Editoriale: La “politica” commissariata dalla “finanza”. Alla Guida dell’Italia un “tecnico”…e tutti se ne laveranno le mani


Un perverso gioco di poteri forti ed occulti ha finalmente vinto la sua battaglia: Berlusconi “fuori” e arriva Monti, il “Mario” che guiderà l’Italia dopo quello che,  da una settimana, è andato al governo della BCE, Draghi appunto. 

I nostri “Fratelli Supermario”, famosi, rispettati, austeri ed efficienti sono in carica con buona pace di tutti, o quasi. E già perchè adesso devono risolvere quello che nessuno è riuscito a realizzare: abbattere il debito pubblico italiano e innalzare le barriere alla speculazione internazionale “antieuro”.

Ma se il Draghi è a capo di una struttura tecnica e perciò coerente con le sue competenze attitudini, meno coerente è il Monti nella veste di “premier”. Troppo tecnico e poco politico e perciò non escluderei l’uscita dal cappello a cilindro di un Premier “Amato” coadiuvato dal Mario Monti per traghettare l’eurolira ad “apProdi” più sicuri tirando la volata a una sinistra riformista ed europeista candidata a vincere le prossime consultazioni elettorali.

Che scenario innovativo e entusiasmante che ci attende!

Nel frattempo, deposto il despota, avremmo dovuto sentire una campana unica inneggiare alla vittoria e soprattutto fiorire di programmi, idee e dichiarazioni di responsabilità di governo per il bene del paese e invece, l’Italia dei Valori e la Lega invocano subito le lezioni anticipate, consci di avere l’opportuità di rafforzare i loro numeri, il PD disposto a dividere la responsabilità di Governo con gli ex di Berlusconi attraverso una guida tecnica e l’estrema sinistra che, pur di mantenere il consenso, è “comunque contro”, tanto per non sbagliarsi.

All’italiano chi ci pensa? E si perchè il problema non è dell’Italia astratta, che in qualità di potenza economica tra le più forti del mondo (il 5% della ricchezza mondiale è nel nostro Bel Paese, anche se in prevalenza in mano a 28 famiglie) e non rimarrà schiacciata dalla speculazione, ma è del “povero italiano”, quello che è sempre disposto a fare i sacrifici, quello che ha un cuore d’oro e fa volontariato , quello che pigia continuamente sui tasti del telefonino per mandare gli sms a sostegno delle più disparate iniziative di raccolta fondi, quell’italiano che vorrebbe lavorare molto per guadagnare di più per la sua famiglia, che non si lamenta più di tanto e corre a spalare il fango portato a valle dalle alluvioni e frane, regalo della politica degli appalti speculativi.

E’ ora di dire Basta! Basta di farci prendere per i fondelli dai mestieranti “imbranati” e presuntuosi di una politica lobbysta, basta di farci credere che qualcuno fa qualcosa per noi, basta di farci credere che la colpa è dell’Europa, basta di farci credere che i “tecnici austeri” ci libereranno dai problemi.

E’ ora che chi governa si assuma anche le responsabilità dei risultati. E’ ora che la gente smetta di andare a salvare le inefficienze statali e vada a votare “predendo a calci nel c…o” tutti quelli che sono in parlamento oggi e ci sono stati negli ultimi trent’anni, nessuno escluso!

E’ ora che la politica torni ad essere del popolo “sovrano” e non “suddito” come è da troppo tempo ormai.

Basta, Basta, Basta.

Con ciò Auguro a chi verrà nelle prossime ore ai vertici del nostro Stato di avere il coraggio e la forza di fare quello che è utile per l’Italia e non perchè lo dice l’Europa (leggi Sarkozy e Merkel e pochi altri) ma perchè è la cosa giusta. Se sarà Mario Monti, se sarà Giuliano Amato, se sarà Romano Prodi o qualche altro “giovane talento” del panorama politico italico auguro di non sbagliare per il nostro bene e di tutte quelle persone che soffrono e che non hanno più lacrime per piangere pressati, come sono, dalle proprie disgrazie personali e sociali.

In bocca al lupo, futuri premier, e agite secondo coscienza e non secondo “lobby”. Abbiate per qualche giorno l’orgoglio, la caparbietà e la modestia che i poveri italiani dimostrano di avere tutti i giorni. Abbiate il coraggio di fare qualcosa per la vostra nazione e non per i pochi “forti” che vi sostengono.

Lamberto Colla

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