Lattiero: primo trimestre 2013

  • virgilio 22/05/2013 –

Prima di entrare nel merito e nell’analisi dello stato dell’arte del settore, vale la pena di anticipare il “sentiment” e la probabile evoluzione del mercato per il 2013 e oltre.

 In occasione dell’indagine congiunturale relativa al primo trimestre dell’anno, le imprese del Panel Ismea sono state invitate a rispondere ad alcune domande di approfondimento finalizzate a cogliere l’evoluzione dell’offerta dell’industria nel corso del 2013. In particolare, alle aziende è stato chiesto se nel corso dell’anno appena iniziato prevedono di apportare delle variazioni al piano di produzione e alla manodopera occupata e se, inoltre, pensano di realizzare investimenti per innovazioni di prodotto e di processo. E’ stato, infine, chiesto quali dinamiche prevedono per i prezzi delle materie prime e dei semilavorati agricoli, allo scopo di verificare se eventuali pronostici di rincari o ribassi possano avere ripercussioni sulle scelte aziendali.

I risultati hanno messo in evidenza uno scenario peggiore rispetto a quello delineato con l’indagine dello scorso anno. Tre imprese su quattro che operano nel settore lattiero-caseario (circa il 76%) hanno dichiarato che nel 2013 manterranno invariato il proprio piano di produzione, non apportando contemporaneamente sostanziali variazioni al livello di manodopera occupata.

Una prudenza degli operatori certamente determinata dall’incertezza economica e dalla debolezza della domanda interna  ma anche dagli alti costi dei semilavorati agricoli.

Il 2013, secondo i dati rilevati dall’ISMEA, si è aperto con una consistente scarsità di offerta a livello mondiale. Ad eccezione della Nuova Zelanda, dove la produzione  si è mantenuta al di sopra dei livelli della campagna precedente. Le ragioni di tali cali produttivi sono prevalentemente da imputare alle sfavorevoli condizioni climatiche siccità in Australia e siccità associata a forti precipitazioni, tanto da inasprire i prezzi dei mangimi, in tutta l’america latina e in particolare in Argentina.

Per quanto riguarda gli scambi, la rilevazione ismea, conferma che nonostante il difficile contesto economico e la stretta dell’offerta che ha spinto verso l’alto i prezzi delle commodity, la domanda mondiale di prodotti lattiero caseari resta sostenuta. In particolare, nel 2012 l’equilibrio del mercato globale è stato fortemente influenzato dalla domanda cinese: la Cina ha importato elevati quantitativi di latte intero in polvere (+27% rispetto al 2011), latte scremato in polvere (+29%), siero in polvere (+10%) e burro (+35%); inoltre, pur rappresentando una quota ancora relativamente contenuta, stanno crescendo a ritmi sostenuti gli acquisti di altri prodotti caseari come i formaggi, il latte in forma liquida, i latti fermentati e yogurt. I paesi oceanici hanno particolarmente beneficiato di questo trend – soprattutto la Nuova Zelanda che è il primo fornitore del mercato cinese -, ma anche gli USA, limitatamente a siero e formaggi.

Il mercato mondiale dei formaggi, anche nel 2012, è stato presidiato dall’UE, che complessivamente ha esportato quasi 780 mila tonnellate, registrando un incremento del 14% rispetto all’anno precedente soprattutto grazie alla ripresa delle vendite in Russia (+19%). Anche Nuova Zelanda e Stati Uniti, in corsa per la seconda posizione a livello mondiale in termini quota in volume, hanno significativamente aumentato le proprie esportazioni, sia rispetto a mercati di sbocco tradizionali sia rispetto a destinazioni emergenti.

Per quanto riguarda l’Italia, il primo aprile è iniziata la penultima campagna lattiera prima della conclusione del regime delle quote latte, l’avvio è avvenuto all’insegna dell’incertezza in merito alla negoziazione del prezzo del latte alla stalla, riflettendo anche su questo comparto produttivo la complessità della situazione economica nazionale. Le principali produzioni casearie sono in contrazione per la riduzione complessiva dei consumi. l risvolto positivo è ancora una volta rappresentato dall’export: nonostante i venti di crisi, il grande appeal dei formaggi italiani all’estero

Il 2013 si è aperto in negativo per la produzione dei principali formaggi a denominazione, in prosecuzione con la tendenza evidenziata nella seconda metà dello scorso anno. In dettaglio, in base ai dati diffusi dai Consorzi di Tutela, nei primi tre mesi del 2013 il numero di forme di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano è diminuito rispettivamente del 2,1% e del 4,5%. In flessione anche la produzione di Gorgonzola (- 4,7%) e di Asiago, che in media per le tipologie D’Allevo e Pressato ha fatto registrare un -9,4% (da notare che il tipo D’Allevo rappresenta solo il 15% della produzione totale di Asiago).

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