Terza Pagina: segnali di tensione sui mercati delle materie prime agricole. In aumento gli stock di “parmigiano”.

Non intendo, almeno per questa settimana, lasciarmi indurre a commentare la settiana politica e finanziaria, prendendo quanto di buono, almeno per oggi, posso rilevare, ovvero un leggero rimbalzo degli indici borsistici dopo un inizio settimana di caduta libera. Il recupero degli ultimi due giorni, speriamo, possa farci dormire sonni tranquilli nel week end.

I mercati agricoli, comunque, continuano a lanciare segnali di instabilità. A causa del torrido periodo estivo statunitense la previsione di produzione di mais è stata stimata in forte decremento con grave danno per i prezzi dei mangimi che inaspriranno ancor più i risultati economici degli allevamenti. Nel complesso, stando alla FAO, le stime sui raccolti di cereali mondiali dovrebbero essere corrette al ribasso di 6 milioni di tonnellate con effetti sul’andamento dei prezzi di questi importanti prodotti primari; tendenza al ribasso peraltro confermata dall’ultima seduta del Chicago Board of Trade.

Per il momento, sempre sul fronte dei cereali, i mercati nazionali stanno invece segnando ancora degli incrementi di valore sia per il frumento tenero sia per il duro. Nel dettaglio, mentre per il primo l’incremento realizzato è risultato pari allo 0,65%, con un prezzo finale portatosi a 234,44 €/t; per il duro, in virtù di una domanda più attiva, si è registrato un +1,36% sulla precedente di calendario, con un valore medio che ha raggiunto i 286,69 €/t. E’ perciò logico attendersi un ribasso dei valori nelle prossime settimane. Alcuni segnali che inducono a fare attenzione, provengono dal parmigiano Reggiano. L’impennata di fine 2009 dei prezzi del Formaggio, inaspettata quanto salutare per l’intero comparto, e consolidata nel corso del successivo anno, comincia dare i primi segnali di cedimento. L’allarme l’ha lanciato nei giorni scorsi Matteo Caramaschi presidente della federazione delle cooperative agricole di Reggio Emilia che sottolinea come “Il dato produttivo di agosto  segnala un incremento del 9,5%, che porta al 6,4% l’aumento della produzione dei primi otto mesi del 2011”, largamente al di sopra, perciò, all’incremento dello 0,8% previsto dai piani produttivi approvati dai soci del Consorzio di tutela. “A questo – prosegue l’esponente di Confcooperative – si associa l’aggravarsi di una crisi economica che con molta probabilità ridurrà i consumi interni e, ancora, il fatto che il Grana padano segna un andamento analogo a quello del Parmigiano-Reggiano, facendo registrare un incremento produttivo del 6,77% nei primi otto mesi del 2011”.

Il mondo agricolo o meglio, i produttori di latte destinato alla trasformazione i Parmigiano Reggiano, devono sperare che questo spropositato incremento produttivo associato alla crisi finanziaria mondiale e alla volatilità dei prezzi delle materie prime non si trasformi in un boomerang facendo ripiombare il settore dei formaggi duri nella crisi dei “sei anni” che ha decimato migliaia di imprese e ipotecato la crescita di molte altre.

 

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