Editoriale. “Gioco, ergo sum!” – Tra etica, PIL e crescita.

Parma, 30  giugno 2012

L’industria del “gioco” non risente della crisi. Un settore  con indicatori di crescita a due cifre. Innovazione nei giochi, aziende in espansione continua, comunicazione effciente e crescita del payout (ritorno delle vincite) sono i fattori determinanti il successo. E’ quanto emerge dal report sul gioco, realizzato da Censis, “Gioco, ergo sum” che analizza il settore gioco e le dinamiche ad esso collegate.

“Sono trascorsi due anni ma il quadro di riferimento è rimasto assolutamente immutato. La crescita dei volumi di giocato – nel 2011 si sono giocati 76,6 miliardi di euro contro i 60,9 del 2010 (+25,7%) – sospinta in alto anche dall’incremento della quota di payout (passata dal 72,1% al 77,0%), ha continuato a macinare incrementi a due cifre. Il mercato non ha conosciuto alcuna flessione negli ultimi 36 mesi, forse solo arbitraggi tra prodotti diversi, il segmento skill si è arricchito di nuovi prodotti di immediato successo, anche il comparto luck ha innovato la propria gamma d’offerta con l’introduzione di nuovi giochi.

L’andamento del mercato dei giochi degli ultimi anni evidenzia essenzialmente tre elementi che ne hanno caratterizzato il percorso: il processo di regolamentazione degli apparecchi elettronici, che ha determinato l’emersione di sacche consistenti di illegalità; la prorompente innovazione dei prodotti e delle piattaforme che, se da un lato ha provocato un approccio “multidiscplinare” al gioco, dall’altra ha favorito una targettizzazione del consumatore, sia in termini di profilo socio-culturale (maggiore/minore alfabetizazzione telematica), sia in ambito “antropologico”, dove prevale una fruizione ancorata alla tangibilità e alla immediatezza del risultato, come nel caso delle slot e delle lotterie istantanee. Infine, ma non meno significativo, l’incremento della quota restituita agli scommettitori (payout) che ha favorito la crescita dei volumi di gioco e quindi del “rigioco”.”

Numeri assoluti e trend di crescita veramente impressionanti. Prendendo in esame il settore, alla pari di altri del mondo economico dell’industria e dei servizi, i numeri sono assolutamente straordinari. Ma dal punto di vista sociale ed etico non credo sia altrettanto esaltante il quadro che ne esce.

Giustamente, gli operatori, cercano di portare l’acqua al loro mulino esitando i numeri a loro favore come:  l’incremento di unità occupate, con LAVORO anche qualificato, maggiori entrate per l’ERARIO (9 miliardi pari a 1/3 della spesa per la sicurezza e l’ordine pubblico e pari a quanto le amministrazioni locali spendono per l’ambiente) e una discreta dose di contrasto alla malavita organizzata.

” Negli anni della crisi (dal 2008 al 2010), commenta Giuseppe Roma presidente di Censis Servizi,  gli occupati nel settore del gioco sono cresciuti di circa un terzo, raggiungendo le 20.000 unità, in totale controtendenza con l’andamento occupazionale italiano. La domanda di gioco dà, quindi, luogo a molteplici attività a elevata qualificazione: tecnologie e sistemi di rete, management di sistemi complessi, marketing, design e invenzione di nuovi prodotti, costruzione di macchine elettroniche, fino alla rete distributiva, la gestione di spazi dedicati, l’integrazione all’economia dei tabaccai, bar, edicole. Una filiera in espansione che fa crescere Pil, occupazione ed entrate erariali.”

In tempo di recessione economica, di perdita di lavoro diffuso e di mortificazione delle speranze, incrementare le illusioni di “facili guadagni” non credo sia un atteggiamento responsabile.

Il rischio di contribuire ad  aumentare il tasso di “gioco convulsivo” è assai reale e, seppure sia aumentata la quota di ritorno ai giocatori per effetto dell’introduzione di nuovi giochi di abilità (skill) e di fortuna (luck) il rischio di indurre alla perdita di consapevolezza del “gioco in quanto intrattenimento”  a favore del “gioco per il guadagno” è molto elevato.

Non mi viene in mente la cura ma certamente non sono d’accordo sulla forte attenzione comunicativa che i vari “media” stanno destinando ai giochi sia in termini di frequenza dei passaggi sia in termini di qualità dei  “messaggi”.  La morbosa attenzione riservata al  bello, al successo e al lusso non possono, oggi più di ieri, essere dei punti di riferimento assoluti.

Ritengo sia indispensabile depotenziare ogni visione che accrediti il gioco come rischio calcolato per raggiungere facili guadagni ma riportare il gioco alla dimensione di intrattenimento e di ingegno riducendo la quota destinata alla fortuna e soprattutto alla eccessiva facilità di accesso al gioco stesso.

Meglio intervenire subito prima che sia troppo tardi.

di Lamberto Colla

 

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