Una volta erano i mini-assegni, domani l’EMIRO?

Una volta erano i mini-assegni, domani l’EMIRO?

 

di Lamberto Colla – Parma, 1 Giugno 2013—

Negli anni ’70 erano “gettoni telefonici”, biglietti d’autobus” , caramelle e mini-assegni ad essere scambiati come moneta, domani saranno gli EMIRO? 

Eravamo a metà degli anni ’70 e l’inflazione galoppava a due cifre superando anche soglia 25%. L’export tirava e la Germania si lamentava per le difficoltà d’esportazione nel nostro Paese, soprattutto di latte. Il petrolio era alle stelle e l’”austerity” imperava con le domeniche senz’auto e motorini; tutti a piedi.

Crisi e Austerità 

Le cause della crisi sono assolutamente diverse ma la risposta è una, l’austerità. Con l’unica eccezione che negli anni ’70 l’ausetrity fu obbligata anche al capo dello stato e a tutti i diplomatici.

La chiusura dello stretto di Suez in conseguenza della guerra arabo-israeliana determinò, tra il 1973 e il 1974, un’impennata dei prezzi petroliferi tale da obbligare i Paesi occidentali a misure d’austerità rigorosissime. Domeniche tutti appiedati, spegnimento delle illuminazioni pubbliche e  dei locali anticipate e tutti  a letto alle 23 poiché furono contingentate anche le ore delle trasmissioni televisive. In quegli anni, tra il 1968 e il 1973 le misure di politica agraria comune avevano generato un eccesso di produzione inimmaginabile e i consumi interni procedevano con crescite di 1/4 rispetto le crescite produttive. L’inflazione galoppava a due cifre e in Italia raggiunse anche il record del 25%. La Germania, grande produttrice di latte e sostenuta da un “marco” fortissimo faticava a esportare il latte nel Bel Paese e perciò furono imposti i Montanti Compensativi all’Italia che fu perciò obbligata a importare notevoli quantitativi di latte dalla Germania  avviando, di fatto, il problema delle “quote latte” che ebbe il suo culmine negli anni novanta i cui effetti ancora ricadono sulle nostre imprese zootecniche.

La banca centrale, pur di fronteggiare l’impennata inflazionistica, decise di non emettere altra moneta e, in men che non si dica, ecco sparire dalla circolazione gli spiccioli. Gli scambi rallentarono e la vita quotidiana stava diventando un inferno. D’apprima i gettoni telefonici poi furono i francobolli quindi i biglietti dell’autobus e infine persino le caramelle divennero vera e propria “moneta”. Fino a quando nel 1975 fece la sua comparsa il primo “mini-assegno” emesso dall’Istituto Bancario San Paolo. Un escamotage per bypassare la mancanza di moneta. Fu un successo e in breve quasi tutte le banche imitarono il San Paolo. L’utilizzo di queste “monete virtuali” cessò nel 1978 quando finalmente venne autorizzato il conio di nuova moneta.

Baratto 2.0 

Le ragioni della crisi sono immensamente diverse ma gli effetti sulla società molto simili. In particolare oggi le imprese soffrono di una profonda deficienza di liquidità tale da compromettere l’acquisto dei beni d’ordinario consumo. Ed ecco tornare, in forma ammodernata, l’idea di una “moneta complementare” all’euro.

Una sorta di baratto 2.0 , disciplinato e potenzialmente efficace già sperimentato in Sardegna con il circuito SARDEX che ha visto l’adesione di quasi 800 utenti.

Immaginate di vendere o acquistare beni e servizi in tutta l’Emilia Romagna senza l’uso dell’euro. Scambiando le merci grazie a un moneta elettronica locale che sostituisca i pagamenti in euro con prodotti dello stesso valore. Una sorta di baratto 2.0 che, in tempo di crisi, permetta alle aziende emiliane di “liberarsi” dall’incubo di pagamenti in ritardo, articoli invenduti, fornitori che scappano e interessi delle banche sempre più alti.

SARDEX e EMIRO – I crediti accumulati immediatamente monetizzabili.

Dell’efficacia di tale strumento ne è convinto anche  Manes Bernardini (Lega nord) che in un’interrogazione chiede alla Giunta regionale se intenda, tramite apposito progetto di legge, “introdurre la moneta complementare in Emilia-Romagna (Emiro  deriva da Emi = Emilia e RO= Romagna – ndr) e fornire alle imprese della nostra Regione un nuovo strumento utile ad affrontare la difficile crisi economica”.

“L’idea di fondo – sottolinea l’esponente del Carroccio – è semplice, quella di una banca virtuale in cui ogni azienda apre il suo conto corrente digitale (senza però pagare un solo euro di interessi): all’attivo ci sono i servizi forniti alle altre ditte, al passivo i beni acquistati da qualcun altro”.

“In un momento di crisi di liquidità – commenta ancora Bernardini – è fondamentale sfruttare la leva della moneta complementare sia per acquisire la clientela a scapito della concorrenza sia per trovare nuovi fornitori da cui acquistare senza utilizzare denaro. La novità consiste nella capacità di monetizzare in beni e servizi i crediti accumulati con le vendite”.

Il consigliere ricorda che nella vicina Lombardia il neo governatore ha rilanciato di recente l’ipotesi di una moneta complementare all’euro, per offrire un’alternativa concreta alla fame di liquidità delle imprese, alla scarsità di credito offerto dalle banche e alle turbolenze dei mercati finanziari. “Anche importanti associazioni di categoria dell’Emilia-Romagna, ad esempio Unindustria Bologna, – riferisce Bernardini –  hanno pensato ad una sorta di baratto che permetta alle aziende emiliane di ‘liberarsi’ dall’incubo di pagamenti in ritardo, articoli invenduti, fornitori che scappano e interessi delle banche sempre più alti”.

Conclusioni

La proposta, quindi, è apparentemente semplice. I crediti accumulati attraverso le vendite supplementari effettuate all’interno del circuito vanno a ridurre le spese correnti dell’ azienda e/o le spese personali. Più elevata è l’abilità dell’imprenditore ad affrontare le spese in crediti Sardex o EMIRO, più euro rimarranno nelle casse dell’azienda.