BANCAMONTE PARMA: i timori per le promesse mancate

Pubblichiamo la lettera della Cgl relativa alla questione ” Banca Monte Parma”.

Scriviamo questa lettera aperta alle Istituzioni locali, Comune e Provincia di Parma, alla Fondazione Monte di Parma, alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, alla Camera di Commercio, alla Diocesi di Parma, alle associazioni degli industriali, degli artigiani, del commercio e dell’agricoltura, ai rappresentanti della politica locale ed a tutti i cittadini, per informarli sui fatti che stanno accadendo in relazione alla cessione del pacchetto di controllo di Banca Monte Parma ad Intesa Sanpaolo ed al suo ingresso nell’omonimo Gruppo bancario. Questa operazione era nata nell’ottica di consentire il miglioramento degli standard patrimoniali  e della qualità del servizio della banca – grazie all’apporto di competenze, esperienze e mezzi economici da parte di Intesa Sanpaolo – con la promessa di un aiuto concreto alla crescita del tessuto economico e sociale nelle tre province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Tutto questo non sta avvenendo. Anzi, l’operazione si sta traducendo in licenziamenti per i lavoratori (quasi il 20% del personale), nel taglio dei loro fondamentali diritti e nel rischio di un impoverimento dei nostri territori.
Infatti, alla politica dei tagli, annunciata da Intesa Sanpaolo, si aggiunge l’assoluta mancanza di un progetto industriale per il rilancio e lo sviluppo di Banca Monte Parma: la Banca parmigiana per eccellenza, la banca che vanta oltre 500 anni di storia, dopo la perdita della sua autonomia gestionale ed operativa, si avvia, se queste continueranno ad essere le intenzioni di Intesa Sanpaolo e degli altri soci, ad un lento ed inesorabile declino.
Intesa Sanpaolo ha rifiutato ogni apertura con le Organizzazioni Sindacali, mantenendo un’impostazione e proposte inaccettabili, mai modificate per tutto l’arco del confronto e basate solo sui licenziamenti collettivi (almeno 100 persone su 600) e sui pesanti tagli al costo del lavoro ed ai diritti economici e normativi dei lavoratori di Banca Monte Parma.
E’ stato pertanto impossibile arrivare ad un accordo tra le Parti,nel corso della procedura contrattuale che si è esaurita il 15 novembre.
La perdita di posti di lavoro e dei diritti sarebbe una drammatica conseguenza per chi, come dipendente della banca, in questi anni ha offerto la propria serietà e competenza agli utenti: famiglie, artigiani, commercianti, imprenditori; nonostante i danni provocati dai vecchi management e C.d.A. .
Sarebbe una scelta altrettanto drammatica per i cittadini tutti, se rapportata alle conseguenze che potrebbe avere per il tessuto economico-sociale della zona.
Significherebbe, in sostanza, cancellare l’esistenza di una “vera” Banca locale che sia attenta alle esigenze di chi vive in questo territorio;  l’attuale strategia di Intesa Sanpaolo, per Banca Monte, non sembra essere sensibile a questa necessità.
Come rappresentanti dei lavoratori della Banca chiediamo:
perché Intesa Sanpaolo vuole licenziare i lavoratori di Banca Monte Parma, quando, dopo l’ultimo accordo per la riorganizzazione sottoscritto pochi mesi fa, Intesa Sanpaolo respinge, a livello di Gruppo, la richiesta di esodo volontario di più di 700 lavoratori  e ha programmato di assumerne altri 1.000 nel 2013?
Perché Intesa Sanpaolo vuole applicare un trattamento differente tra lavoratori dello stesso Gruppo, che lavorano nella stessa Città  è il caso, ad esempio, delle filiali di Banca Monte e delle vicine filiali di Carisbo Gruppo Intesa nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, colpendo in modo punitivo quelli di Banca Monte Parma, venendo così meno ai principi fondamentali di integrazione nel Gruppo e della Responsabilità Sociale e cancellando, a chi rimane, i diritti contrattuali economici e normativi ? A queste domande pretendiamo una risposta dalle Istituzioni locali, dal Comune e dalla Provincia di Parma, dalla Camera di Commercio, dalla Diocesi di Parma, dalle associazioni degli industriali, degli artigiani, del commercio e dell’agricoltura, dai rappresentanti della politica locale e soprattutto, dalle Fondazioni di Parma e di Piacenza e Vigevano, che siedono in Consiglio di Amministrazione , come “ago della bilancia” nelle decisioni , esprimono i due attuali Vice-Presidenti della Banca e hanno un ruolo fondamentale nella difesa degli interessi del territorio, a partire dalla tutela del posto di lavoro per le lavoratrici ed i lavoratori, vera ricchezza e forza sana della banca, e, più in generale,  per garantire gli interessi dei cittadini, clienti e utenti dei servizi dell’istituto di credito, al quale non possono sottrarsi.
Banca Monte Parma non può essere perduta. Già tanta parte della ricchezza è stata gettata al vento in questi ultimi anni. Ora occorre salvaguardare i lavoratori e la stessa Banca.
Occorre che Banca Monte Parma, pur all’interno di un grande Gruppo ed, anzi, proprio per questo, si mantenga attenta alle esigenze locali, a quelle delle imprese, delle famiglie e dei cittadini che, altrimenti, si troverebbero a pagare pesanti conseguenze sul piano delle risposte alle loro problematiche ed alla qualità del servizio.
Il Sindaco, il Presidente della Provincia e la Fondazione Monte di Parma, ci hanno rassicurato per mesi, a partire dalla notizia dell’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo,  che non solo “non si sarebbero persi posti di lavoro”, e che “l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo sarebbe stata un’opportunità per valorizzare i lavoratori, la Banca ed un’occasione per i cittadini”, ora i fatti concreti testimoniano una realtà diversa e molto grave.
Chiediamo, pertanto, a questi esponenti delle Istituzioni, della società civile e della politica locale di esercitare appieno, dopo tanti errori commessi, il ruolo che sono chiamati a ricoprire.
I rappresentanti dei lavoratori di Banca Monte Parma  RSA Fabi – Fiba/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca

Parma, 21 novembre 2011

 

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