Agricoltura, Fedagri: “cala il sostegno nei Paesi OCSE (-35% in 10 anni), occorre cambiamento di rotta nella politica agricola”

Gardini: “Basta con politiche di sostegno che danno aiuti a pioggia. Occorre pensare al mercato, ci preoccupa che le bozze di regolamenti sulla riforma della PAC 2014-2020 siano prive di misure per la competitività e per l’aggregazione dell’offerta.”

“Nei 34 paesi facenti parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sono stati spesi nel 2010 172 miliardi di euro per sostenere il reddito degli agricoltori contro i 266 miliardi del 2000, con una diminuzione del sostegno di 94 miliardi di euro in dieci anni (-35%.) Un calo pesante che dimostra ancora una volta come i decision makers dei paesi economicamente più avanzati stiano sacrificando l’agricoltura sull’altare del commercio internazionale”.

Questo il commento del Presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini in merito allo studio pubblicato dall’OCSE che evidenzia come l’incidenza del sostegno pubblico al reddito agricolo nei paesi membri dell’organizzazione per la cooperazione e sviluppo sia scesa nel 2010 al 18% (contro il 29% del 2000).

“L’agricoltura – commenta il presidente Gardini – viene sempre più utilizzata come contropartita politica nei confronti dei paesi in via di sviluppo che chiedono maggiori liberalizzazioni e minore sostegno pubblico alle agricolture più avanzate. Se a ciò si aggiunge anche il taglio di 35 miliardi proposto nel prossimo quadro finanziario comunitario, ne discende che l’agricoltura del futuro sarà sempre meno sostenuta e questo ci induce a pensare alla necessità di un cambiamento di rotta della nostra politica agricola”.

“Concordiamo pienamente con il Direttore del commercio e agricoltura dell’OCSE quando afferma che è tempo di affrontare riforme che creino sviluppo e competitività invece di semplici sostegni diretti al reddito. Da Bruxelles però arrivano intanto solo cattive notizie: le bozze di regolamenti circolate in questi giorni sulla riforma della PAC 2014-2020 sono prive di misure per la competitività, prive di misure che favoriscono l’aggregazione o che creino sistemi di stabilità dei redditi”.

“Le misure proposte sono invece un fiorire di complicazioni burocratiche, sostegni ad una agricoltura ormai lontana, fatta di micro aziende che lavorano per la sussistenza e non per il mercato. Gli impegni ambientali proposti assomigliano più alle pratiche culturali per curare un giardino che non un’azienda agricola professionale. È ora di cambiare rotta, altrimenti rischiamo di trovarci invischiati in una Politica Agricola agonizzante che distribuirà soldi a pioggia fino al loro esaurimento perdendo così l’occasione di indirizzare il nostro settore verso una reale competitività di mercato”.

“Il percorso intrapreso dalla Commissione – conclude Gardini – non tiene conto dei lavori svolti dal Consiglio e Dal Parlamento Europeo, a dispetto del nuovo meccanismo della co-decisione fissato dall’accordo di Lisbona”.

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