Agricoltura, presentato il censimento. Meno imprese e più grandi

   Bologna – Diminuisce il numero delle aziende agricole in Emilia-Romagna, ma aumenta la superficie media di quelle attive. I primi dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura diffusi da Istat e le ulteriori elaborazioni dell’Ufficio regionale di censimento dell’Emilia-Romagna consegnano tante conferme e alcune novità che indicano coma stia cambiando la realtà dell’agricoltura.

“Il censimento ci consegna una fotografia con luci e ombre”, ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati, alla presenza del responsabile della Sede Istat per l’Emilia-RomagnaMarco Ricci. “Le luci sono rappresentate – ha spiegato Rabboni – dalla crescita della dimensione media delle aziende e degli allevamenti, dall’aumento del livello di scolarizzazione dei conduttori e dal fatto che il consumo del territorio di pianura freni. Le ombre sono il forte calo delle aziende soprattutto in montagna e in collina, la diminuzione dei giovani imprenditori e delle colture arboree specializzate. I dati del censimento confermano che le scelte fatte dalla Regione con il Programma di sviluppo rurale sono giuste, con risorse destinate ai giovani e all’ammodernamento delle imprese agricole, alla montagna e ai progetti di filiera per dare valore alle attività”.

I dati, ora in fase di verifica, potranno subire variazioni quando saranno completati i controlli e aggiunti anche i dati relativi alle 600 aziende con sedi in altre regioni (Veneto, Marche, Toscana e Puglia) ma con terreni in Emilia-Romagna.
Alla voce novità emergono la sostanziale tenuta della superficie agricola utilizzata (SAU) nelle aree fertili di pianura (-0,8%), l’aumento consistente del ricorso all’affitto dei terreni da parte delle aziende agricole (pari al 40% della SAU totale) e l’aumento delle società semplici e di capitali sia in termini di numerosità sia di SAU.
Rispetto ai precedenti censimenti sono confermate la diminuzione del numero di aziende attive (erano 106 mila nel 2000 contro le 73.441 del 2010), il calo dei giovani (-47,7% sul 2000) e della SAU nelle aree montane (-20%), l’aumento della dimensione media aziendale (da 10,65 ettari nel 2000 a 14,63 nel 2010) e del numero medio di tutti i capi allevati in stalla (i bovini, ad esempio, sono passati dai 52 ai 76 per stalla).

I dati generali del censimento
Le aziende agricole attive rilevate in regione sono 73.441, con una SAU di 1.066.773 ettari.
Rispetto al 2000 le aziende diminuiscono del 31% (-32,2% in Italia), la SAUtotale del 5,5% (-2,3% in Italia) mentre la Sau media aziendale aumenta di oltre un terzo, passando da 10,65 ettari nel 2000 a 14,63 nel 2010, dato doppio rispetto alla media italiana pari a 7,93 (vedi tabella 1e 2).
L’andamento del numero delle aziende e della SAUè diverso per zona altimetrica: in montagna le prime calano del 42% e la SAU del 20%; in collina rispettivamente del 32% e dell’11%; in pianura del 28% e dello 0,8% (vedi tabella 3).
La perdita di SAU nei 10 anni è stata di oltre 62 mila ettari, ma la capacità produttiva media annuale delle aziende agricole regionali è rimasta sostanzialmente inalterata (ad es. la produzione annuale regionale delle legnose agrarie in una annualità normale come il 2009 è addirittura cresciuta dell’+1,8% rispetto alla media 2000-2010), a dimostrazione di una tenuta delle produzioni regionali e a fronte di una quota consistente di terreni agricoli e forestali (171 mila ettari) destinati alle misure agro ambientali di tutela della biodiversità, delle risorse idriche, dei suoli e della mitigazione dei cambiamenti climatici.
Per quanto riguarda le dimensioni medie aziendali, ci sono oscillazioni considerevoli: dal minimo dell’8,37 ettari per azienda per i conduttori con più di 65 anni senza successore, ai 41,31 ettari dei conduttori tra i 40 e i 54 anni con successore (vedi tabella 4).

Le novità
Sempre i primi dati provvisori del censimento, anche se in modo poco appariscente, denotano un progressivo e graduale assestamento strutturale di parte delle aziende agricole regionali sempre più orientate al raggiungimento di dimensioni che consentano di stare sul mercato.
Se la SAU media regionale è cresciuta di oltre un terzo (da 10,65 a 14,63 ettari), le aziende che aumentano di numero sono solo quelle più grandi: quelle con SAU tra i 50 e 100 ettari (+14,2%) e di oltre 100 ettari (+33,7%). Si tratta in tutto di 3.958 aziende (5,4% del totale), per una superficie agricola in conduzione che è circa il 42% della superficie agricola utilizzata (32% nel 2000). Se, invece, consideriamo anche le aziende con più di 30 ettari, la SAU in gestione passa al 56% (vedi tabella 5).
Per quanto riguarda l’affitto, la SAU regionale passa dal 30% nel 2000 al 40%. Le aziende che utilizzano esclusivamente terreni in proprietà rimangono comunque numericamente prevalenti (circa due terzi), ma cresce il peso di quelle con terreni sia in proprietà che in affitto, pari a circa il 21% del totale contro il 14% del 2000 (vedi tabella 6).
Tra le forme giuridiche resta prevalente l’azienda individuale (87,3% del totale), anche se in calo rispetto al 2000 (-35%). In aumento sia le società semplici sia quelle di capitali (pur rappresentando solo l’11% del totale delle aziende regionali): con un +24% le prime e un +104% le seconde.

Le produzioni agricole
Con riferimento all’utilizzo della SAU, nel 2010 il 78% è occupata da seminativi con 813.756 ettari, al primo posto in Italia ( vedi tabella 7), il 12% da legnose agrarie e il 10% da prati permanenti e pascoli.
Il 72% della superficie a seminativi si concentra nell’area di pianura, aumentando di circa 11 mila ettari rispetto al 2000; cala invece di 38 mila ettari nella fascia collinare e montana. Per le legnose agrarie, viceversa, la riduzione è più sensibile in pianura (vedi tabella 8).
Tra i seminativi le colture che guadagnano superfici rispetto al 2000 sono i cereali, le foraggere avvicendate, le leguminose da granella, le ortive, le sementi e piantine. In forte calo, invece, la barbabietola da zucchero: la superficie attuale è circa un terzo di quella che occupava nel 2000. In calo anche le coltivazioni industriali, con ogni probabilità a seguito del ridimensionamento della soia, mentre i terreni a riposo risultano quasi dimezzati dopo la fine del ‘set aside’ obbligatorio. Tra le legnose agrarie, è da segnalare il sensibile calo (circa del 22%) delle coltivazioni frutticole (vedi tabella 9). Anche per la vite, si assiste a una diminuzione di circa il 7,1% della superficie investita, che nel 2010 è di circa 56 mila ettari.

Gli allevamenti
Con 558.600 capi censiti, il patrimonio bovino regionale si è ridotto, negli ultimi 10 anni, dell’11%. La chiusura dei piccoli allevamenti porta a 76 il numero medio dei capi per azienda, contro i 52 del 2000. Anche le vacche da latte, con un consistenza regionale di 246.454 (1,35 milioni di capi in Italia), sono in diminuzione di quasi l’11%; la dimensione media degli allevamenti è di 58 capi, ma, dati alla mano, oltre il 50% delle vacche da latte viene allevato nelle 661 aziende (15,5% del totale regionale) con oltre 100 capi. L’allevamento bovino, quindi, è sempre più concentrato in un numero limitato di stalle, ma di grandi dimensioni.
Per i suini e gli avicoli, il confronto con il 2000 è possibile solo con riferimento al numero di capi. Il patrimonio suinicolo regionale conta 1.283.280 animali, di cui oltre il 90% concentrato in 271 aziende con almeno 1.000 suini ciascuna. Il numero totale si è ridotto, negli ultimi 10 anni, del 17,5%.
Per gli avicoli, i primi dati sembrano confermare le consistenze del 2000 di circa 30 milioni di capi in regione.

Il lavoro in agricoltura
Per quanto riguarda in generale il lavoro in agricoltura, in coerenza con i dati nazionali, in Emilia-Romagna le giornate di lavoro si attestano a 19 milioni l’anno, in diminuzione del 25% rispetto al 2000, sia per effetto del calo delle aziende sia per l’introduzione di nuove tecnologie nei processi produttivi.
Sul titolo di studio aumentano sensibilmente i capoazienda laureati, ora sono il 6,3% (4,2% nel 2000) e i diplomati e/o qualificati presso scuole superiori che passano dal 18,8% al 26,1%. Il 50% del lavoro rimane, come nel 2000, in carico ai conduttori.

Il ricambio generazionale
Sul tema dei giovani in agricoltura, si registra un calo ma ci sono tutti i presupposti del ricambio generazionale che peraltro è in corso.
I giovani conduttori di aziende agricole (con età inferiore a 40 anni) presenti in Emilia-Romagna al 2010 sono in totale 5.504, in calo del 47,7% % rispetto al 2000. Di questi il 14% lavora in montagna (772), il 28,6 % in collina (1572) e il 57,4 % in pianura (3160).
Per quanto riguarda la superficie agricola (SAU) in conduzione ai giovani, questa è di 116.323 ettari, solo il 12,2% della superficie agricola regionale, di cui 13.620 ettari in montagna (11,7%), 29.630 in collina (25,5% ) e 73.073 ettari in pianura (62,8%).
E’ interessante anche osservare che un giovane che è restato in agricoltura nel 2010 gestisce un’azienda con una SAU media marcatamente più alta della media regionale, con valori attorno ai 20 ettari in montagna e collina e circa 24 ettari in pianura. La stessa tendenza si riscontra anche per gli allevamenti: i capi da latte mediamente allevati in stalla sono 60 (54 il dato medio regionale).
Per quanto riguarda il futuro dell’agricoltura, il dato positivo riguarda le aziende condotte da agricoltori di oltre 55 anni che hanno un successore nel nucleo familiare che già lavora nell’azienda. Questi agricoltori conducono 1860 aziende e hanno, quindi, condizioni strutturali favorevoli: una SAU media aziendale superiore ai 37 ettari (valore decisamente elevato e paragonabile a quello delle agricolture europee più competitive) e aziende presumibilmente efficienti per una SAU totale di 69.000 ettari.
Nei prossimi anni il tema centrale riguarderà le 30.896 aziende di piccole dimensioni (8,4 SAU media aziendale) che gestiscono una SAU di 257 mila ettari (oltre un quarto della superficie agricola regionale), collocate prevalentemente in pianura (170.948 ettari) e condotte da agricoltori di età superiore ai 65 anni senza un successore in famiglia. Su queste aziende è necessario favorire e accompagnare il ricambio generazionale, al fine di contrastare l’ulteriore possibile calo.

fonte ermes

 

 

www.cibusonline.net cibus@nuovaeditoriale.net

Torna su