VENDESI CONSORZI AGRARI. CHE DIVENTANO APPARTAMENTI DI LUSSO


Roma – Il Calv di Verona vende le sedi storiche e acquista un terreno non lontano dall’aeroporto di Villafranca

Se i soldi in agricoltura scarseggiano, le imprese sono in affanno e le organizzazioni agricole in difficoltà, l’asso nella manica per resistere ai colpi della crisi sembra essere quello – ancora una volta – di dismettere le sedi storiche dei consorzi agrari per portare liquidità in cassa, che si traduce in sopravvivenza. Una dopo l’altra si è arrivati già a una quindicina di cessioni. Le ultime due in provincia di Verona, per opera del consorzio agrario Lombardo-Veneto soc. coop. Arl, meglio conosciuto come C.a.l.v. La sede di Villafranca è andata al Gruppo Eurospin per 2,4 milioni di euro mentre la sede di Valeggio sul Mincio per 1,9 milioni a un gruppo di investitori immobiliari. “È stato fatto un progetto che è ora in fase di presentazione alla sovraintendenza”, spiega al VELINO l’architetto Lucio Merlini di Verona. “Si prevedono 35 appartamenti di lusso ed alcuni spazi di verde pubblico”, prosegue. Ma se da una parte il Calv vende, dall’altra acquista: con atto stipulato dal notaio Maria Maddalena Buoninconti ad agosto 2011 il consorzio ha acquisito un terreno vicino all’aeroporto di Villafranca in località Madonna di Prebiano.

“I beni che sono stati venduti sono serviti al Consorzio per pagare i debiti”, spiega al VELINO il vicepresidente del Calv Matteo Lasagna, quota Confagricoltura Mantova. “Le alienazioni di questi vecchi stabili erano già pianificate da tempo. Non si vuole fare speculazione su queste cose”, precisa. Nella prospettiva di un progetto di filiera agricola italiana basata sulla vendita diretta previsto dal Cai-Consorzi agrari d’Italia la sede di Valeggio sul Mincio sarebbe stata ideale: si trova infatti davanti a parco Sigurtà, sito turistico che attira circa 600 mila visitatori l’anno. Da quanto apprende IL VELINO a decidere la dismissione delle sedi storiche è stata l’assemblea un paio di mesi fa nel corso dell’approvazione del bilancio annuale. “Io non c’ero. Di solito queste cose vengono decise dal Consiglio, composto da 25 membri”, spiega ancora Lasagna. “Tutto si decide all’unanimità”. Da quanto apprende IL VELINO tutto è nato quando nella fusione tra i consorzi di Mantova – realtà produttiva legata ai cereali -, e Verona – realtà legata al mondo del vino – si è aggiunta nel 2005 Brescia. L’obiettivo era quello di uniformare la struttura patrimoniale e finanziaria dei consorzi ma in realtà la nuova entrata ha sparigliato le carte, determinando un buco di risorse e un surplus di personale. E da qui la divisione delle organizzazioni agricole. La razionalizzazione immobiliare quindi sembra essere la soluzione per rimediare al buco.

In passato alcune operazioni immobiliari avevano già interessato sedi di consorzi agrari: dal racconto stenografico della seduta dell’8 luglio della commissione parlamentare d’inchiesta sul dissesto della Fedit emerge che il 26 maggio 1995 la Coldiretti – due giorni dopo che l’offerta della principessa Pallavicini di 52 miliardi di lire per acquistare Palazzo Rospigliosi era diventata pubblica – costituì a Ravenna una società, denominata Germina Campus, che aveva come oggetto sociale proprio quello di partecipare ad aste e all’acquisizione di società soggette a procedure concorsuali. Tale società – si legge – è stata poi quella che il 27 luglio 1995 ha stipulato l’atto di compravendita del palazzo Rospigliosi dal notaio Mariconda. Attuale sede Coldiretti. Stando alla ricostruzione del vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta Antonino Caruso, “la Germina Campus comprò anche il Pino in Località La Storta, nella parte centrale della via Cassia, a Roma. Il rogito venne stipulato sempre dal notaio Mariconda il 5 dicembre 1995 per un prezzo di 2 miliardi e 700 milioni di lire per un terreno allora non edificabile. Poi diventato edificabile”.   (ilVelino/AGV)

(Edoardo Spera) 02 Febbraio 2012 12:04

 

www.cibusonline.net cibus@nuovaeditoriale.net

Torna su