Editoriale  Una promessa, un debito… per noi.

Editoriale Una promessa, un debito… per noi.

 

Parma, 29 giugno 2013—

di Lamberto Colla —

Siamo alle solite, una mano regala  e l’altra sottrae. 

L’aumento dell’aliquota IVA è stato sospeso per tre mesi ma la mano del daziere esce dalle tasche degli italiani comunque colma. Le mancate entrate che sarebbero state generate da quel punto di IVA sospeso saranno compensate da un prelievo supplementare degli acconti Irap, Ires, Irpef. Così, come scrive Salvatore Padula sul sole 24, a novembre si incorrerà nella “anomalia di un anticipo che in alcuni casi sarà superiore al saldo”. In sintesi, il governo, non ha istituito una “nuova” tassa ma una sorta di “prestito obbligato” al quale  quasi tutti i contribuenti saranno chiamati a rispondere. Ancora una volta saranno sempre le “persone” a  essere tartassate e non le “cose” come peraltro è già consolidato in molti paesi europei.

Acconti e crediti.

Non può non balzare all’occhio come, pur di mantenere una “promessa elettorale” si rischi di compromettere ancor più il già precario tessuto produttivo. Imprese e professionisti, alcuni nella spasmodica attesa che vengano sbloccati i pagamenti delle pubbliche amministrazioni e altri che attendono, come fosse manna, il rimborso dell’iva versata in eccesso nell’esercizio precedente, si troveranno, il prossimo novembre, a dovere, ancora una volta, sostenere lo Stato ”debitore”.

Lavoro e incentivi

Sul fronte del lavoro, seppure nulla di eclatante sia sotto le stelle, un seme è stato piantato. Si tratterà di coltivarlo con molta cura e soprattutto di arrivare a introdurre quelle norme di “flessibilità” indispensabili per fare realmente ripartire il mercato del lavoro e con esso le imprese. Intanto è stato ritoccato il periodo di interruzione tra due contratti a tempo determinato. Dai 60-90 giorni della “Fornero” si è ritornati a un più equilibrato 10 – 20 giorni.  Inoltre è stato introdotto il taglio dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato che riguarderà i giovani tra i 18 e 29 anni disoccupati da almeno sei mesi o senza diploma di scuola superiore, e sarà pari a un terzo dello stipendio mensile lordo, per un massimo di 650 euro. Il bonus, recita il decreto, durerà un anno e mezzo, oppure solo un anno nel caso in cui sia la trasformazione di un contratto a tempo determinato. Il provvedimento dovrebbe agevolare l’assunzione di un numero compreso tra le 70.000 e le 100.000 unità. In attesa di una soluzione condivisa con gli altri partner europei sulle incentivazioni al lavoro dei giovani per ora occorre accontentarsi di questo pacchetto di 1,3 miliardi.

in Conclusione… 

C’è solo da augurarsi che nei prossimi tre mesi, il Governo, riesca a mettere in campo una “base macroeconomica di sostegno” come l’ha definito il ministro Saccomanni, al fine di creare quell’innesco utile alla ripresa economica del nostro Paese. La strada non è sicuramente quella di mortificare i consumi o di penalizzare le imprese e il lavoro. Occorre avere il coraggio di azioni forti e non solo destinate ai soliti noti. Serve un contributo di fantasia  sul quale impostare una nuova politica macroeconomica che riporti l’Italia in una posizione di credibilità tale da fare rientrare gli investitori e soprattutto, alle nostre imprese, di tornare ad essere competitive sui mercati internazionali.

La qualità delle nostre produzioni sono riconosciute nel mondo così come sono riconosciute le qualità dei nostri tecnici.

Concedete una chance a entrambi e, oltre alla coscienza, metterete a posto anche l’Italia.