Lo strano rientro di Francesco Corallo

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di Lamberto Colla —

Parma, 10 agosto 2013 –

Non più cittadino italiano e con residenza estera, Francesco Corallo, si è costituito in Italia. Cosa mai dovrà raccontare il re dei videogiochi? E chi dovrà temere maggiormente dalle sue dichiarazioni?.  

Ho il sospetto che qualcuno abbia iniziato a dormire sonni non più tanto tranquilli. Francesco Corallo, il re dei videogiochi, si è improvvisamente costituito alle forze dell’ordine italiane consegnandosi, lo scorso 4 agosto alla polizia dell’aereoporto, di Fiumicino.

Latitante dallo scorso anno e tra i più ricercati dall’interpol, Francesco Corallo aveva costruito un impero con il gioco. La sua Bplus giocolegale, ex Atlantis ltd, detiene il 30% delle concessioni per un fatturato per un giro d’affari di 30 miliardi.

Dalla BPM a Fini 

Era finito sotto la lente di ingrandimento della giustizia italiana quando, nel maggio del 2012, era stato raggiunto da un ordine di arresto nell’ambito di un’inchiesta milanese su un presunto finanziamento illecito da 148 milioni di euro concesso alla Atlantis/BpPlus dalla Bpm allora guidata da Massimo Ponzellini, che finì ai domiciliari. Da allora Corallo era sparito dalla circolazione e si era rifugiato a Santo Domingo. Luogo dove peraltro risiede il padre Gaetano, uomo del clan Santapaola, boss della mafia dei casinò, già condannato a 7 anni e mezzo, ma dal quale sia Francesco e sia il fratello Maurizio si è sempre dissociato al punto da ottenere nel 2011 dal Tribunale civile di Roma un’ordinanza che impose al Ministero dell’Interno di rimuovere dalla propria homepage ogni riferimento che legasse lui e il fratello Maurizio al padre. Infine, anche se dal 2004 al 2012 molti gli episodi che vedrebbero coinvolti uomini di Corallo a ambienti legati a certi uomini politici, il collegamento con la vicenda della casa di Montecarlo che avrebbe visto coinvolto un certo  James Walfenzao, broker e uomo riconducibile a Francesco Corallo, protagonista degli intrecci societari che hanno portato il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, nell’appartamento monegasco.

Da Santo Domingo a Polaria di Fiumicino: perchè?

Certo il salto è grande. Passare dal paradiso di Santo Domingo alla carcerazione spontanea di Fiumicino non deve essere stato un passaggio immediato. Molti connazionali, potendo, farebbero  il percorso inverso se, solo un minimo, le finanze li sostenessero.

Ne sentiremo delle “belle”?

E lecito domandarsi cosa abbia spinto Francesco Corallo a consegnarsi spontaneamente e con quella apparente serenità dimostrata davanti alle telecamere il giorno del suo arresto.

Avrà, forse, negoziato con i giudici qualche riduzione di pena in cambio di precise e circostanziate dichiarazioni in merito ai suoi rapporti con certa parte politica?

Sarà stato raggiunto da qualche convincente intimidazione mafiosa tanto da preferire le patrie galere invece del basamento di un plinto di qualche immobile di prossima costruzione?

Difficile dirlo certo che ora la curiosità è tanta e, comunque vada, qualcuno di “importante” verrà coinvolto dal Corallo nella speranza di  tornare, da uomo libero e rispettabile, in qualche paradiso naturalistico o fiscale o entrambi.

 

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