Quote Latte: un po’ di chiarezza

di Virgilio

Parma 6 Febbraio 2013 –

In questi ultimi giorni, a seguito soprattutto delle perquisizioni della guardia di finanza nelle sedi lombarde e piemontesi della Lega Nord, si sono succedute diverse e inesatte considerazioni giornalistiche al riguardo.  Alcune, molto probabilmente, utili a insinuare maggiori responsabilità alla Lega di quante, effettivamente, gliene possano attribuire.

Alcuni, sostenendo che le “quote latte” sono costate allo Stato e perciò alla comunità 4,5 miliardi, più che raddoppiano il costo reale. Non che sia di poco conto ma, per dovere di verità, dobbiamo correggere gli estensori dei suddetti articoli.

Infatti, l’Italia si assommò le multe per circa 1,8 miliardi di euro o meglio, post che era il 1996, 3.500 miliardi di lire circa. Questo, dopo un lungo negoziato con la Comunita Europea che, in deroga ai regolamenti, concesse allo stato membro di “sostituirsi” alle responabilità individuali degli allevatori (i veri e unici soggetti destinatari delle multe).

Fu una sorta di “sanatoria” che la Comunità Europea ordinò all’Italia. Italia che dall’83 al 95 applicò il regime delle quote latte, unica in europa, in un modo molto personalizzato. Attraverso le associazioni di produttori che a loro volta aderivano ad associazioni di secondo grado che infine confluivano in un “bacino latte” nazionale, attraverso complessi meccanismi, compensavano gli splafonamenti di alcuni con le minori produzioni o dismissioni produttive di altri al fine di non pagare le multe. Purtroppo il giochino ad un certo punto salta e le “mute” accumulate e non più facilmente addebitabili ai singoli produttori vennero pagate dallo Stato quindi dai contribuenti italiani. Da quel giorno, finalmente, le “multe” divennero, anche per gli allevatori italici, personali. E da qui parte il secondo decennio del regime di quote, quello che vede la nascita dei COBAS latte i quali vennero, quasi da subito, assecondati dalla Lega Nord.

Tutto l’importo di multe accumulato da quel giorno ad oggi è addebitabile al singolo allevatore e mai e per nessuna ragione sarà a carico dello Stato. Dal 2003, grazie a un intervento del Ministro all’agricoltura Gianni Alemanno, la maggior parte degli allevatori “multati” ebbero l’occasione – sempre autorizzata dalla UE – di rateizzare in 14 anni l’importo accumulato.

A quell’inaspettato salvagente, però, non si aggrapparono gli irriducibili dei COBAS Latte sui quali ancora pende la “spada di Damocle” sempre che quelle imprese ancora esistano. Ma questa è un’altra storia.

In conclusione e riassumendo, allo stato è costato solo 1,8 milioni di euro l’annosa vicenda delle quote latte, l’importo integrativo per raggiungere quota 4,5 miliardi è invece assegnato individualmente e in buona parte congelato dai vari ricorsi ai tribunali amministrativi e ordinari.

Certo, comunque,  allo Stato Italiano la vicenda è comunque costato in termini economici e anche la “faccia”.

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