“Sisma 2016 Centro Italia, lo Stato delle cose”

Quasi 3 anni sono trascorsi ma il tempo nelle zone terremotate del centro Italia sembra si sia fermato al 24 agosto 2016. Il nostro servizio in zona e il fotoreportage di Francesca Bocchia.

  

di Lamberto Colla Parma  17 marzo 2019 –

24 agosto 2016 ore 3,36, una scossa di magnitudo 6.0 ha dato inizio a una lunghissima, interminabile, sequenza sismica che dalla valle del Tronto si è estesa prendendo parte delle Marche, del Lazio e dell’Abruzzo. 299 le vittime che non potranno più raccontare la loro disavventura ma migliaia sono le vittime che dopo 930 giorni continuano a vivere e a rivivere quel tragico inizio, non potendo riscontrare miglioramenti nel paesaggio delle macerie.

 

Nei giorni in cui si parla tanto di solidarietà “non concessa” a qualche decina di extracomunitari, prevalentemente profughi economici e non in fuga da zone di guerra, abbiamo voluto andare a dare uno sguardo a quelle zone che sembrano essere state inghiottite da un buco nero e di cui quasi non si parla.

 

Tra l’altro parlare di “Buco nero” non è così lontano dalla realtà. E’ infatti di poche ore fa la divulgazione della notizia che ci sarebbe una sorta di volume fantasma sotto la faglia del sisma in Italia centrale. Come una fisarmonica, potrebbe aver “creato lo spazio” per accogliere tutto il volume di roccia che si è abbassato durante la sequenza sismica. E’ l’ipotesi dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) pubblicata sulla rivista Scientific Reports. Una teoria nata dalla valutazione che la massa sprofondata è ben 7,5 volte il volume di quella che si è spostata verso l’alto.

 

Un aspetto per certi versi affascinante seppure altamente inquietante che dimostra come il nostro Centro Italia sia particolarmente fragile e esposto a altri fenomeni sismici di elevata violenza.

 

Nonostante la pericolosità della zona e la desolazione circostante la popolazione vuole assolutamente rifondare le radici dove sono nate e cresciute e un esempio è la testimonianza che abbiamo raccolto in Amatrice. Alessio Bucci è gestore del tempio dell’amatriciana, quell’Hotel Roma il cui crollo è diventato il simbolo della tragedia che ha colpito il centro Italia quel fatidico 24 agosto 2016.

 

Alessio Bucci – Hotel Roma – Amatrice e amatriciana

“L’attività ha ripreso (nell’area FOOD di Amatrice sotto l’insegna “Ristorante Roma” ndr), ci segnala Alessio Bucci, ovviamente non come prima (l’ospitalità alberghiera non è ripresa ovviamente – ndr) però la gente  nella parte del ristorante  viene. Chi lavora poco sono i commercianti giù. Le seconde case non ci sono e non c’è la gente che c’era prima”.

Mostra tranquillità ma negli occhi di Alessio si legge ancora il terrore e la paura trascorsa e ciononostante parla del futuro pur nella convinzione che non sarà roseo, tutt’altro.

“Le difficoltà rimangono e qui – prosegue Alessio Bucci – la ricostruzione è lentissima, più che lenta non c’è proprio. Io non vedo niente. Sono passati quasi tre anni e son bloccate persino le costruzioni dei marciapiedi delle casette di legno. Purtroppo penso che questa non sia la situazione definitiva, ma poco ci manca. Credo che fuori dalla zona rossa di Amatrice cominceranno a ricostruire prima o poi, ma all’interno dell’area passeranno 10 anni o forse più.”

Osservando la forza e determinazione di Alessio e di tutti i familiari è venuto spontaneo interrogare sui suoi ricordi di quel tragico giorno, per poi pentirci immediatamente nel timore di avere toccato un nervo scoperto.

“Cosa ricordo? Ricordo tutto. – risponde con grande dignità il gestore del Ristorante Roma – E’ crollato tutto e son rimasto sotto. Stavamo vicini io e mia moglie. O qualcuno mi salvava o ero finito lì. Per fortuna siamo una famiglia molto unita e molto attaccati l’uno agli altri e questo ci ha dato la forza di ricominciare”.

E di forza ce ne vuole tanta per ricominciare, soprattutto per chi è rimasto sepolto sotto le macerie della propria attività, dove, sotto alle stesse macerie sono perite 6 persone e molte alte furono graziate adl fatto che l’Hotel ha resistito alla prima scossa consentendo alla maggioranza degli ospiti riuscirono di mettersi in salvo.

Alessio Bucci, dopo oltre 40 giorni d’ospedale, ha trovato la forza di reagire e anche grazie alle donazioni degli Italiani è riuscito, insieme a altri 5 ristoratori, a riaprire, seppure parzialmente, l’attività cercando di domare il dolore fisico e psichico.

Alessio, così come il suo Hotel Roma e Amatrice stessa, per la sua fama culinaria, sono diventati un simbolo, un modo per sintetizzare e ricordare una tragedia ampia e estesa che dopo tre anni sembra congelata a quel tragico 24 agosto 2016.

930 giorni sono trascorsi, qualche Governo e tre Commissari Straordinari per la ricostruzione si sono succeduti, ma tutto sembra fermo a quel giorno dell’estate 2016 così come pure le promesse non hanno avuto alcun seguito concreto.

Prima è stato Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia Romagna e già Commissario per il terremoto di Modena e dintorni, a assumere l’incarico di Commissario Straordinario per la Ricostruzione del sisma 2016. Sembrava una garanzia! L’efficienza emiliana traslocata in centro Italia però non ha sortito effetti. Alla fine, dopo avere addirittura aperto una pesante polemica con il “suo” governo, ha lasciato l’incarico e poi anche il PD andandosi a schierare con una serie di notabili dissidenti del partito di sinistra.  

“Non c’è dubbio che abbiamo avuto quattro terremoti, – è il commento di Vasco Errani e ripreso in esclusiva video da “Panorama” il  15 febbraio 2017 in occasione di un incontro con i Sindaci delle zone terremotate ad Ancona – la dimensione è stratosferica, ma tutto ciò non risolve il fatto che non riusciamo ad andare avanti su alcune cose… Non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è cio che devo fare io, che si attenda il fatto di avere il fabbisogno definitivo di tutte le casette. Non esiste. Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo. Non esiste. Non esiste…”. Insomma molto sconsolato Errani riconosce il fallimento dello Stato, che lui stesso rappresenta, nella gestione delle fasi successive alle terribili scosse che hanno messo in ginocchio diversi paesi di Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Poi venne  la volta della piacentina e “renziana di ferro” Paola De Micheli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 23 settembre 2017 al 1º giugno 2018. Una prezzemolina del tubo catodico pronta, ogni due per tre, a intervenire in ogni talk show per discutere e difendere l’operato del premier di sinistra di turno. Una “passionaria” combattiva che dopo la nomina a Commissario Straordinario, in sostituzione di Errani, è scomparsa da ogni media. Nemmeno una citazione in qualche giornale parrocchiale. Sparita come è scomparsa la ricostruzione.

Infine arrivò anche la nomina dal governo “giallo verde”. Lo scorso 5 ottobre il Consiglio dei Ministri nominò il geologo, presidente dell’ordine delle Marche e professore universitario, il 58enne Piero Farabollini. A darne notizia fu lo stesso  vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: “Piero Farabollini è il nuovo commissario straordinario per il terremoto. Lo abbiamo nominato al Consiglio dei Ministri e voglio per prima cosa fargli i migliori auguri perché ora ha davanti a sé tante responsabilità e un compito che non è facile, ma può contare sul sostegno assoluto del governo”.

Una nomina che se non fosse per la proroga all’incarico pubblicata lo scorso 10 gennaio, del “Commissario professore” non ci sarebbe praticamente traccia nelle cronache dei giornali.

Intanto i giorni trascorrono inesorabili, gli inverni rigidi continuano a alternarsi a estati soffocanti e molti, quasi tutti, continuano a vivere nelle roulotte o nelle casette sgangherate.

E’ inquietante osservare come le macerie siano ancora tutte lì, a Amatrice, a Castelluccio (zone del nostro servizio fotografico) come a Accumoli e in tutte le località colpite e ancora con la ferita totalmente aperta.

Il nostro servizio in zona (foto di Francesca Bocchia) testimonia il livello di distruzione delle cose fisiche, più difficile immaginare il tasso di isolamento e rammarico delle persone che, con tenacia e volontà, tentano di ricostruirsi una vita e una dignità nel totale isolamento. 

Prima che il “Buco nero” inghiottisca il Centro Italia fissiamo queste istantanee di Francesca Bocchia e preghiamo che qualcuno finalmente si prenda a cuore il caso. Donne, uomini, bambini e anziani obbligati a vivere il terremoto tutti i giorni da quasi tre anni senza intravedere un futuro migliore.

GALLERY a cura di Francesca Bocchia

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