Modena, una terza e profonda ferita nella bassa.

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Dapprima il terremoto, poi un violento tornado e ora l’alluvione. La popolazione e le imprese della bassa modenese messe a dura prova dai segni di Terra, Aria e Acqua.  Un disastro annunciato?

di Lamberto Colla – Parma, 22 gennaio 2014 –

 

Una terra di gente tenace e caparbia come quella modenese è, molto probabilmente, difficile da ritrovare. Forse tutti avrebbero reagito con la medesima forza ma quanto è accaduto a questa piccola e operosa zona, e in un lasso di tempo così breve, ne ha dello straordinario.

Un terremoto, quello del maggio 2012, che ha raso al suolo attività produttive, case e inferto una terribile ferita psicologica alla popolazione modenese. Due scosse di elevatissima intensità a distanza di 9 giorni hanno messo Ko u’area che esprimeva l‘1,5% del PIL nazionale. Lutti, feriti e macerie sono stati lasciati sul campo quel 20 e 29 maggio del 2012. Un anno dopo, siamo a maggio del 2013 quando un tornado, paragonabile a quelli statunitensi, colpì una larga striscia di territorio scatenando al suola un’energia mai prima registrata in europa. Anche in quel caso distruzione e vittime andarono a sommarsi alla ferita ancora aperta del terremoto. L’acqua nel frattempo già aveva iniziato a dare, sempre in quei giorni, forti segnali di instabilità e le frane che hanno martoriato le province di Parma e Reggio, andarono a sommare i loro effetti disastrosi ai disagi e ai conti dell’Emilia. Infine, e speriamo da ultimo, l’alluvione di questi giorni ripropone all’opinione pubblica il dramma del dissesto idrogeologico colpendo ancora una volta la bassa modenese. Nuove vittime e nuovi ingentissimi danni.

Colpa delle nutrie che hanno scavato gallerie negli argini per alcuni, mentre un disastro annunciato per altri. TempoNews il 27 gennaio del 2012 titolava “Finiremo tutti sott’acqua”.

“Se non si costringe Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po) – attacca il giornale – a fare in fretta gli interventi necessari, finiremo tutti sott’acqua e, prima o poi, potrebbe scapparci il morto”: è questo il timore espresso sia dagli agricoltori che operano lungo le sponde del Secchia che dai residenti di Sozzigalli, frazione di Soliera dove, giovedì scorso, si è svolta un’assemblea molto partecipata per discutere del fiume insieme al sindaco Giuseppe Schena, all’assessore all’Ambiente Caterina Bagni e all’assessore provinciale Stefano Vaccari.

E’ ora di fare presto. I segnali, dalla Liguria all’Emilia, sono forti e chiari da tempo. Se non si interviene con una azione preventiva forte e determinata altri danni e vittime si dovranno rendicontare.

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