euro” necessari per partecipare alle spese sono senz’altro utili alla causa ma di cattivo gusto e per certi versi discriminanti.

“Oggi è avvenuto, – è il commento del neo segretario Zingaretti – come noi avevamo auspicato, un grande fatto politico: non sono state solo le primarie del Partito Democratico, sono state le primarie per l’Italia.  E questo è un fatto molto importante che riaccende una grande speranza per il futuro. Una marea di persone, centinaia di migliaia di persone, anche fuori di noi, si sono fidate di noi. E noi saremo degni di questa fiducia, faremo di tutto per esserne degni, perché quanto è avvenuto conferma che noi queste primarie, questa scelta di democrazia è diventata per tante e per tanti la scelta più generale di difesa di un futuro migliore possibile. Io penso ai delusi, a coloro che non sono andati a votare un anno fa e che oggi erano in fila ai gazebo, a quelli che si sono allontanati.”.

Comprensibili gli entusiasmi ma dichiarare che quelli che nel 2017 non si erano presentati perché delusi e domenica scorsa  invece erano in fila è una affermazione un po’ esagerato considerando che il flusso era inferiore o tutt’al più uguale alle ultime elezioni renziane.

La propaganda è finita! E’ ora di lavorare e fare sul serio.

Quindi, passi il titolo di studio di Zingaretti che dovrebbe essere del medesimo livello della Ministra Fedeli, è venuto il tempo di scalare gli elettori, quelli veri che il PD per ora ha perduto ma che molti nostalgici che vorrebbero rientrare in un partito carico d’orgoglio e dignità.

(Per restare sempre informati sugli editoriali)

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