Vino, la scure dei dazi sul boom dell’export italiano in Cina

Vino, la scure dei dazi sul boom dell’export italiano in Cina

di Virgilio —

Roma, 27 Maggio 2013 – –

La spada di damocle dei dazi si abbatte sull’aumento record del 42 per cento nel primo bimestre delle esportazioni di vino italiano in Cina, dove si è registrato il più elevato tasso aumento del pianeta nei consumi che hanno raggiunto i 18 milioni di ettolitri, con il gigante asiatico che si classifica  al quinto posto tra i maggiori paesi bevitori.

E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della conclusione di Cantine Aperte nel sottolineare che il boom del vino è il frutto dell’aumento delle importazioni dell’8 per cento per un valore di 3,4 milioni di ettolitri nel 2012 ma soprattutto della produzione interna che la Cina ora intende tutelare con l’avvio di una indagine antidumping nei confronti del vino di provenienza europea che rappresenta il 58,7 per cento del totale delle importazioni nei primi due mesi del 2013, secondo il China Security Journal.

La decisione nascerebbe da una pressante richiesta dei produttori di vino cinesi che, attraverso la Chinese Alcoholic Drinks Association,  lamentano che i vini europei arrivano in Cina a prezzi molto bassi tramite sussidi continentali, andando ad inficiare il mercato del prodotto interno. La mossa cinese è considerata da molti una sorta di ritorsione nei confronti della decisione dell’Unione europea di indagare per misure antidumping, i produttori cinesi dei pannelli solari importati in Europa.

Si tratta in ogni caso di un duro colpo per la produzione vitivinicola europea che è costretta a fare i conti con consumi che sono cresciuti leggermente solo in Francia, sono stabili in Germania, Portogallo e Grecia mentre calano, oltre che in Italia, anche in Spagna di ben 60 milioni di litri in un anno.

Gli italiani dicono addio ad un bicchiere di vino su quattro con il crollo record  del 22 per cento in dieci anni dei consumi nazionali che sono scesi a minimo storico dall’Unità d’Italia ad appena 22,6 milioni di ettolitri, rispetto ai 29 milioni di ettolitri bevuti negli Stati Uniti e ai 30,3 milioni di ettolitri della Francia che detiene il primato mondiale.

E la situazione è destinata a peggiorare dal primo luglio, quando, se non interverranno modifiche, l’Imposta di valore aggiunto passerà dal  21 al 22 per cento su alcuni prodotti tra cui, appunto, il “nettare di bacco”. A salvare il bilancio del settore sono le esportazioni con l’Italia che detiene il primato a livello mondiale e ha fatto segnare un aumento del 15 per cento nel primo bimestre del 2013 dopo aver fato segnare il record di 4,7 miliardi nel 2012.

(Fonte Coldiretti)