Quote latte, quei dubbi mai risolti


Si continua a discutere sulla correttezza dei dati relativi alla produzione italiana. E si mette persino in dubbio che l’Italia abbia superato i limiti imposti dalla Ue. Ma tornare indietro è difficile

 

17 Maggio 2012 – Riportiamo interamente l’articolo di Angelo Gamberini pubblicato su Agronotizie il 17 maggio scorso, in quanto ne condividiamo  i contenuti e ne apprezziamo la limpida  sintesi. Un argomento, quello delle quote latte, ancora irrisolto e di cui poco se ne parla in questo periodo.

” Ma insomma, quante vacche ci sono in Italia? E soprattutto, quanto latte producono? Domande che conducono subito ad un altro interrogativo. Abbiamo prodotto più latte rispetto ai vincoli che ci ha imposto la Ue oppure no? E, dunque, le multe che gli allevatori hanno pagato e che ancora stanno pagando, sono dovute? Se questi sono ancora i dubbi che tormentano il settore dopo venti e più anni di applicazione delle quote latte in Italia c’è davvero da indignarsi. Roba da portare le vacche in piazza e non toglierle di lì, se solo si potesse, sino al 2015, quando le quote smetteranno di esistere. Ma gli allevatori, si sa, quando anche protestano lo fanno “sotto voce”. Le bombe al letame di Vancimuglio e l’assalto a Linate degli anni 90 sono l’eccezione che conferma la regola. Eppure siamo daccapo con il dubbio che i conti del latte in Italia siano tutti sbagliati. Le incongruità segnalate due anni fa dai Carabinieri del Mipaaf in merito ai “numeri” di Agea, del Sian e dell’Anagrafe bovina, prima sconfessate dallo stesso Mipaaf, sono tornate alla ribalta. Ne ha parlato Agronotizie a fine aprile, inutile ricostruire la vicenda per l’ennesima volta. Ma l’argomento quote è finito al centro di un servizio giornalistico di Report, la trasmissione firmata da Milena Gabanelli, andato in onda il 6 maggio. Di incongruenze e dubbi, sempre ben documentati, anche se esposti in modo frettoloso (come impongono i tempi televisivi), la trasmissione ne ha messi in luce molti. Dal latte di Yak (ruminante tibetano che si alleva però per la carne), al tourbillon di incarichi e poltrone ai vertici degli organismi di controllo, per giungere alle stalle vuote, ma che producono latte come se fossero piene. Forse solo errori o casi che hanno alle spalle legittime spiegazioni. Ma che alimentano i dubbi.

Rigore e commissioni

Due anni fa, l’allora ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, fece sapere che le risultanze dell’indagine dei Carabinieri non mettevano in discussione la correttezza della applicazione delle quote latte nel nostro Paese. E i dubbi rientrarono. Ora quei dubbi tornano. E la Cia, per voce del suo presidente Giuseppe Politi, affida ad un comunicato la sua richiesta di una commissione (un’altra?) per fare chiarezza. Basta, per favore. Di commissioni per contare le vacche italiane ne abbiamo avute sin troppe e i risultati sono quelli che vediamo. E a poco serve, come ha fatto Confagricoltura, ribadire per l’ennesima volta che per le quote occorre rispettare la legge. Un appello che ripete anche la Corte dei Conti che invita ad applicare una politica di rigore e di rispetto delle regole. Regole che peraltro la maggioranza degli allevatori ha seguito, investendo capitali per acquistare quote. Sono pochi gli allevatori, come dimostrano le sentenze di condanna dei Tribunali,  che hanno scelto di porsi al di fuori della legge.  E senza i tanti dubbi che hanno accompagnato l’applicazione delle norme sin dall’inizio, gli allevatori alle prese con multe e contenziosi sarebbero assai meno di quelli che ancora si contano. E oggi, chi nelle regole ha creduto, teme che al danno si aggiunga la beffa, quella di aver pagato multe non dovute o di aver comprato inutilmente quote. Un dubbio che forse nessuno scioglierà mai in modo definitivo.”

(tratto da Agronotizie a firma di Angelo Gamberini)

Lamberto Colla

 

 

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