… e se i funerali fossero stati di un ex militante di destra?

Difficile, sarebbe stato, immaginare nel 2013 una cerimonia così anacronistica e, per certi versi pericolosa, quale è quella alla quale abbiamo assistito lo scorso 19 gennaio.  Sotto una fitta neve oltre un migliaio di “amici”, simpatizzanti e nostalgici della lotta armata si sono dati convegno alle esequie di Prospero Gallinari in quel di Goviolo alle porte di Reggio Emilia. 

La bara coperta dalla bandiera rossa con falce e martello e stella a cinque punte –  ma non quella delle Brigate Rosse iscritta in un cerchio – poco sotto i simboli della lotta palestinese, appoggiati ai piedi del feretro. E garofani rossi, accanto a qualche rosa.

  • Ieri e oggi: nessuno assente –

Erano presenti proprio tutti i “vecchi compagni della lotta armata” e, quelli assenti, sono pure stati ricordati quasi per giustificarne l’assenza. Certo qualcuno era in precarie condizioni di salute mentre altri  sono stati costretti per le misure cautelari dettate dalle misure alternative al carcere come Mario Moretti, Giovanni Alimonti, Nicola Pellecchia, Sandro Padula, Paolo Persichetti e Silvia Baraldini, l’attivista condannata nel 1983 da una corte statunitense – ed estradata in Italia nel 1999 – per associazione sovversiva nonostante si sia sempre proclamata innocente.  Tra i nomi noti presenti c’erano Renato Curcio, Piero Bertolazzi, Bruno Seghetti, Barbara Balzerani, Raffaele Fiore, Angela Vai, Francesco Piccioni e il reggiano Tonino Paroli. Ma ecco che spuntarono anche simboli molto attuali come i “NO TAV” e “NO MUOS” e altre sigle legate a centri sociali e associazioni antifasciste. Tutto il pre e il post sessantotto erano presenti o in qualche modo rappresentati.

Pure dall’estero messaggi di cordoglio.  E’ l’avvocato di Gallinari, Vainer Burani, a informare  dei messaggi giunti, come ad esempio quello proveniente  dal Salvador è firmato da Mauricio El Solido, nome di battaglia di uno dei leader guerriglieri di quel Paese.

– L’ “internazionale per tutti” – 

Per non farsi mancare nulla e in ossequio anche di altri militanti morti nei decenni della lotta armata è stata fischiettata l’Internazionale comunemente riconosciuta come l’“inno” della “socialismo rivoluzionario”.

– conclusione – 

 Pericolosissima rappresentazione che, salvo qualche indignazione formale, non ha ricevuto la condanna che, a mio parere, meritava.

Una occasione d’incontro non solo di nostalgici ma, purtroppo, anche di  “movimenti” in “fibrillazione” e ad alta energia di attivazione. In un clima di tensione sociale, quale è quello attuale, la mancata forte opposizione delle istituzioni e di tutti i politici potrebbe essere interpretata, da qualcuno, come una autorizzazione a un nuovo periodo di “lotta armata”. Se una “sceneggiata” simile fosse andata in onda per  un ex “militante di destra” credo che in molti si sarebbero scandalizzati e alimentato tensioni di piazza e magari avrebbero, addirittura, chiesto le dimissioni del Prefetto e del Ministro dell’Interno. Si sarebbero accesi dibattiti su dibattiti, sarebbe stata  strumentalizzata la campagna elettorale e non escluderei nemmeno qualche tafferuglio di piazza. Una brutta pagina della nostra storia che offende tutti e soprattutto la memoria di quelle decine di morti innocenti, per lo più sconosciute,  vittime di quel periodo di follia “rosso-nera” che non possiamo permetterne il ritorno.

 Lamberto Colla

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