9 maggio, Festa dell’Europa

di Lamberto Colla – –

Parma 09 Maggio 2013 – –

L’attualità del discorso di Robert Shuman del 1950.

L’Europa di oggi, molto probabilmente, non è quella che i suoi cittadini si attendevano. Non si può nemmeno negare il montante euroscetticismo strisciante che attraversa tutte le nazioni che ebbero a balia questa confederazione di nazioni incompiuta.

Questi ultimi anni , in cui la crisi finanziaria l’ha fatta da padrona, hanno dato vigore e riportato a galla  le differenze interne alla UE e i vari “nazionalismi”, peraltro spesso malcelati, dei governi.

L’europa di oggi appare più una sovrastruttura burocratica e orientata agli equilibri monetari piuttosto che una vera e propria confederazione capace di esprime un proprio e distintivo indirizzo politico.

Oggi, 9 maggio, ricorre la “Festa dell’Europa”. Una ricorrenza che anno dopo anno trascorre sempre più sotto tono.

 Sarebbe invece il caso di ravvivare il concetto d’unione e su questo concetto riaccendere le speranze di questo angolo di mondo che è l’europa.

Bisognerebbe tornare ai concetti iniziali che stimolarono l’idea d’unificazione. Bisognerebbe ricordare,  alle nuove generazioni, che l’idea di una nazione unica sorse, a metà degli anni ’50 sulle macerie di due guerre e di diversi milioni di morti.

Ecco perchè, è mia opinione personale, l’Europa deve tornare a sognare. Il suo governo  deve tornare a proporre programmi comuni di lungo periodo per trascinare ogni singola nazione verso una nuova e rinvigorita progettualità.

Affinché tornino rinnovati stimoli, non credo valga la pena attendere un’altra guerra..

Al contrario vale la pena ricordare i tre punti fondamentali dell’intervento di Lisbona del 9 maggio 1950 in cui l’allora ministro degli esteri francese, Robert Shuman, motivava la necessità di progettare un percorso d’unificazione.

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.”

Da quel momento tutto si mise in moto. Prima fu la CECA (Comunità Europea dell’Acciaio e del Carbone) per ultimo l’unificazione monetaria, l’EURO.

Molto c’é da fare e altrettanto da rifare. L’importante è crederci e sognare ancora.

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