75 km quadrati di “cantine allagate”

Sorprende la limitata attenzione  posta, da parte delle testate nazionali, all’alluvione modenese. Il comune sentimento di rabbia trova sfogo  in internet.

Vie d'acqua

di Lamberto Colla —

Parma, 26 gennaio 2014 –

Qualcuno si è spinto a sostenere che i danni di quest’ultima alluvione saranno quantificabili in misura addirittura superiore a quelli registrati per il terremoto del 2012.

Forse si o forse no fatto sta che, quanto successo nella bassa modenese, ha dell’incredibile.

75 chilometri quadrati di territorio allagati con altezze d’acqua che hanno raggiunto 2,5 metri. Circa 2000 imprese  in ammollo e l’agricoltura sommersa per circa il 40% della superficie dei comuni colpiti (Bastiglia, Bomporto, Camposanto, Finale Emilia, Medolla, San Felice sul Panaro, San Prospero e parte di Modena). La stima di Codiretti è di 600 aziende agricole sommerse, per una superficie di 10.000 su 24.000 ettari coltivati.

Diverse aziende, sepolte dalle macerie del terremoto del maggio 2012, si erano delocalizzate proprio in questi comuni oggi sommersi dalle acque Secchia. Un’apocalisse comunicata seguita solo distrattamente dall’informazione nazionale. Una catasfrofe segnalata declassata a notizia di riempitivo.

Questo almeno sino all’arrivo di 100% Brumotti e la squadra di Striscia la Notizia. Solo allora l’opinione pubblica ha cominciato a  percepire la reale portata del dramma che stavano vivendo i modenesi.

E per fortuna che c’è il web. I social media, i blog e l’editoria digitale hanno dato dimostrazione di poter surrogare, almeno nelle emergenze,  l’informazione convenzionale, quella dei grandi editori per intenderci.

  • Non fa notizia! –

A fronte di questo comportamento viene spontaneo  domandarsi cosa debba accadere per ottenere l’onore di salire sul podio dell’informazione nazionale.

Vero che c’è stato un “solo” decesso, vero che nessuna “reginetta del gossip” è stata coinvolta nella disgrazia ma, sarebbe bastato un giretto in internet, per accorgersi della gravità e avviare almeno la consueta campagna di informazione di servizio e proponendo una raccolta fondi per sopperire alle prime emergenze.

Un disastro di proporzioni enormi in una zona quasi sovrapponibile al sisma del 2012 non è sufficiente a fare notizia. “Allerta meteo”,  “riprende a piovere in Emilia” sono stati i più incisivi titoli delle testate nazionali. Soltanto  verso metà settimana, quando forse si riteneva l’emergenza ormai passata,  alcune testate si  sono spinte nell’individuazione delle responsabilità:  le “nutrie”.

Sicuramente ci sarà stato anche il loro zampino ma il dissesto idrogeologico era noto da molto e già nel 2007 TempoNews titolava “Finiremo tutti sott’acqua” raccogliendo il grido d’allarme degli agricoltori.

Niente, quasi nulla da allora si è fatto, e oggi sarebbe colpa delle nutrie.

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  • L’emergenza e la rabbia sui “Social”

In pochi giorni i social media si sono arricchiti di gruppi e comunità, trasformandosi in veri propri collettori e distributori di informazioni. Immagini e video immediatamente viralizzati e condivisi da centinaia e poi  migliaia di utenti in Italia e all’Estero. Oltre 16.000 gli internauti che si sono collegati, in poche ore (oggi contano circa 17.300 utenti), al profilo “Alluvionati e Incazzati”. Una community costituita per “non essere dimenticati”.  Ben coordinati e accomunati dalla rabbia il “gruppo” è riuscito nell’intento di ottenere quella visibilità che l’evento merita riuscendo a coinvolgere  “Striscia la Notizia”, la prima testata nazionale che ha raccolto il segnale di S.O.S. partito dal web.

Emblematica dello stato d’animo diffuso in quel lembo di terra emiliana è la lettera di denuncia, a firma di  Giulio Gazzotti, trasmessa per conoscenza anche alla nostra redazione ma indirizzata a una importante testata giornalistica nazionale.

Giudicate voi.

– Stralcio della lettera –

omissis…“Non è presente UNA singola parola riguardo la tragedia che ha colpito migliaia di persone e causato danni per milioni di euro. 

Una tragedia che ha colpito popolazioni e territorio già martoriati dagli eventi sismici nel maggio 2012.

Mi preme iniziare ricordandovi, qualora non lo sapeste, che la zona colpita è quella di Modena. Stiamo parlando di un’area tra le più produttive e ricche di questo paese, un tessuto imprenditoriale vasto ed eterogeneo che produce ricchezza, una zona che lavora e che sta aiutando il paese ad affrontare una crisi economica senza precedenti dai tempi del dopoguerra. 

Parliamo di una terra di eccellenze. Non credo ci sia bisogno di parlare di quello che viene prodotto qui a Modena, in quelle terre che avete dimenticato, dalle persone di cui non parlate.

Non voglio spendere altre parole per “esaltare” la mia terra, perché non credo ce ne sia bisogno e sopratutto perché non credo sia questo il punto su cui concentrarsi. Non è la ricchezza di una zona che deve determinarne il seguito dei media quando avvengono tali disastri.

Quello che dovevate comunicare (uso l’imperfetto perché ormai avete fallito e ci avete profondamente deluso), è la sofferenza di migliaia di persone che hanno perso tutto, o quasi. Dovevate parlare di aziende che sono ormai solo lo scheletro di quello che erano prima di questa alluvione. 

Di imprenditori e lavoratori che stavano ricostruendo quello che il sisma gli aveva tolto. Di persone che stavano facendo ripartire la loro attività, che si sono trovare schiacciate da un altro disastro. Ancora.

Voi, oggi, non avete dedicato una parola a queste persone, NON UNA SINGOLA PAROLA.

Il dolore, la sofferenza, la disperazione di migliaia di persone non vi sono sembrate sufficienti per dedicare una singola frase sul vostro giornale all’accaduto.

A poche ore dal disastro stesso, avete deciso che la notizia non era più di attualità.

Non avete neanche avuto cura di facilitare la diffusione di informazioni per i soccorsi e gli aiuti volontari. 

Le informazioni utili come i numeri di telefono, i conti bancari sui quali fare donazioni, i recapiti dei gruppi volontari, ecc sono stati diffusi sui social network e fortunatamente centinaia di persone si stanno mobilitando per aiutare le persone che ne hanno bisogno.

Nulla di questo è stato facilitato dal vostro operato, anzi. Il vostro silenzio ha fatto si che parte di questo paese non sia neanche a conoscenza di quello che sta succedendo qui.

Anche nelle regioni vicine la percezione di quello che è accaduto e sta accadendo qui, oggi, è, nella maggioranza dei casi, sottodimensionato

Come sottodimensionato è lo spazio che avete lasciato sulle vostre pagine a questa calamità.

Per questi motivi mi preme comunicarvi che il disastro, qui, sul territorio, è assolutamente attuale, e sono tanti i vostri lettori che sono rimasti basiti difronte alla sufficienza con cui avete informato gli italiani di quello che stava succedendo qui nelle giornate passate.

Come se il vostro operato dei giorni scorsi non bastasse, la vostra homepage di oggi (23/1 ndr) è stato davvero uno schiaffo per tutti:

per noi cittadini che abbiamo conoscenti e amici in difficoltà; per i volontari, che stanno lavorando senza sosta da giorni; per le autorità locali che stanno gestendo la macchina dei soccorsi; ma sopratutto per le persone che in questa tragedia hanno perso qualcosa.

Si tratti di un’auto, di una casa o di una vita, (quella che hanno dedicato alla propria attività imprenditoriale) poco cambia, li avete dimenticati. Tutti.

Chi dovrebbe dare loro voce se non voi?

La stampa è il quarto potere e voi siete una delle principali testate nazionali. Avete collaborazioni con testate estere e avete l’obbligo di informare le persone di ciò che accade.

E’ un periodo in cui si parla di “sfiducia nella politica”.

Sappiate che qui, oggi, nel disastro siete più colpevoli dei politici.

Almeno loro, alcuni di loro, si stanno battendo in prima persona per portare risorse e aiuti.

Voi no. Voi ve ne siete già lavati le mani.

L’indifferenza verso la sofferenza e l’emergenza altrui è gravissima, tanto più quando viene da una testata come la vostra. Avevate l’occasione di aiutarci con poche righe sul vostro sito, ma l’avete persa.

Per citare la famosa quanto inflazionata frase di Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, mi sorge anche il sospetto che qualora qualcosa fosse andato storto nella gestione dell’emergenza, se per disgrazia ci fossero state vittime, o scandali sui quali affondare il colpo, non avreste perso l’occasione. Avreste fatto il “titolone”. 

La macchina dell’informazione sarebbe giunta sul territorio con plotoni di giornalisti a chiedere notizie, documenti, materiale su cui lavorare e scrivere, dedicandoci la prima pagina.”…omissis.

  • Conclusioni – 

Ho omesso deliberatamente l’identificazione della testata alla quale la lettera si rivolge per non valorizzare  e favorire le altre testate complici anch’esse di mancata informazione e solidarietà verso questi concittadini.

Vorrei invece che le parole di questo lettore corressero a colpire gli animi non solo dei grandi editori, ma anche degli amministratori nazionali e locali perché si spoglino delle loro divise e assumano i panni, almeno in queste circostanze, di amministratori pubblici,  e di detentori di quel potere che potrebbero, ogni tanto, mettere a disposizione della collettività.

I modenesi non piangono ma nemmeno dimenticheranno chi li ha aiutati e chi li ha snobbati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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