Editoriale: “e la chiamano estate”

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Bruno Martino, nel 1965, scalave le classifiche con “e la chiamano estate”, regalando emozioni a non finire. Gli anni ’60, quelli del “boom economico”, quelli che premiavano chi lavorava sodo e bene, quelli che ti lasciavano sognare un futuro migliore, quelli che hanno visto perciò un’increento esponenziale delle nascite. Tutto, perquanto fosse difficile, era visto come opportunità, come un ostacolo da superare per ottenere qualcosa di meglio per sé e per i propri figli. A ben guardare è proprio la faccia opposta dell’emotività ricorrente di questi anni. Incertezza sul futuro, delusione del presente, emotività sottoterra e, quel che più personalmente mi preoccupa, una attenzione verso il prossimo bassissima con una attribuzione del valore della vita altrui ridicola. Inoltre si afferma sempre più l’opinione che la politica sia un teatrino tra governo ed opposizione: in disaccordo su tutto tranne che sull’alienazione dei loro privilegi.

Certo perchè nelle ultime 3 settimane hanno detto e fatto tutto e il contrario di tutto. Dalla prima manovra di 45 miliardi con previsione di abbattere anche i costi della politica, si è giunti dopo 5 versioni a una manovra di 54 miliardi che non contempla quasi più per nulla l’abbattimento dei costi della politica e al contrario aggiunge 1 punto percentuale all’IVA che passerà dal 20 al 21%. La benzina e il gasolio sono aumentati a dismisura a fronte di progressivo attenuarsi del valore del Petrolio, con gran pace dei petrolieri e dello Stato. Se hanno, i politici nostrani, “saltato” le loro ferie per licenziare una proposta del genere, potevano benissimo andare in ferie e restarci per anni.

Nel frattempo, in questo agosto torrido,  dal punto di vista meteorico (temperature oltre i 30 sino a sfiorare i 40 gradi e senza una goccia di pioggia), dal punto di vista finanziario e politico invece le Borse europee e mondiali hanno “macinato miliardi di euro” e “bacchettato” ogni tetativo dei vari governi di portare rimedi alle politiche economiche dei vari stati. Uno stress che per quanto riguarda l’europa unita è stato anche una sorta di cartina al tornasole per verificare la comunione di intetìnti ed interessi. Ebbene, è stato decretato il “de profundis” dell’UE.

La Francia e Germania, tanto per alimentare un senso d'”unione” hanno cercato di fare una alleanza di governo per “commissariare” l’Europa, e in tutta risposta  la Borsa ha “bocciato” gli “eurobond” che sono abortiti ancor prima di nascere.  E che dire della Finlandia che, prima di erogare la sua quota di competenza a favore della crisi greca, ha imposto una serie di garanzie, e per finire non si è trovata nemmeno la quadra per procedere al rafforzamento del Fondo nato  per froneggiare la crisi greca trasformandolo in un Fondo Monetario Europeo (FME)che avrebbe potuto meglio  coordinare la politica monetaria continentale, attuale e futura.Ma quale Europa! siamo ancora all’epoca dei “comuni”.

In conclusione, il disordine è totale. In Italia come in Europa e la globalizzazione sta avvantaggiando qualcuno che, al momento, non appartiene al sistema occidentale.

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