Editoriale: quei sorrisini che hanno fatto inalberare persino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Grazie Signor Presidente! Una risposta elgante, tempestiva e orgogliosa che tutti, almeno mi auguro, hanno apprezzato. Forsanche i due “giovincelli” Sarkò e Angie, se un poco di saggiezza è loro rimasta non possono che essere stati colpiti dalle Sue parole. Un comportamento così poco “professionale” per di più in un contesto così drammatico, potevano certo risparmiarselo.

Come il Presidente Napolitano ha sottolineato da “Bruges”, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio d’Europa, quelle risatine sono delle «espressioni pubbliche inopportune e sgradevoli»

“Rispettiamo – ha aggiunto il Capo dello Stato – come sempre in modo particolare la dedizione della Germania alla causa europea, e ne ammiriamo i successi conseguiti come grande paese democratico sul piano economico-sociale e sul terreno della stabilità monetaria, comprendendo le ragioni storiche del suo attaccamento a questo essenziale pilastro. Esprimiamo amichevolmente la preoccupazione per quella che appare una riluttanza ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità – e dunque anche di decisioni a maggioranza – al livello europeo. In fondo, dal Cancelliere tedesco e dal Presidente francese sono state negli ultimi tempi avanzate proposte – poi in parte tradotte nel Patto Euro Plus – tali da scavalcare la rigida parete divisoria che si volle sancire nel vigente Trattato a protezione delle competenze degli Stati nazionali, contro una progressiva estensione di quelle dell’Unione”.

Come già avevamo anticipato nelle precedenti settimane la Francia ha poco da ridere. Infatti come spiega Fabrizio Quirighetti, capo economista e gestore obbligazionario di Banque Syz&Co, che già un anno fa aveva messo in guardia sulla situazione francese. “Nel 2010 il disavanzo aumentava, ma l’economia cresceva. Oggi Parigi ha dovuto rievedere le stime del Pil (Prodotto interno lordo) al ribasso e nello stesso tempo deve prendere misure di austerità per risanare i conti pubblici”. Insomma è entrata nello stesso circolo perverso di altri paesi occidentali fortemente indebitati: una minor crescita significa meno entrate per lo stato; provvedimenti fiscali restrittivi compromettono ulteriormente lo sviluppo. In più, c’è il problema delle banche, che hanno in pancia titoli dei Piigs (acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) e hanno bisogno di essere ricapitalizzate.

Auguriamoci che tutti i Capi di Governo, nessuno escluso, abbiano una impennata di responsabiltà; altrimenti non ci resta che piangere.

Lamberto Colla

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