COLDIRETTI: IL PREZZO PROPOSTO PER IL POMODORO E’ UNA PRESA IN GIRO

“Siamo profondamente amareggiati per l’incontro con gli industriali finalizzato a stabilire un prezzo del pomodoro per la prossima campagna. Non abbiamo più tempo da perdere e non accettiamo una proposta ad un prezzo così scandaloso; oltre il 10% in meno rispetto lo scorso anno. A queste condizioni inviteremo i nostri associati ad orientarsi verso altre colture”. Così il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi commenta l’incontro dei giorni scorsi con gli industriali.

“Non stiamo chiedendo l’elemosina, prosegue Bisi e non accettiamo queste proposte, che definirei indecenti. In ogni caso i nostri imprenditori stanno già riflettendo sulla convenienza di fare ancora pomodoro, tant’è che le principali aziende florovivaistiche che forniscono le piantine non hanno ancora ricevuto ordini per i prossimi trapianti. Ciò significa che si stanno facendo attente valutazioni sull’opportunità economica di questa coltura. Penso che la proposta uscita dagli industriali sia la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Non possiamo più continuare a produrre in perdita. Negli anni scorsi non sono stati coperti i costi di produzione, perché non solo il prezzo era basso, ma la scaletta qualitativa è sempre stata peggiorativa; o meglio viene applicata in modo differente in base alle situazioni e agli interessi. Noi imprenditori agricoli non abbiamo nessun problema a smettere di fare pomodoro; ma evidentemente il sistema Piacenza non si sta rendendo conto che il rischio concreto è di arrivare in poco tempo allo sgretolamento definitivo di una delle più importanti filiere produttive del territorio; certo poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità di fronte a posti di lavoro che verranno a mancare e all’indotto che non ci sarà più”.

“Nessuno provi, però, ad attribuire la colpa di tutto ciò ai produttori, che da troppo tempo, ribadisce il presidente di Coldiretti Piacenza, stanno ottenendo una remunerazione inadeguata, mettendo continuamente in difficoltà le capacità finanziarie delle stesse aziende.

Ma qui, purtroppo, non è soltanto a rischio una coltura dell’agricoltura piacentina, ma la salute dei consumatori che forse saranno costretti a sostituire l’ingrediente principe della dieta mediterranea con pomodoro proveniente da chissà quale parte del mondo”.

“Durante l’anno, conferma Bisi, si sentono tante belle parole da parte degli attori della filiera: l’esigenza di lavorare in sinergia, l’importanza di valorizzare il prodotto locale, la qualità e la distintività; il ruolo fondamentale del distretto…. ma è in questi momenti che si dimostra la volontà di far crescere effettivamente la filiera. I produttori non possono mandare avanti le aziende con le parole.”

“Siamo stanchi, continua Bisi, di essere l’anello della filiera che sopporta le perdite. Il valore del pomodoro all’interno della confezione rappresenta circa il 7%, ma è l’unico fattore sul quale ogni anno ci si scontra. I contenitori, il packaging, la pubblicità, il diritto di scaffale, invece, sono tutte componenti  che aumentano continuamente. A questo punto se la considerazione del pomodoro è questa, evidentemente tanto vale che gli industriali si rivolgano all’estero, per il prodotto. Per tale motivo invitiamo i produttori a orientarsi verso altre colture. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni, a causa di un perdurare di accordi non vantaggiosi per il settore primario,   abbiamo perso nella nostra provincia circa 5000 ettari di pomodoro”.

“Per fare un esempio molto semplice, rispetto al prezzo e al valore del cibo anche in un periodo di crisi, dove gli italiani stanno sempre più attenti alla spesa per l’alimentazione, sottolinea Bisi: una bottiglia di passata di pomodoro viene pagata da 50 cent a 1 euro, 1 kg di pasta da 90 cent a 2,50 euro. Significa che al massimo con 4 euro una famiglia di 4 persone fa un pasto completo. Ma di questi 4 euro quanti ne finiscono in tasca di noi agricoltori?”

“Vorrei però un ulteriore chiarimento, domanda Bisi. Dove sono finiti tutti i buoni propositi di filiera che si era proposto il distretto? Evidentemente ancora una volta l’industria preferisce comprimere i redditi agli agricoltori, piuttosto che aggredire mercati più adeguati e competitivi o cercare di essere più efficiente. Nell’ottica di una collaborazione e sinergia, noi siamo assolutamente disponibili a riprendere il dialogo con tutti gli attori della filiera per portare avanti iniziative comuni e valutare nuovi scenari di mercato.”

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