Il potere d’acquisto delle famiglie è arretrato di 25 anni

 

Potere acquisto_cibusIl potere di acquisto delle famiglie si è stabilizzato negli ultimi mesi ma è sceso al 1989.

 

Emilia, 13 gennaio 2014 –

“Il potere d’acquisto delle famiglie, dopo sei anni di caduta quasi ininterrotta, si è stabilizzato negli ultimi mesi. Ciò è favorevole alla ripresa che dovrà contare, oltre che sull’export, sulla stabilizzazione dei consumi privati ”– dichiara Sergio De Nardis capo economista NOMISMA commentando il dato ISTAT sulla propensione delle famiglie al risparmio.

“Il dato alimenta però anche motivi di preoccupazione perché evidenzia il deterioramento strutturale delle condizioni di vita generato dal periodo di recessione. In termine pro capite, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è arretrato di 25 anni. Ciò è complementare al significativo aumento della povertà negli ultimi anni.

Ci sono anche preoccupazioni congiunturali. Il miglioramento dei redditi non si accompagna a un pari aumento dei consumi: la propensione al risparmio è tornata a crescere. L’economia avrebbe bisogno di consumatori che spendono. Al rialzo del risparmio contribuiscono l’esigenza di ricostituire la ricchezza intaccata negli anni passati, ma anche l’elevata incertezza.

In un quadro segnato dal deterioramento del mercato del lavoro, il clima incerto è accresciuto dalla confusione in materia di tassazione, dalla continua riapertura di cantieri che si pensavano chiusi (v. pensioni), dagli scivoloni della politica. Tutto ciò alimenta timori, comportamenti precauzionali e rinvii di spesa, neutralizzando le notizie positive che derivano da altri fronti (riduzione dello spread).

Una politica economica che voglia salvaguardare la ripresa e ridare slancio all’Italia non può dunque eludere il dato di partenza costituito dal fortissimo peggioramento subito dalle famiglie. Essa deve poi  porsi l’obiettivo minimo di indicare in modo chiaro quali siano le condizioni fiscali e normative in cui le famiglie e le imprese saranno chiamate a effettuare le proprie scelte di spesa e investimento – conclude De Nardis.

 

Per effetto del calo del potere di acquisto più di due italiani su tre (68 per cento) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la meta (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52) e molto altro ancora. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè  dalla quale si evidenzia che il calo del potere di acquisto rilevato dall’Istat ha provocato una spending review degli italiani durante l’anno. La situazione economica generale del Paese – sottolinea la Coldiretti – si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o alla moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. Significativo è anche – continua la Coldiretti – l’addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute. E per il 2014 – conclude la Coldiretti – pesa il fatto che appena il 14 per cento delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35 per cento è destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51 per cento ritiene che non cambi.

(Fonti Nomisma e Coldiretti)

 

 

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