Scenario 2013: crescita globale moderata, all’insegna di una maggiore propensione al rischio

Lo scenario 2013 manterrà grande continuità con il 2012: tassi di crescita moderati, orientamento restrittivo delle politiche fiscali e fortemente espansivo di quelle monetarie, pressioni inflazionistiche generalmente trascurabili. Nell’Eurozona, occorrerà tempo perché i progressi nella gestione della crisi del debito si traducano in ripresa economica. Le principali novità potrebbero arrivare dall’Estremo Oriente, dove il cambio di governo in Giappone condurrà all’adozione di politiche economiche aggressive. Nel complesso, ci attendiamo maggiore propensione al rischio.

La scansione annuale delle proiezioni macroeconomiche spesso introduce cesure arbitrarie nel continuo dello scenario, distraendo l’attenzione dai veri elementi di discontinuità, che spesso si verificano durante l’anno. Il passaggio fra 2012 e 2013 non fa eccezione, anche se questa volta alcuni eventi di rilevanza sistemica (le elezioni politiche giapponesi, ad esempio) sono effettivamente collocati intorno al cambio di calendario. Nel complesso, ci attendiamo che l’evoluzione economica dei prossimi trimestri presenti forti elementi in comune con gli ultimi mesi del 2012, inclusa una cauta ripresa della propensione al rischio.

Iniziamo dal contesto geopolitico. Un elemento di continuità (la rielezione di Obama a presidente degli Stati Uniti) dovrebbe favorire negli Stati Uniti uno scenario di graduale restrizione fiscale, senza strappi e clamorosi cambi di strategia; inoltre, ci pare anche meno probabile che gli Stati Uniti tornino ad essere un fattore di instabilità per lo scenario globale, come in passato, invece, è accaduto piuttosto frequentemente con le amministrazioni repubblicane. Sullo sfondo, persistono fattori potenziali di crisi (Iran, Corea del Nord, rivoluzioni sociali nel Medio Oriente arabo) dal potenziale destabilizzante, ma ad esse gli investitori sono ormai assuefatti e sarà necessaria una escalation esplosiva per far aumentare l’avversione al rischio.

Fra gli elementi di discontinuità, uno deve considerarsi inequivocabilmente positivo: la svolta nella gestione della crisi finanziaria dell’Eurozona, che sta conducendo a una ripresa del clima di fiducia fra gli investitori. Il cambiamento è partito nel giugno 2012, con l’impegno politico a incrementare l’integrazione economica; tuttavia, è stato soltanto con l’annuncio del programma OMT da parte della BCE (agosto-settembre 2012), il lancio del Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stabilisation mechanism, ESM, 8 ottobre), l’accordo sull’avvio dell’unione bancaria (11 dicembre) e l’avvio di un processo di ristrutturazione del debito greco verso organismi ufficiali (nella prima metà di dicembre) che la strategia di gestione della crisi ha compiuto un vero salto di qualità. Ovviamente, lo scenario dell’Eurozona rimane complesso: oltre ai rischi connessi alle elezioni politiche in Italia (febbraio 2013), dobbiamo ricordare la difficoltà per la Spagna di realizzare il risanamento dei conti pubblici in un contesto di riduzione della leva finanziaria e di recessione nel settore privato, e i crescenti ostacoli al rispetto degli obiettivi fiscali che incontra il Portogallo. Tuttavia, il nuovo orientamento della Germania e la potenziale mobilitazione del bilancio della Banca centrale hanno fortemente ridimensionato la probabilità di scenari estremi, evidenziando già i primi importanti benefici, nella forma di un parziale ripristino dei flussi di capitale fra i paesi dell’Eurozona e di un netto ridimensionamento dei premi per il rischio. Questi due processi, se confermati, possono ridurre il divario fra le condizioni del credito di centro e periferia, migliorando la trasmissione degli impulsi di politica monetaria e favorendo nel tempo la ripresa economica.

(Fonte Banca Intesa – scenario macroeconomico)

Torna su