Allarme “West Nile Virus” nei comuni a nord via Emilia

 

 

Zanzara Culex e West Nile Virus_3-culex-pipiens-pipiens_1168881_cibus

di Virgilio –

Parma, 21 agosto 2013 —

Alzate le barriere sanitarie contro il     “West Nile Virus”  dopo il caso d’infezione umana modenese.

Non solo zanzara tigre. Questa volta è la ben più nostrana zanzara Culex a essere portatrice di malattie potenzialmente pericolose come il “West Nile Virus”. Una zanzara che colpisce e trasmette non solo all’uomo ma anche ai cavalli e ai volatili. Il virus in questione aveva fatto la sua comparsa in Italia nel 1998 in una scuderia di cavalli a Padule di Fucecchio, una zona paludosa fra Pistoia e Firenze: si erano ammalati 14 cavalli e 6 ne erano morti. In quel primo caso l’analisi degli operatori di stalla aveva evidenziato che due di essi erano risultati sieropositivi asintomatici. Ricomparve nel 2008 nella zona tra Rovigo e Ferrara nel 2008 e questa volta ben 5 donne, residenti nel delta del Po, furono ricoverate con gravi sintomi neurologici.

Tra il 2009 e il 2012 i casi di malattia si manifestarono in Lombardia, poi in Veneto ed Emilia Romagna, il Friuli per poi raggiungere anche la Sardegna e la Basilicata.
Le dimensioni del fenomeno, come riporta Focus.it il 5 giugno scorso, sono che “100 individui infetti, 80 non hanno sintomi, in 20 i sintomi sono simili a quelli dell’influenza e solo in 1 caso la malattia ha sintomi neurologici gravi: meningiti, encefaliti o infezioni dei motor neuroni spinali con alta frequenza di danni neurologici transitori o permanenti. Quindi, se nel 2012 si sono verificati 28 casi di sintomi neurologici gravi, le persone infettate dalle zanzare l’anno scorso sono state 2.800, che non sono proprio poche.”

Dopo il caso di infezione modenese, peraltro conclusosi positivamente, come riferisce la Gazzetta di Modena di due giorno fa, “Sta bene ed è tornato a casa con le medicine da prendere per i prossimi giorni il modenese colpito dalla febbre “West Nile”. Quindi nessuna complicanza nè per il sistema nervoso nè linfonodi ingrossati. La diagnosi tempestiva e la buona salute complessiva del paziente hanno permesso di uscir fuori dalla malattia in breve tempo.”

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