Così fan tutti…

 

C._van_Loo_Sultane_Mdm_de-Pompadour_cibusCon “Così fan tutti” in Francia tentano di liquidare il caso Hollande-Julie Guyet, Valerie Trierweiler (detta Rottweiler) e Segolene Royal ex (moglie e politica) come una questione privata e non politica. Il Presidente, “cornificatore seriale”, si indigna e la stampa lo asseconda e protegge arrivando persino a sostenere che “Non è il Bunga Bunga”.

Hanno ragione, è forse peggio!

di Lamberto Colla —

Parma, 19 gennaio 2014 –

Francois Hollande si presenta e vince le elezioni sostenendo che la sua sarebbe stata una “presidenza esemplare” con riferimento al suo predecessore e al cambio di premiere dame in corso d’opera con l’italiana Carla Bruni. Già qualcosa strideva all’epoca. Infatti la donna che lo accompagnava durante le sue visite ufficiali altro non era che l’amante del presidente quando ancora era unito in matrimonio con la Segolene Royal anch’ella politico di razza. Ed ora Sarkozy se la ride di brutto e, immagino, anche lo stesso Berlusconi tanto vituperato dalla stampa estera per le sue “festine private” organizzate, peraltro, in casa sua e non nell’appartamento di un criminale.

Chi la fa l’aspetti – 

Nel colpaccio di “Closer” non è escluso che ci possa essere lo zampino della Famiglia Berlusconi  posto che l’editore è  Mondadori al cui vertice siede Marina, la “Lady di ferro” della famiglia, mentre a capo del Magazine francese, invece, è lo stesso Amministratore Delegato del gruppo editoriale milanese, Ernesto Mauri. E’ lo stesso Mauri, in una intervista al Corriere della Sera e riportato da Panorama.it a dispiacersi per il malore dell’attuale compagna presidenziale ma lasciando intendere che 7 anni prima era stata lei stessa la causa della rottura della precedente relazione di Hollande.

Era il 2007, infatti, quando Closer portò alla ribalta la relazione segreta tra Hollande e la Trierweiler immortalati in “vacanza” in Marocco. Insomma chi la fa l’aspetti.

  • Garconiere “criminale” e Bunga Bunga –

Hollande, val la pena ricordare, è a capo di una grande potenza nucleare. Una responsabilità che nessun primo ministro italiano mai avrà. La sicurezza di una Potenza nucleare e dei suoi alleati passa anche attraverso la sicurezza del presidente stesso. Per tale ragione, al di là delle questioni etiche che per molti possono essere superabili, Hollande mai e poi mai avrebbe dovuto eludere le sorveglianze e, “mimetizzato” dal solo casco, scorrazzare in scooter per raggiungere il luogo segreto che, sfortuna ha voluto, fosse riferibile a un pregiudicato legato alla mafia corsa.  Non è cosa di poco conto e nemmeno di esclusiva e privatistica faccenda, come molta stampa francese vorrebbe far credere; anzi di natura assolutamente pubblica e di una gravità inaudita. Altro che Bunga Bunga. E invece, il vicedirettore di LePoint, Sébastien Le Fol, intervistato da Lettera43.it minimizza sostenendo che “all’Eliseo è sempre stato così”, ospitando inquilini  avvezzi a relazioni segrete e a coltivare amanti, a partire da quella Madame Pompadour che fu l’amante di Luigi XV per arrivare quindi a Sarkozy passando da Mitterand il quale, dalla relazione extraconiugale, ebbe anche una figlia.

Spiare e intruffolarsi nelle abitazioni private, in continente o in Sardegna, è un obbligo anzi un dovere della stampa  se nel mirino vi è un Primo Ministro italiano, mentre è violazione della “privacy” se nel mezzo dell’obiettivo e in luogo pubblico, ci casca  il Presidente di una Repubblica “democratica” come quella francese.

Viene spontaneo domandarsi come avrebbero titolato certi giornali  nazionali e esteri se Berlusconi fosse stato “ospite” di una dimora di proprietà mafiosa: come minimo che lui stesso fosse il gran capo dell’organizzazione criminale e, a seguito di queste rivelazioni, qualche zelante magistrato avrebbe aperto un fascicolo ad hoc e consumato qualche centinaia di migliaia di euro in intercettazioni e in procedimenti giudiziari.

In Francia invece tutto tace. Nessuno, apparentemente, sapeva nulla compresi, molto probabilmente, i servizi di sicurezza i quali altrimenti avrebbero dovuto, quantomeno, avvertire il Presidente dell’inopportunità di accedere a quei locali così a rischio. Già perché se, ci pensiamo bene, se fosse accertata la proprietà mafiosa dell’appartamento, la criminalità organizzata avrebbe potuto sfruttare la situazione per riempire il “nido d’amore” di cimici e telecamere per intercettare informazioni riservatissime e potenzialmente sensibili per la sicurezza dello Stato.

Forse la fantasia sta correndo troppo velocemente. La passione per i romanzi “gialli” e gli intrighi di corte sta prendendo il sopravvento sulla oggettività e banalità di una comune relazione clandestina consumata nell’appartamento di un probabile mafioso.

Per la prossima volta, Signor Presidente, per eludere la sorveglianza dei  fotografi di Closer, consigliamo di  indossare l’utilissimo casco  che riproduce i tratti di Berlusconi.

 

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