Microirrigazione o Irrigazione a microportata

L’acqua: la sua importanza, il suo valore ambientale e la tecnica della microirrigazione. Storia, caratteristiche, vantaggi e svantaggi.

Negli ultimi anni, su tutto il territorio nazionale, c’è stato un aumento degli utilizzi delle risorse idriche per gli usi civili, industriali ed ancor più per quelli agricoli (il 70-80 % della risorsa idrica complessiva prelevata dall’ambiente, viene utilizzata dall’agricoltura per l’irrigazione, – T. Isenburg 2003), accompagnato dall’inquinamento dell’acqua che ne mina sempre più gravemente l’impiego.

I numeri dell’acqua nel mondo:

1.400.000.000 km3 l’acqua presente sulla terra.
Il 97,2% è salata e si trova negli oceani. Meno del 3 per cento, è dolce,
Di quest’acqua dolce il 2,15% pari a 28.000.000 km3, è bloccata nelle calotte polari e nei ghiacciai.
120.000 Km3 pari a 0,009% è quella che si trova nei laghi d’acqua dolce, mentre quelli salati o i mari interni sono all’incirca equivalenti.
1.400 Km3 sono raccolti dai sistemi fluviali, pari a 0,0001%.
8.400.000 km3 pari allo 0,6% sono le acque sotterranee di falda.
Questo significa che le acque dolci disponibili sono una piccola parte di tutta la massa idrica; esse si trovano all’interno del ciclo che, alimentato dall’energia solare in un flusso continuo, intrecciandosi alla circolazione dell’aria, si sposta dalle superfici degli oceani alla terra ferma e ancora agli oceani in uno straordinario movimento senza fine.

Un bene limitato, prossimo alla crisi

Siamo di fronte ad un pericolo, molto realistico, di una crisi idrica qualitativa e quantitativa. Per evitarla, è necessario ripensarne a fondo la gestione. A partire da quelli che sono oggi i principali impieghi: innanzitutto in agricoltura, cui è destinata fino all’80 per cento dell’acqua disponibile e poi nei settori civili ed industriali.
Storia: quali sistemi per un efficiente uso dell’acqua irrigua.
In riferimento all’utilizzo in agricoltura per l’irrigazione, oggigiorno sono disponibili sistemi che riducono i consumi d’acqua rispetto ai sistemi tradizionali. Essi fanno ricorso ad un’elevata automazione e a tecniche impiantistiche all’avanguardia, per essere il più possibile efficienti nella distribuzione dell’acqua e per potersi adattare alle tecniche agronomiche più attuali. Questi sistemi sono quelli che prevedono una distribuzione localizzata dell’acqua, e sono definiti microirrigazione o irrigazione a microportata. Questa tipologia d’irrigazione è stata adottata negli ambienti aridi israeliani proprio per sopperire alla mancanza d’acqua in quel paese fin dagli inizi degli ani 70.
E’ stato dimostrato che questo sistema consente la maggiore efficienza distributiva ed il maggiore risparmio dei volumi d’adacquamento, da 1/2 a 2/3 di quelli necessari con l’irrigazione tradizionale a pioggia.
Negli ambienti dove l’insufficiente disponibilità d’acqua è più frequente e questa mancanza incide in maggior misura sulle risposte produttive delle coltivazioni, l’irrigazione localizzata rappresenta un valido mezzo per gestire la disponibilità idrica. Va anche considerato che l’acqua è una risorsa sempre più preziosa il cui impiego sarà soggetto a limitazioni per ragioni di carattere economico, politico e sociale e quindi l’impiego in agricoltura dovrà essere mirato e programmato per bassi volumi stagionali.

Risparmiare acqua

L’interesse si rivolge perciò ai sistemi in grado di ridurre i consumi idrici, nonchè quelli energetici, necessari per somministrare l’acqua d’irrigazione.  Tali sistemi devono anche ridurre al minimo le perdite, che avvengono per scorrimento sul terreno, per percolazione in profondità o per evaporazione, sia nelle operazioni di approvvigionamento, sia durante la somministrazione dell’acqua.
A questo scopo la ricerca mira ad aumentare l’efficienza irrigua, cioè in pratica a migliorare il rapporto che lega le quantità d’acqua necessarie ad una coltura e le quantità effettivamente somministrate, per evitare sprechi e perdite. I sistemi d’irrigazione che permettono un risparmio d’acqua prevalentemente utilizzati in Italia sono il sistema per aspersione o a pioggia e il sistema a goccia, anche detto microirrigazione o irrigazione localizzata
L’irrigazione permette di portare l’acqua nei terreni aridi, rendendoli fertili, o di migliorare l’attività agricola nelle zone dove scarseggia l’acqua stessa, a causa delle scarse o saltuarie precipitazioni.
Ogni terreno presenta caratteristiche diverse (di tipo fisico, fisico-chimico e biologico) che ne condizionano la capacità idrica ed il potere assorbente. Il potere assorbente varia molto a seconda che vi siano più o meno argille e sostanza organica nel terreno. Le sostanze minerali che si somministrano con le concimazioni devono essere tanto più abbondanti quanto più è scarso il potere assorbente del terreno.
Nel terreno, una parte dell’acqua s’infiltra ma una parte scorre sul terreno stesso o evapora. La parte d’acqua che s’infiltra nel terreno, solo parzialmente viene trattenuta nei piccolissimi pori presenti, invece di finire in falda; questa, insieme alla frazione dell’acqua che per risalita capillare arriva dagli strati bassi e impermeabili, mantiene il terreno umido ed è quella meglio utilizzabile dalle radici delle piante.
Le piante, coltivate che non vengono irrigate avranno una disponibilità idrica variabile in funzione delle precipitazioni, del tipo di terreno, del clima e del tipo di apparato radicale.  Con l’irrigazione si riesce a sopperire alla mancanza d’acqua d’origine meteorica e a mantenere nel terreno la necessaria disponibilità idrica per soddisfare i fabbisogni delle colture.

Vantaggi

L’irrigazione localizzata (microirrigazione ma anche subirrigazione) presenta diversi vantaggi rispetto all’irrigazione tradizionale a pioggia:
1) Prevede pressioni di funzionamento molto basse (tra 0,5 e 2,5 bar), ed economizza il consumo d’acqua con portate che difficilmente superano gli 8 litri/ora.
2) L’erogazione dell’acqua è localizzata, l’acqua arriva esattamente dove serve, un minore volume di terreno da inumidire si traduce in minori volumi d’adacquamento, riuscendo a soddisfare il fabbisogno della coltura senza sprechi.
3) Non ci sono fenomeni di ruscellamento, erosione e costipamento del terreno.
4) Con contenuti volumi d’acqua richiesti, questo sistema consente di sfruttare anche dei piccoli pozzi con piccole portate.
5) La pianta non viene bagnata per cui si mantiene l’apparato fogliare asciutto, così da impedire lo sviluppo di funghi e malattie.
6) Si hanno ridotte perdite per evaporazione grazie alla bassa dispersione dell’acqua nell’aria e nel terreno.
7) Il volume ridotto di terreno bagnato limita notevolmente lo sviluppo delle malerbe.
8) Si possono irrigare anche le colture pacciamate.
9) Si può effettuare la distribuzione di fitofarmaci al terreno.
10) Si può effettuare la fertirrigazione: il fertilizzante sciolto nell’acqua e distribuito con la stessa permette una migliore ed uniforme distribuzione degli elementi nutritivi all’apparato radicale delle colture.
11) E’ possibile irrigare in presenza di vento, caratteristica non trascurabile in particolari condizioni climatiche.
12) Nel caso della subirrigazione non si hanno le ali gocciolanti in superficie, per cui risultano facilitate le operazioni colturali tra le file.
13) Piccoli volumi significano modeste portate e ridotte pressioni d’esercizio, con conseguente risparmio d’acqua ma anche d’energia.
14) Elevata automazione e risparmio di manodopera.

Svantaggi

1) Maggior rischio di occlusione degli erogatori.
2) Ingombro delle ali gocciolanti sulla superficie della coltura.
3) Terreno non uniformemente bagnato.
4) Rischio di accumulo dei sali al limite zona del bulbo bagnato.
5) Scarsa adattabilità ad una gestione dell’irrigazione turnata.
6) Non si realizza un’irrigazione termica.

I principali componenti di un impianto di microirrigazione.

Un impianto per la microirrigazione è composto principalmente da due elementi:
a) le tubazioni per il trasporto dell’acqua, che terminano con le cosiddette ali gocciolanti;
b) gli erogatori o gocciolatoi, ovvero i bracci su cui sono inseriti i microerogatori, che distribuiscono l’acqua. Essi sono in materiale plastico e hanno la funzione di far fuoriuscire l’acqua che circola nelle tubazioni. La portata di ciascun erogatore – volume d’acqua nell’unità di tempo – è molto bassa: tra 0,5 e 2,5 litri per ora, quando si usa una bassa pressione d’erogazione, fino ad oltre 8 litri per ora, per le pressioni più alte.  Il buon funzionamento degli erogatori dipende dall’efficienza dei filtri a monte, che occorre tenere puliti e che richiedono una continua manutenzione.
Il tipo di terreno, sabbioso o argilloso, deve essere tenuto in considerazione quando si progetta l’impianto, soprattutto per quanto riguarda il numero e la posizione dei gocciolatori: se sono troppo pochi, la pianta non viene ben irrigata ed il risultato produttivo risulta deludente; se sono troppi, aumentano i costi.
Quando si fa un progetto di un impianto microirriguo, occorre inoltre considerare le caratteristiche del clima ed i fabbisogni idrici delle colture.
L’informatica trova una valida applicazione per il controllo e la gestione di un impianto. Con un computer si ha la possibilità di acquisire ed elaborare i dati riguardanti la coltivazione e l’ambiente per predisporre un controllo automatico dell’irrigazione

 

NEWS & EVENTI

L’acqua e l’irrigazione: Irrigare risparmiando acqua 23/07/2007 Le risorse idriche. Il loro impiego, origine e storia dell’irrigazione a goccia e della fertirrigazione.

Il consumo mondiale di acqua ha subito, nel corso del XX secolo, un aumento pari a sette volte quello stimato all’inizio del secolo.
Per far fronte alle crescenti necessità di acqua nel settore agricolo, dovute all’aumento di aree coltivate, sono state messe a punto alcune tecniche che permettono risparmio e ottimizzazione dei consumi.

La situazione attuale delle risorse idriche

L’acqua è un bene ambientale non infinito, una risorsa con una disponibilità limitata. Grazie al ciclo naturale che da milioni d’anni coinvolge atmosfera, idrosfera e biosfera, le molecole d’acqua si rinnovano sempre.
Sotto forma di vapore acqueo salgono nell’atmosfera da tutte le superfici evaporanti, si condensano in nubi e poi ridiscendono sulla superficie terrestre come precipitazioni.
Le precipitazioni sotto forma di neve formano delle grandi riserve come i nevai ed i ghiacciai. Le piogge invece scorrono sui terreni o vi si infiltrano.
L’acqua che penetra nel terreno è in parte utilizzata dalle piante per il proprio metabolismo e, con la traspirazione, è restituita all’ambiente sotto forma di vapore. Un’altra parte scende in profondità e va a rifornire invece le falde acquifere sotterranee e di qui torna nella biosfera seguendo strade diverse, come le sorgenti, i pozzi o la risalita capillare nel suolo.
Durante milioni di anni il ciclo dell’acqua non ha subito cambiamenti nel suo meccanismo. Sono cambiate però, soprattutto nel secolo scorso, le condizioni ambientali in cui si svolge: consumi idrici in aumento, aggravamento dei fenomeni d’inquinamento, instaurarsi di condizioni di siccità, urbanizzazione sempre più estesa.

Consumi

Il consumo idrico mondiale è in costante crescita a causa dell’uso civile, industriale e agricolo della risorsa acqua: alla fine del XX secolo il fabbisogno d’acqua è risultato sette volte superiore a quello stimato al suo inizio.
I consumi civili e industriali insieme creano la maggiore concorrenza alla destinazione agricola dell’acqua, anch’essa in aumento perché legata alla crescita della popolazione.

Irrigazione

L’importanza dell’acqua per la riuscita delle produzioni agricole era già conosciuta nell’antichità. Le grandi civiltà antiche, come l’egizia, la cinese, la sumera o l’inca, vantavano impianti irrigui in grado di apportare le necessarie quantità d’acqua alle coltivazioni. Essi erano frutto di evoluti studi d’ingegneria idraulica e garantivano l’ottenimento degli alimenti indispensabili per il sostentamento delle popolazioni. L’irrigazione permette di portare l’acqua nei terreni aridi, rendendoli fertili, o di migliorare l’attività agricola nelle zone dove scarseggia, perché le precipitazioni sono poche e saltuarie.

Una volta arrivata sul suolo, l’acqua non ha un uguale destino: una parte s’infiltra, una parte scorre sulla superficie, una parte evapora.
Della porzione che s’infiltra non tutta è utile per le radici delle piante: una frazione scende per gravità verso gli strati sottostanti ed è difficilmente captabile; un’altra viene trattenuta, grazie a forze di capillarità, nei piccolissimi pori presenti nel terreno; questa, insieme alla frazione dell’acqua che per risalita capillare arriva dagli strati bassi e impermeabili, mantiene il terreno umido ed è quella meglio utilizzabile dalle radici.

Con l’irrigazione l’uomo riesce a sopperire la mancanza di acqua di origine meteorica e a mantenere nel terreno la necessaria disponibilità idrica per soddisfare i fabbisogni delle colture.
I sistemi d’irrigazione che permettono un risparmio d’acqua prevalentemente utilizzati in Italia sono il sistema per aspersione o a pioggia e il sistema a goccia, anche detto microirrigazione o irrigazione localizzata.

Irrigazione a goccia: Storia ed origine

L’irrigazione a goccia o “irrigazione localizzata” (nota in inglese come drip irrigation o microirrigation) è un metodo di irrigazione che somministra lentamente acqua alle piante, sia depositando l’acqua sulla superficie del terreno contigua alla pianta o direttamente alla zona della radice. Questo avviene attraverso un sistema a rete che comprende: valvole, condotte e vari tipi di gocciolatori. L’obiettivo è quello di razionalizzare l’utilizzo dell’acqua. L’irrigazione a goccia può impiegare sia degli microspruzzatori (microsprayer), con i quali si emettono dei getti di acqua sottili che bagnano una piccola area di suolo nelle vicinanze della pianta, o anche gocciolatori. L’irrigazione a goccia viene generalmente utilizzata nelle coltivazioni ortive ma si sta rapidamente diffondendo anche nelle colture arboree e industriali (pomodoro da industria).

L’irrigazione a goccia superficiale utilizza, per distribuire l’acqua nella superficie di terreno accanto alle piante, delle ali gocciolanti, tubi nei quali sono inseriti dei gocciolatori, che possono essere rigide nel caso debbano durare più anni e pertanto destinate alle colture arboree, o flosce più comuni per le colture annuali. Un sistema molto avanzato d’irrigazione a goccia, ancora poco diffuso in Italia, prevede l’interramento delle ali gocciolanti (Sub-irrigazione) in modo che i gocciolatori si possano trovare a diretto contatto con l’apparato radicale e nello stesso tempo evitare l’intralcio dei tubi, che altrimenti sarebbero posti superficialmente, alle operazioni colturali.

L’irrigazione a goccia si sta diffondendo molto velocemente sia nelle aree dove la risorsa idrica è limitata perché consente di risparmiare acqua, sia in altre zone per l’impiego di minore manodopera per le operazioni d’irrigazione e perché con essa è possibile conseguire migliori risultati produttivi.
L’irrigazione a goccia veniva utilizzata sin dai tempi antichi riempendo d’acqua dei contenitori in argilla che permetteva all’acqua di filtrare lentamente nel terreno. L’irrigazione moderna a goccia comincia il suo sviluppo in Germania nel 1860 quando degli agronomi cominciarono a sperimentate con la subirrigazione usando tubature in argilla per creare dei sistemi combinati di irrigazione e di drenaggio.
Nel 1913, E.B. House, ricercatore della Colorado State University ebbe successo nell’ applicare acqua alla zona radicale delle piante senza dover incrementare il livello della tavola d’acqua. Tubi perforati vennero introdotti in uso in Germania negli anni venti e nel 1934, O.E. Robey eseguiva esperimenti con tubature fatte di tessuto da vela poroso (canvas) nella Michigan State University.

Con l’avvento delle plastiche moderne durante e dopo la Seconda guerra mondiale, grossi miglioramenti nella irrigazione a goccia diventarono possibili. Microtubi costruiti in vari tipi di plastica e vari tipi di emissori cominciarono ad essere usati nelle serre in Europa e negli USA.

Una nuova tecnologia di irrigazione a goccia venne poi introdotta in Israele da Simcha Blass e da suo figlio Yeshayahu.
Negli anni trenta, un agricoltore gli fece notare un grosso albero, che cresceva nel retro della sua proprietà “senza acqua”. Blass notò una perdita di piccole gocce d’acqua da un tubo. Questa vista di piccole gocce che penetravano nel suolo e facevano crescere un albero gigante gli rimase impressa nella mente. Il metodo Blass, invece di rilasciare l’acqua attraverso numerosi orifizi, facilmente ostruibili da piccole particelle, faceva passare e rallentare l’acqua attraverso dei tubi “di filtrazione” più larghi e più lunghi che per frizione (e per la legge dei fluidi) e grazie alla legge di Laplace aumentava la pressione dell’acqua applicata alla pareti di un emissore in plastica porosa.

Il primo sistema sperimentale di questo tipo venne installato nel 1959 in Israele da Blass, dove Lui stesso sviluppò e patentò il primo metodo pratico di gocciolatore per irrigazione a goccia di superficie. Questo metodo ebbe molto successo e di conseguenza il suo impiego, presto si estese in tutto il mondo.

Fertirrigazione (in inglese: fertigation)

Generalmente le piante hanno necessità di assorbire nutrienti (fertilizzanti) in maniera abbastanza continua durante tutto il ciclo colturale, invece i momenti in cui i fertilizzanti, in forma solida, possono essere somministrati sono al massimo 3 o 4 volte o più.
Spesso la somministrazione del concime alle piante diventa inefficace in quanto il momento in cui questo può essere distribuito non coincide il periodo in cui le piante hanno massima necessità di nutritivi.
Un sistema per ovviare a questi inconvenienti è distribuire il concime, opportunamente disciolto in acqua, nell’impianto d’irrigazione a goccia. Questa tecnica, sebbene implichi notevole perizia tecnica, permette di assecondare maggiormente con i concimi le richieste di nutrienti durante tutto il ciclo della pianta. Questa procedura è stata chiamata fertigation (in italiano fertirrigazione).
La chimigazione o chemigation (applicazione di pesticidi ed altri agenti chimici), come anche la fertirrigazione, utilizzano apparecchiature di iniezione chimica come pompe a diaframma, pompe a pistone, oppure tubi venturi.

Distinguiamo due tipologie principali di fertirrigazione:

Applicazioni discontinue in cui i fertilizzanti vengono somministrati alla coltura con l’acqua d’irrigazione ma non in tutte le irrigazioni e comunque un numero di volte maggiore rispetto alla concimazione tradizionale (concimi solidi distribuiti al terreno).
Applicazioni continue, in questo caso il concime viene introdotto nell’impianto d’irrigazione a dosi notevolmente più basse ma ad ogni irrigazione e, per ogni irrigazione, la distribuzione del concime dura per la maggior parte della durata dell’irrigazione. Quest’ultimo metodo, sebbene più complicato, consente notevoli risparmi di concime e minori stress alle piante.

 

NEWS & EVENTI

Irrigazione qualitativa di precisione nella vite 23/07/2007 L’irrigazione della vite non è solo garanzia per una buona vendemmia, ma anche per migliorare il profilo qualitativo del vino.

Il cambiamento climatico e l’attuale crisi vitivinicola impongono un adattamento evolutivo delle tecniche culturali nei vigneti mediterranei. Forse occorre rivedere molti disciplinari di produzione.

L’aumento delle temperature medie, insieme ad un incremento significativo della evapotraspirazione, generano una siccità crescente lungo il ciclo vegetativo della vite indotta da un bilancio idrico forte e precocemente deficitario.
I viticoltori sempre più si trovano di fronte al dilemma di accettare le conseguenze delle severe carenze idriche o di utilizzare l’irrigazione al fine di evitare gravi problemi di riduzione delle rese e della qualità della vendemmia.

Sulla base delle conoscenze scientifiche sviluppate negli ultimi anni, oggi è possibile proporre ai viticoltori modelli di irrigazione ragionata in funzione del controllo dello stato idrico, elemento esplicativo fondamentale del funzionamento fisiologico del clone, prendendo in considerazione gli obiettivi di produzione (rese, qualità, tipo di vino, ecc.). Questo approccio, utilizzato sempre più nei paesi dove l’irrigazione è una tecnica imprescindibile per la viticoltura, comincia ad essere una richiesta tangibile per un’importante parte del settore viticolo europeo ed italiano.

La pratica dell’irrigazione, intesa solo come irrigazione di “soccorso” viene ammessa nei disciplinari di produzione per tutto il periodo vegetativo della vite esclusa la fase che va dall’invaiatura alla maturazione laddove l’irrigazione viene intesa come “forzatura” in termini quantitativi ma anche in termini qualitativi. Proprio a riguardo occorre sapere che non è facile regolare l’apporto idrico alla pianta durante la fase di maturazione.

Un parere esperto viene dall’incontro avuto con il Dr Marcello Bertolacci (responsabile del LNI “Laboratorio Nazionale di Irrigazione” con sede presso l’Università di Pisa) in occasione del corso di irrigazione organizzato da PROF.i srl e www.fertirrigazione.it.

In molte zone d’Italia si sta diffondendo l’utilizzo degli impianti irrigui per migliorare l’aspetto qualitativo ma forse, sempre più, per sopperire alle esigenze idriche che negli ultimi anni si alternano con annate molto siccitose. Presso l’università di Pisa, diversi studi evidenziano come alcune zone vitivinicole tradizionali hanno applicato l’irrigazione ai propri vigneti, benché spesso il costo d’impianto e di gestione sia molto elevato.

E’ noto che la Vitis Vinifera, la quale sviluppa il suo ciclo vegetativo attraverso l’intero periodo primaverile-estivo, è dotata di una relativa tolleranza alla siccità.
Ma è altrettanto noto che, sopratutto nelle aree collinari del centro-sud, dove di norma scarseggia una sufficiente piovosità estiva, la vite manifesta frequentemente i segni dello “stress idrico” con conseguenze negative sulla resa ma anche sullo standard qualitativo della produzione.

Lo “stress idrico” della vite si determina tutte le volte che la disponibilità di acqua della riserva idrica del suolo risulta inferiore alla richiesta evapo-traspiratoria dell’apparato fogliare della pianta.
Questa condizione risulta poco frequente nel periodo primaverile, fino alla fioritura e successiva formazione dell’acino, per la presenza ancora di riserva idrica nel suolo e una sufficiente piovosità.
Si determina invece molto spesso nel periodo che va dall’inizio dell’ingrossamento dell’acino fino all’invaiatura (viraggio del colore verso la maturazione).
Nelle annate asciutte può aumentare peraltro la concentrazione zuccherina, ma in annate molto siccitose un severo “stress idrico” può comportare anche una riduzione del grado rifrattometrico causata da una insufficiente elaborazione fotosintetica.
Pertanto, risulta evidente la necessità di dotare un moderno vigneto di un idoneo impianto d’irrigazione laddove siano reperibili anche limitate risorse idriche.
Disponibilità di 40 – 80 millimetri per ettaro sono da ritenersi sufficienti per interventi di soccorso idrico alla vite da vino nella Toscana meridionale.

L’irrigazione deve essere gestita con molta perizia, da tecnici e da agronomi specializzati, al fine di evitare alcuni effetti indesiderati come l’aumento della sostanza secca, con povertà di aromi fini nel vino.
Il fenomeno fisiologico correlato all’irrigazione è la traspirazione: dosare bene l’apporto idrico alla pianta diventa una condizione necessaria per evitare un eccessivo lussurreggiamento della coltura, dove la pianta beneficiando di un surplus idrico produce più sostanza secca sia in termini di germogli, tralci, fogli e grappoli che come produzione di uva per ettaro.
La corretta gestione gioca proprio sul rapporto condizioni ottimali/stress idrico intendendo quest’ultimo come quella situazione dove l’acqua diventa un fattore limitante per le normali funzioni della pianta.

Per stabilire un’influenza positiva dell’acqua in termini qualitativi vengono presi in considerazione alcuni parametri legati alla fermentazione quali zuccheri ed acidi ma anche polifenoli e peso medio del grappolo.
Un buon equilibrio idrico determina nel vino morbidezza (più polifenoli, meno acido malico) un elevata gradazione, ed una buona acidità.

In pratica, occorre portare le piante prossime ad uno stress idrico forzato ma anche naturale, per poi reintegrare l’optimum di acqua con irrigazione programmate e ben gestite.
Fino a quando non arriveremo al limite di acqua disponibile, non ci saranno grossi problemi, i quali però cominceranno a comparire quando le piogge si concentreranno in determinati periodi dell’anno, con autunni piovosi e con primavere tardive aride e calde.

Prima si pensava ad impianti irrigui cosiddetti “qualitativi” ma ora si pensa sia venuto il momento di rivedere i disciplinari di produzione e inserire l’utilizzo normale dell’irrigazione, in particolare laddove sia possibile farlo.

Il metodo irriguo consigliato è la microirrigazione a goccia, con linee eroganti autocompensanti idonee a superare i dislivelli collinari o che permettono lunghe linee irrigue, o con ali gocciolanti tradizionali, se il terreno o la lunghezza delle linee lo permettono.
Con tale metodo si realizza una distribuzione localizzata sul filare con bassa pressione d’esercizio e con il massimo di efficienza idrica e risparmio di acqua.
Non si bagna la vegetazione evitando malattie crittogamiche, si possono distribuire in fertirrigazione dei concimi idrosolubili con evidenti vantaggi tecnici ed economici.

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