Editoriale: benzina da record, inflazione galoppante e borsa in caduta libera

Obama non è ancora riuscito a convincere i democratici della necessità di alzare la soglia del debito rimanendo così  con la spada di damocle del default dell’economia Statunitense sulla testa. E le borse di tutto il mondo crolleranno per la quarta settimana consecutiva nel tentativo di “orientare” il Presidente Americano a rivedere la politica che gli aveva consentito di  eletto: un welfare più equo ma anche più costoso.

Martedi scorso alll’indomani dell’ennesimo crollo dei mercati finanziari si leggeva “In Europa, Piazza Affari è la borsa che più ha risentito della giornata no sui mercati (-2,49%), seguita da Madrid (-1,64%) e Parigi (-0,60%). Sugli indici di Milano tonfo per gli istituti bancari con Banco Popolare (-7,36%), Intesa Sampaolo (-6,56%) e Ubi (-6,44%) in profondo rosso. Lo spread tra i nostri Btp e i Bund decennali tedeschi è salito sopra i 290 punti base (293,3), in un mercato che pare sempre più in allarme per gli effetti del nuovo piano di salvataggio Grecia”

E se Obama è un’illustre vittima della speculazione finanziaria, noi tutti ne siamo vittime da molto più tempo. Almeno da quando la Borsa “ragiona” e si muove secondo logiche che non sono più legate alla reale economia, quella delle industrie per intenderci. Un tempo la Borsa rappresentava il termometro dell’economia reale; indicava l’adeguatezza o meno delle scelte industriali e bancarie. Oggi invece assistiamo, ormai quotidianamente, a fenomeni di anticipazione in borsa di quello che accadrà nell’economia reale o a reazioni violente per la mancata esecuzione di ordini “superiori”. E giù a trovare giustificazioni, dai conti inadeguati della Grecia come se una PLV simile a quella della nostra Lombardia possa influenzare o fare paura alla economia mondiale. O come piuttosto l’incremento smodato del prezzo della benzina, guarda a caso in periodo vacanziero, e nemmeno per un attimo coerente con la crescita del prezzo del Brent. A proposito, il 5/7/2011 la benzina toccava 1,59 € e il brent valeva 113,21 $, nel 2008 con precisione il 14/8/2008 (picco storico del valore del petrolio) la benzina costava 1,55 € e il Brent 143,68. Credo che chiunque, anche inesperto di economia, di  fronte a questi numeri non possa che comprendere e sentirsi offeso per quanto ci vogliono “tutti” fare credere.

Per concludere una osservazione legata a un solo titolo di Borsa, la Parmalat. Una società che almeno dal punto di vista industriale e finanziario sta galoppando come poche. Ha una cassa sostanziosa tant’è che la Lactalis ha fatto i salti mortali per garantirsi la governance attraverso, peraltro, il lancio di una OPA proprio nel giorno in cui Berlusconi e Sarkozy, dovevano incontrarsi proprio per discutere sull’argomento. Ebbene, il titolo quotato a 2,80 nello scorso mese di maggio, nelle ultime settimane è crollato, senza alcuna giustificazione economica o industriale, a 1,80. Non sarà per caso che i Francesi abbiano immesso sul mercato un gran numero di azioni allo scopo di fare cadere il titolo per poi, fra poche settimane, rastrellarne un buon numero abbattendo, di fatto il prezzo medio di acquisto?  Come diceva un nostro politico della prima repubblica “pensare male si fa peccato ma non si sbaglia”.

Molto probabilmente anche domattina, la borsa Italiana aprirà con una

 Virgilio

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