Legambiente: Fertilizzanti in agricoltura, l’Italia viola il diritto comunitario in materia di inquinamento delle acque. Biodiversità.

Fertilizzanti in agricoltura, l’Italia viola il diritto comunitario in materia di inquinamento delle acque 

Inquinamento Acque

Nella legge di conversione del Decreto Sviluppo (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre) un articolo azzera per un anno intero l’attuazione di una fondamentale direttiva europea, la ‘direttiva nitrati’ del 1991, che stabilisce limiti all’impiego di fertilizzanti azotati in agricoltura per impedire che vengano inquinati fiumi e laghi. Un articolo a dir poco sovversivo nei confronti del diritto comunitario, frutto di un emendamento presentato in extremis dall’onorevole Enzo Ghigo.

Per questo, con una denuncia inviata a Bruxelles, chiediamo l’immediata attivazione dei poteri della Commissione europea per ripristinare la certezza del diritto comunitario nel nostro Paese.

L`Italia, dopo aver faticosamente chiuso con la CE una procedura di infrazione aperta per ritardi e lacune nell`applicazione della direttiva nitrati, era riuscita ad ottenere una deroga al limite di applicazione di azoto per le zone vulnerabili grazie all`adozione di stringenti Piano di Azione da parte delle Regioni del bacino padano. La deroga, approvata in G.U. UE nel novembre 2011 e vigente dal 01/01/2012 al 31/12/2015 consentiva, sotto determinate condizioni (presenza di prati stabili e colture di coperture) la possibilità di spandere in area vulnerabile fino a 250 kg/N/ha contro il limite dei 170. Con l’azzeramento della “direttiva nitrati”, il rischio è che la deroga concessa dalla Comunità Europea venga ritirata, poichè viene meno il rispetto della stessa norma a cui si applicava. Anni di lavoro e di impegno da parte delle Regioni vanificati in due righe.

Non esitiamo a definire grave e irresponsabile questo testo perché l’attuazione della direttiva nitrati richiede investimenti fondamentali per il risanamento delle acque superficiali e dei bacini marini del nostro Paese. E perché aprire un simile conflitto con le norme comunitarie significa vanificare gli investimenti fatti da migliaia di imprenditori agricoli onesti, e esporre la nostra agricoltura al rischio di un severo taglio delle misure di sostegno comunitario, vincolato al fondamentale rispetto delle norme in materia di tutela ambientale.
Fonte Legambiente 7 gennaio 2013

Emanata dal Ministero dell’Ambiente la prima direttiva per la conservazione della biodiversità nei parchi nazionali

Biodiversità Parchi

 L’aspettavamo da 20 anni! La direttiva emanata dal Ministero dell’Ambiente rappresenta un fatto importante per il futuro delle aree protette italiane, poiché per la prima volta viene delineato un percorso chiaro per posizionare i Parchi nazionali al centro della strategia nazionale per la conservazione della natura. Un deciso cambio di passo per un Ministero che negli anni passati aveva troppo spesso lasciato al suo destino il sistema di aree protette e poco l’aveva valorizzato anche a livello internazionale.

Con questo primo e significativo atto, il Ministero copre un  vuoto che ha visto i Parchi operare in importanti azioni per la conservazione della natura senza un adeguato accompagnamento istituzionale, senza un confronto sulle scelte da attuare, con inevitabili sprechi di risorse pubbliche, o peggio, sottovalutando interventi al contrario necessari per salvare specie e habitat a rischio di estinzione.

Apprezziamo, inoltre, il richiamo al metodo di condivisione sulle scelte contenute nella direttiva, e siamo sicuri che la gran parte dei Parchi saranno in grado di rispondere nei termini stabiliti alla sollecitazione del Ministero di presentare proposte unitarie e di sistema soprattutto per la conservazioni di specie prioritarie come l’orso, il lupo ed il camoscio nell’Appennino, o per la conservazione di habitat prioritari per promuovere la gestione forestale sostenibile nelle aree protette.

Auspichiamo, infine, che a questa prima direttiva segua un analogo indirizzo per le aree marine protette per la conservazione della biodiversità marina e la tutela di specie come le tartarughe marine, e un accordo strategico con le Regioni per definire un comune lavoro per la conservazione della natura attraverso il rilancio delle politiche di sistema, attraverso una forte integrazione tra le aree protette regionali e nazionali, quelle della rete Natura 2000 nell’ottica di realizzare nel nostro Paese la rete ecologica nazionale.

Fonte Legambiente 29 dicembre 2012

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