Editoriale: Economia globale, indicatori di efficienza e commodities.

 

Lo “spread” è finalmente sceso sotto la soglia dei 400 punti, attestandosi alla data odierna a 385 punti di distanza dal tasso tedesco. In teoria dovremmo essere soddisfatti del suo crollo, dimezzato nell’arco di pochi giorni. Non c’è il tempo di prendere fiato e il nuovo tormentone passa sul tasso di disoccupazione arrivato all’ 8,9% colpendo in modo pesante i giovani; uno su tre risulterebbe a spasso. Guarda caso, e’ proprio di questi giorni che il Governo sta trattando con i sindacati la riforma del lavoro attuando, anche in questo settore, una sorta di liberalizzazione. Oggetto di scontro è l’ormai famoso articolo 18, considerato “tabù” dagli organisi sindacali e invece un “tappo” a nuove assunzioni da parte del Governo.

Purtroppo, quasi nessuno, ha evidenziato come, nel decreto “liberalizzazioni”, siano inseriti ben tre articoli che  concedono la libertà di trivellare in Italia per la ricerca di petrolio e gas anche in aree sensibili dal punto di vista ambientale. Ma è troppo importante, per i media,  concentrarsi sull’art. 18, sulle liberalizzazioni dei “tassisti” e, per fortuna che c’è il “Concordia” a occupare molto delle pagine dei “TG” per poter infilare anche quest’ultima notiziola che interessa solo “pochi”.

Quindi, scema l’interesse verso lo spread, aumenta l’interesse per la disoccupazione, il default della Grecia preoccupa di meno. A questo punto è lecito chiedersi quali siano gli indicatori che ci orientano e informano di come stanno andando realmente le cose?

 

La “notiziola” petrolifera mi porta a richamare l’attenzione sulle commodities, ovvero quei prodotti fungibili, di lunga durata che, indipendentemente da chi li produca hanno un valore equivalente. Esempi di commodities sono il petrolio, appunto, i metalli, i cereali, sale, zucchero, caffè ecc… Elementi che spesso sono “sottostanti” di prodotti finanziari “derivati” come i “future”.

Nell’ultimo decennio, stando agli analisti, le materie prime hanno avuto un andamento positivo e nel prossimo futuro saranno ancora punti di riferimento e il mercato internazionale giocherà ancora a loro favore.

 

Il petrolio, checcè se ne dica, nell’ultimo decennio, è finito per 6 volte fra i 5 migliori prodotti nonostante la volatilità dei suoi prezzi. Frank Holmes, amministratore delegato di U.S. Global Investor, sottolinea come “I fondamentali siano sempre interessanti, condizionati da scarsità di offerta e forte richesta”

Qualche dubbio in più, gli analisti di mercato,  l’hanno sull’oro che, normalmente, è il termometro delle tensioni tra le varie economie e mercati. Tant’è che ha vissuto una grande impennata a metà estate superando i 1.800 dollari, proprio a fronte delle preoccupazioni registrate  nell’area euro dopo i primi segnali negativi della Grecia e i fantasmi sull’Italia. Nonostante le preoccupazioni di una “bolla” speculativa, l’oro rimane sempre il “bene rifugio” per eccellenza. Il suo valore potrà quindi proseguire la sua ascesa  anche in ragione dell’aumento dei debiti sovrani di molti paesi.

Staremo a vedere, fatto sta che, i media non ci raccontano tutta la verità, o forse soltanto la “traslano” o la omettono per questioni di “spazio”.

di Lamberto Colla

Parma, 2 febbraio 2012

 

 

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