Alleggerire lo scafo, non affamare l’equipaggio.

Tall Ships_partenza da Barcellona 3_cibus

di Lamberto Colla —

Non si può più attendere. Bisogna prendere il coraggio di cambiare il passo.  Tentare strade nuove.

Parma, 29 dicembre 2013 –

Fine d’anno è il tempo dei buoni propositi e, se potessi scrivere la mia letterina a Babbo Natale, chiederei di fare cambiare passo ai nostri politici. Non più amministratori di condominio ma politici capaci di assumersi i rischi delle scelte. Tentare strade nuove e perciò invertire la rotta della tassazione. Non aumenti ma riduzioni di aliquote e di cuneo fiscale. Prendere il coraggio di tagliare gli sprechi e le spese superflue per destinarle a investimenti pubblici. Alleggerire la stretta finanziaria delle banche verso le piccole  e medie imprese  per liberare la creatività privata.  Alleggerire la barca, insomma, e non affamare l’equipaggio.

  • 6 anni di crisi e una sola strada percorsa – 

Finanza e tassazioni. Spread, rapporto tra PIL e debito pubblico, legge di stabilità e patto di stabilità. Sono trascorsi 6 anni e con la parola “stabilità” collegata solo a leve finanziarie l’Italia è stata congelata. Immobilizzata nell’agire e condizionata nelle scelte anche dei privati.

Sei anni trascorsi a inseguire gli indicatori dell’UE attraverso lo spostamento dei capitali dei privati (risparmi in ogni forma) allo Stato e immobilizzando gli investimenti pubblici arrivando al paradosso di bloccare i pagamenti nelle amministrazioni più virtuose (patto di stabilità).

Una crisi lanciata dalla “finanza” con il fallimento della Lehman Brothers, il risultato  più noto delle porcate dei mutui subprime, che si è voluto risolvere ancora con la finanza e la ragioneria spicciola. Il paese della creatività congelato dai ragionieri dello Stato e dell’UE impossibilitato a esprimersi come sarebbe stato capace e come già in passato aveva fatto in diverse circostanze.

Ed oggi, secondo i dati rilevati dal Codacons, solo nel periodo natalizio abbiamo speso il 42,7% in meno rispetto al 2007. 10,3 miliardi di euro contro i 18 di sei anni fa. Quindi 7,7 miliardi di consumi andati in fumo in pochi anni.

“Le festività di Natale rappresentano la principale occasione di acquisto per le famiglie, generando ingenti volumi d’affari in tutti i settori (alimentare, viaggi, casa, profumeria, cultura, ecc.). Tuttavia negli anni – spiega il Presidente Carlo Rienzi – a causa della crisi economica e della progressiva perdita del potere d’acquisto dei cittadini, si è registrato in Italia un crollo vertiginoso dei consumi natalizi, calati dal periodo pre-crisi ad oggi addirittura del 42,7%”.

  • Alleggerire lo scafo e non affamare l’equipaggio –

L’equipaggio dell’imponente veliero  “Italia” sta sputando sangue per vincere la regata. Cerca il vento migliore, non perde concentrazione ma lo scafo è troppo pesante e il comandante non è all’altezza della competizione.

Sprechi da tutte le parti e ancora non si vede alcun intervento drastico di riduzione della spesa pubblica, gli “enti inutili”, compresi quelli sorti per alienare gli enti inutili ancora esistono e assorbono energie vitali.  Ben poco l’impegno destinato a applicare un maggiore rigore il controllo di gestione delle aziende di Stato che potrebbero diventare una prima base d’appoggio per rilanciare la grande industria  e l’economia italiana.

Invece, si continua ad assistere a sprechi su sprechi come il caso delle partecipazioni pubbliche in imprese nate al solo scopo di aggirare i vincoli di finanza pubblica e, volendo pensare male, a creare consenso.

40mila imprese che, secondo il centro studi di confindustria, nel 2012 hanno registrato perdite stimabili per  4 miliardi.

“Nel 2012 – scriveva infatti il Centro studi  nel report di dicembre citando la banca dati Consoc, istituita presso il ministero per la Pubblica amministrazione e la semplificazione – erano 39.997 le partecipazioni possedute da amministrazioni pubbliche in 7.712 organismi esterni. L’onere complessivo sostenuto dalle Pubbliche amministrazioni per il mantenimento di questi organismi è stato pari complessivamente a 22,7 miliardi, circa l’1,4% del Pil”. Numeri che “il Paese non può permettersi”.

Perciò cari politici, forse i meno amati di sempre, fate un salto di qualità, prendete coraggio, alzate la cresta anche nei confronti dell’UE e, lancia in resta, chiamate l’Italia all’assalto, ci saremo tutti.

Guidateci da condottieri e non da miti ragionieri e sarete seguiti dall’Italia intera.

Buon 2014 anche a voi e che queste poche ore che ci separano dall’inizio del settimo anno di crisi vi portino buoni consigli.

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