LA STORIA INFINITA DELLE “QUOTE LATTE”

Con il blitz della guardia di finanza nelle sedi milanese e torinese della Lega Nord ritornano alla ribalta le famigerate “quote latte”. I più grandi avversari delle “quote” furono proprio i “leghisti” organizzati nel loro sindacato “COBAS del Latte” i quali, sostenuti dall’idea che all’Italia fosse stato assegnato un quantitativo inferiore alla reale produzione, decisero di intraprendere una lotta all’ultimo “latte” e molti di loro, addirittura, cedettero le loro “quote di produzione” e, attraverso meccanismi sempre più sofisticati, proseguirono le produzioni, ricorrendo nel frattempo, presso i tribunali ordinari e i TAR al fine di scongiurare il pagamento dei “prelievi supplementari” a loro contestati.

– Il meccanismo – 

Il regime delle quote latte, istituito dalla U.E. nel 1984, tende ad equilibrare la produzione europea di latte bovino. Consiste essenzialmente nell’assegnazione a ciascun Stato membro di un quantitativo nazionale garantito, suddiviso in quota consegne (latte conferito a primi acquirenti cioè caseifici o latterie) e in quota vendite dirette (latte o prodotti trasformati venduti direttamente dal produttore al consumatore).

Il quantitativo nazionale garantito viene ripartito tra tutti gli allevatori, che possono pertanto produrre la quantità loro assegnata senza incorrere nel “prelievo supplementare” che ammonta a € 27,83/quintale.

– LA PRIMA MORATORIA:  6.000 MILIARDI DI LIRE –

Nel 1992 l’amministrazione italiana fu costretta ad approvare una normativa specifica la famosa legge 468/92, che in ossequio ai nuovi principi comunitari prevedeva l’attribuzione dei quantitativi di riferimento individuati nel frattempo nelle produzioni realizzate nei periodi 1988/89 e 1991/92 direttamente alle singole stalle. La Comunità contestando i dati produttivi comunicati dall’amministrazione avviò un contenzioso per richiedere il pagamento di un prelievo complessivamente stimato in circa 6.000 miliardi di vecchie lire (pagate dallo Stato, quindi da tutti! ndr.)

– LA STRETTA DI ALEMANNO DEL 2003 – 

 Dopo l’introduzione della possibilità di rateizzazione (L. 119/2003) in 14 anni e fortemente voluta dall’allora ministro Gianni Alemanno, gli “splafonatori” recidivi rimasero solo – mi sembra di ricordare – 650 sugli oltre 30.000 iniziali. Una percentuale inferiore al 2% della popolazione allevatoriale.

CONCLUSIONI –

Dopo 3 anni, secondo Coldiretti, quest’anno il rischio è di superare il tetto con  un plus 150 mila tonnellate, che si tradurrebbe in un prelievo nazionale pari a 40 milioni di euro. Nel frattempo rimane ancora in sospeso un valore arretrato di 1,925 miliardi di euro.

Non sarebbe il caso di metterci mano definitivamente?

 Lamberto Colla

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