Natale in famiglia

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di Lamberto Colla —

Il 40% degli italiani trascorrerà il Natale tra le mura domestiche. I report dei centri studi  economici stanno fotografando una Italia trincerata e in difesa.   Per il 2014 riattiviamo quel nostro esclusivo “genius Loci” che si chiama “creatività” tipico del “Born in Italy

Parma, 22 dicembre 2013 –

Un’Italia devastata da sei anni di crisi è quella che esce dalla rappresentazione del report di Confindustria. Il Centro studi della potente organizzazione degli industriali paragona la situazione italiana agli effetti  di una guerra, un bombardamento che ha lasciato sul campo 3,5 milioni di disoccupati in più e 2,5 milioni di nuovi poveri. Dal Touring Club la conferma dell’”immobilismo” vacanziero. A Natale infatti, quasi il 40% degli italiani non si sposterà da casa e, se i motivi sono molteplici, al primo posto resta ancora la perdurante situazione economica negativa. Coloro che avranno la possibilità di spostarsi hanno scelto località domestiche, tre su quattro sceglieranno quindi destinazioni nazionali, all’insegna della sobrietà e con budget al limite dei 500€ mentre solo il 14% arriverà a spendere 1.500€.

Un mercato interno che, da ovunque parte lo si osservi, dimostra di essere fortemente compromesso. Una fardello pesante da portarsi dietro che ostacolerà il percorso di  ripresa; secondo gli economisti di Confindustria, “sarà lento e difficile: la ridotta capacità produttiva, intaccata dalla prolungata caduta della domanda interna, rappresenterà una zavorra nella fase di ripartenza”.

La produzione industriale, in Italia è scesa in termini fisici del 24,6%, attestandosi ai livelli del 1986 e il Paese è ovviamente diventato molto più fragile sotto l’aspetto sociale. Le proteste dei “forconi” sono sotto solo un piccolo esempio. Una protesta largamente condivisa nei contenuti che non si è allargata come avrebbero voluto grazie soprattutto al diffuso senso civico nazionale. Un popolo che di violenze, guerre e terrorismo non ne vuole più nemmeno sentire parlare.

La priorità è portare a casa la pagnotta per la famiglia. Dello spread a 219 punti base non ne frega niente a nessuno.

  • Un bombardamento – 

Un bombardamento è il termine utilizzato dal centro studi di Confindustria per sintetizzare gli effetti della crisi del nostro Paese.

“Le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni”. E’ il bilancio di sei anni di crisi che a livello macroeconomico ha portato ad abbattere il PIL totale del 9,1%  e dell‘11,5% quello familiare cioè 2.900€ procapite. “Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l’anno”.

E se la fase di recessione, la seconda in sei anni, può considerarsi quasi conclusa, i danni rimangono sul terreno e questa volta nessuno interverrà a sostenere la ricostruzione; nessun Piano Marshall verrà adottato ma ciascuno, in solitudine, dovrà rimboccarsi le maniche e contribuire a quella ripresa che sarà lunga e dolorosa.

Solo la forza d’animo e la italica fantasia sostenuti dal proverbiale ottimismo saranno i motori e la scocca sui quali si costruirà la nuova macchina industriale italiana.

Ottimismo, sulle proprie e altrui forze, ottimismo sul successo e perciò lontani dai “gufi” e da tutti coloro che li rappresentano e sostengono.

  • Fuga dalla faziosità. Il recupero di  internet – 

Se un effetto positivo questa crisi l’ha prodotta è il costante distacco dalle trasmissioni faziose. Da quell’informazione parziale e a volte spocchiosa nella quale siamo stati tutti macinati in quell’epico scontro quasi completamente incanalato su Berlusconi, tra quelli a favore e quelli contro.

A guadagnarci è stata la “rete”  che secondo’ il risultato di un’indagine Demos Coop di cui dà conto Repubblica sottolinea come  otto persone su dieci sostengono di informarsi in televisione, il 47% su Internet mentre solo pochi anni fa erano il 25%. Per quanto i Tg e la Tv più in generale rimanga la fonte informazione di gran lunga più utilizzata, sorprendentemente perdono punti alcuni tra i più noti programmi ad indirizzo politico e non solo. Dall’indagine si evince come in particolare alcuni talk-show stanno perdendo credibilità. Ballarò, Servizio Pubblico, Otto e Mezzo perdono tutti intorno ai 4 o 5 punti  nella valutazione degli italiani che sono stati intervistati. Solo Report e Piazza Pulita si salvano. Ma è  sceso anche il grado di fiducia nei confronti di programmi di informazione e satira come Striscia la Notizia, giù di due punti anche Che tempo che fa?

La pesantezza della crisi, così prossima a ogni cittadino, ha probabilmente  contribuito ad aprire gli occhi e a confrontare la realtà percepita dalla realtà mediatica. Un confronto spesso molto distante trovando invece su internet risposte più coerenti alla percezione.  Non che la rete sia il luogo della verità assoluta ma la pluralità dell’informazione consente di meglio interpretare i fatti attraverso una rapida analisi di confronto. Spesse volte si  intercettano   quei chiaroscuri che i mass media tradizionali dimenticano di evidenziare ma che spesso rappresentano il succo dell’informazione.

  • Buon Natale in famiglia –

Quindi, crisi o non crisi, Buon Natale a tutte le famiglie e che il 2014 sia l’anno della ricostruzione, l’inizio di quel “rinascimento” illuminato che riporterà l’Italia, con i politici che non si merita, nell’olimpo dei Paesi più forti al mondo e ancora primi in creatività e generosità.

Esporteremo quello che tutti ci invidiano e che non è il Made in Italy” bensì il “BORN in ITALY”. Il Paese dove alberga quel “genius loci” che si chiama “creatività”.

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