Draghi non vuole andare in “rosso” e la CGIL “vede nero”

Draghi non vuole andare in “rosso” e la CGIL “vede nero”

di Lamberto Colla – Parma, 9 Giugno 2013—

 

Tra paradossi e contraddizioni della nostra politica, intanto, l’economia reale è sempre più debole. I consumi sono calati ancora del 3,9%, le banche nel 2012 hanno chiuso i rubinetti per 44 miliardi e se tutto va bene fra 63 anni saremo come nel 2007.

E’ difficile pensare positivo in uno scenario come quello che è rappresentato dalle cronache economiche di quest’ultima settimana. Partiamo dai dati più prossimi a noi comuni mortali. Numeri semplici che tutti possiamo comprendere. La vera notizia non è che, in generale, i consumi ad aprile siano calati per la 17esima settimana consecutiva, bensì che anche la spesa per l’elettronica abbia segnato negativo. Secondo le stime di Confcommercio il primo quadrimestre 2013 ha registrato una flessione dei consumi di – 3,9% che ha coinvolto anche il settore delle telecomunicazione e dei servizi che sino ad ora avevano resistito alla crisi segnando un bel -2,5%.

Certo non si poteva pretendere di leggere dei risultati positivi. Oltre a terremoti, tornado e alluvioni null’altro ci è stato concesso.

Nonostante  i consumi siano in caduta libera da 17 su 20 settimane monitorate, ancora non si è deciso sull’annullamento del previsto incremento di 1 punto percentuale dell’aliquota iva.

Le banche si sono preparate al prossimo Stress Test

Se sul fronte dei consumi si registrano dati altamente negativi, sul fronte della produzione le aziende sono strette in una morsa mortale. Gli istituti di credito italiani, secondo il report di Standard & Poors, hanno sottratto credito alle imprese per 44 miliardi nel corso del 2012. Una cifra elevatissima, soprattutto se si considera che, nella tradizione italica,  le imprese fruiscono di capitali esterni per il 90% circa. Una stretta creditizia di tale portata non poteva non generare il rallentamento della produzione, quindi la mobilità lavorativa e la cassa integrazione,  e infine il calo dei consumi.

Pensando all’europa finanziaria, il presidente della BCE, “vuole un impegno esplicito da parte dei Governi, dell’Esm o dell’Eurogruppo su garanzie pubbliche nel caso in cui la valutazione degli asset condotta dalla Bce, dai supervisori nazionali e da terze parti private dovesse appurare una carenza di capitale”. Non è intenzione, quindi, della BCE testare il rischio creditizio delle più importanti banche europee (Stress Test) senza la ragionevole sicurezza che queste siano in grado di  resistere per non trovarsi nuovamente nelle condizioni del 2011.

Nota –  Stress TEST: Si tratta, in sostanza, di un programma di valutazione del capitale detenuto in riserva dalle Banche al fine di fronteggiare le situazioni economiche più complicate. In sostanza i test sono rivolti a prevedere se gli Istituti sono effettivamente in grado di reggere eventuali periodi di grande difficoltà, ossia di stress economico e finanziario.

Provocazione CGIL  o cruda realtà

Subito dopo la pubblicazione del report di CGIL dei giorni scorsi, Susanna Camusso, in un noto talk show ha sottolineato che le proiezioni sono da considerarsi delle provocazioni poiché determinate sulla base della totale immobilità, quindi su una replicazione dei dati attuali.

Comunque, secondo lo studio choc della Cgil,  qualora l’Italia intercettasse quella ripresa accreditata per l’anno prossimo dai maggiori istituti statistici (+0,7% dal 2014), ci vorrebbero comunque tredici anni per ritornare al livello del pil che si aveva nel 2007 e ben 63 anni per recuperare il terreno perso in questi in questi cinque anni di crisi economica in termini di occupazione. Mentre “mai” sarebbe possibile ritornare allo stesso livello pre-crisi di salari reali. Nello studio effettuato da Riccardo Sanna dell’Ufficio economico della Cgil dal titolo La ripresa dell’anno dopo – Serve un piano del lavoro per la crescita e l’occupazione viene mostrato come dal 2008 il pil abbia perso mediamente 1,1 punti percentuali ogni anno mentre i posti di lavoro siano diminuiti di oltre 1,5 milioni rispetto al 2007. I salari lordi, invece, hanno perso lo 0,1% ogni anno. Questo quindi il quadro di riferimento dove innestare le previsioni macroeconomiche dell’Istat, a prescindere dalla congiuntura internazionale, e calcolare di conseguenza quanto tempo ci vorrà ancora per parlare di ripresa e recuperare il livello pre crisi.

Conclusioni

Ma allora non siamo lontani dalla realtà. L‘immobilismo è imperante.

Il Governo invita le banche a Finanziare le imprese che dovrebbero dare occupazione e l’occupazione i consumi.

Di fatto invece è accaduto che le imprese non accedono al credito, mettono in cassa integrazione e licenziano i dipendenti prima di chiudere definitivamente i battenti.

Alla fine il circuito è sempre lo stesso: il governo finanzia le banche o cede garanzie all’impegno di queste a finanziare la filiera produzione-lavoro-consumo. Nel frattempo il Governo si Finanzia attraverso le tasse dei cittadini e delle imprese che a loro volta non sono stati agevolati dall’accesso al credito e conseguentemente chiudono le attività e i posti di lavoro calano così come calano i consumi e crollano dignità e pazienza.

Forse è giunto il momento del reale e repentino cambiamento di rotta di tutti.