I diversi volti della crisi

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di Lamberto Colla —

Parma, 25 agosto 2013 –

Come volevasi dimostrare la vita del governo è appeso ad un filo. La discussione più accesa di queste ore, in seno alle forze politiche che sostengono il governo, è sempre la stessa: Berlusconi. I due schieramenti stanno più pensando a come condurre in porto la prossima campagna elettorale e alla contabilizzazione dei voti piuttosto che alla contabilità dello Stato. Intanto il tempo passa e la decrescita infelice del PIL segna -0,2%. L’esercito dei disoccupati tende ad aumentare e, molto probabilmente,  a fine anno toccherà quota 3 milioni, gli onesti si suicidano, i disonesti evadono totalmente. Molti imprenditori sognano di scappare all’estero e qualcuno ci ha pure tentato di traslocare tutta la fabbrica, all’insaputa degli operai, in Polonia durante la pausa estiva.   

5000 evasori totali

Sono 4.933 gli evasori totali scoperti dalla Guardia di Finanza da gennaio ad oggi. Hanno nascosto redditi per 17,5 miliardi di euro e 1.771 di loro sono stati denunciati, nei casi più gravi, per omessa dichiarazione dei redditi.

Si tratta di soggetti che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al Fisco ed hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanomi o a società di comodo.

Ce n’è per tutti i gusti e alla fine a rimetterci maggiormente sono i lavoratori. Solo per citare un esempio a Treviso, sono stati scoperti due night club mascherati da associazioni culturali “no profit” che invece di occuparsi, come dichiaravano, di promozione del tempo libero attraverso iniziative di natura culturale e ricreativa a carattere volontario e senza finalità di lucro, hanno impiegato 109 lavoratori in “nero” ed evaso le imposte per milioni di euro.

Alla fine, quello che sorprende, non è la tipologia o la architettura ingegneristico fiscale  dell’evasione bensì che “nessuno” se ne fosse accorto prima. Due night club mascherati da “no profit” collocati nella medesima città di provincia (86.000 abitanti meno della metà di Parma). Non si può non pensare a un sistema di collusione e complicità “multistrato”. Chissà a Roma quante società “no Profit” ci saranno, se tanto mi dà tanto…

La dignità mortifica e l’ennesimo suicidio 

Era un odontoiatra, aveva solo 52 anni e viveva in una zona non depressa, in quella iperlaboriosa Reggio Emilia, dove i servizi sociali dedicati all’infanzia sono oggetto di studi da tutto il mondo. Per effetto della crisi era stato costretto  a chiudere la attività ed era alla ricerca di un lavoro da dipendente che però non trovava. In quanti sono nella situazione di Eude (nome di battesimo)? Uomini di mezza età, forti e con alle spalle molti anni di onesto impiego, esperienze da vendere e una dignità da difendere ma che via via scema col passare dei giorni e delle ore,  i chiaroscuri virano verso lo scuro sino a quando il buio mimetizza le ombre. E al buio i pensieri si fanno sempre più cupi.

Il Caso FIREM 

C’è invece chi reagisce alla crisi, tra l’altro a pochi chilometri dal caso sopra descritto, nell’altra perla emiliana, Modena. 50 anni di attività produttiva, 40 dipendenti, forse non c’erano più le soddisfazioni economiche di un tempo, fatto sta che l’imprenditore, da focoso emiliano, manda tutti in ferie e quatto quatto a ferragosto trasporta la fabbrica in Polonia. Tutta, o quasi, manca un camion che è stato bloccato dai lavoratori, ignari di tutto, rientrati (chissà con quale patema d’animo) dai posti di villeggiatura per presidiare quel che rimane della loro fabbrica.

Conclusioni

Alla fine la crisi si traduce in casi umani. Ogni malazione governativa è responsabile dei danni che si riversano su donne e uomini ai quali la crisi porta inesorabilmente il conto.

 

 

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