Se la Germania fosse al posto dell’Italia…

UE_parlamento01

… molto probabilmente avrebbe fatto armi e bagagli per l’uscita dall’eurozona. La sovranità di un Paese passa necessariamente anche dalla sovranità monetaria e dalla libertà di scelta.

di Lamberto Colla —

Parma, 16 marzo 2014 –

Bene hanno fatto, il Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan prima e il Premier Matteo Renzi poi, a dichiarare  che l’Italia sa cosa deve fare per uscire dalla crisi.

Di fatto una affermazione di autonomia almeno nella sequenza delle decisioni da intraprendere. Che almeno la scelta di cosa fare rispetto all’obiettivo condiviso – riduzione del debito pubblico –  possa essere determinata dal Paese è il minimo che ci si possa attendere.

E invece non passa giorno che, da Bruxelles, piuttosto che dal FMI o dalla BCE, arrivi un commento sulle intenzioni del Governo.

Il Consiglio dei Ministri aveva appena approvato il provvedimento di riduzione dell’irpef che la BCE, al cui vertice siede Mario Draghi, sentenzia che l’Italia «non ha fatto tangibili progressi rispetto alla raccomandazione della Commissione Ue» di fare scendere il deficit dal 3 al 2,6%. Poiché trattasi di un tasso, quindi frutto di una operazione matematica che vede al numeratore il debito e al denominatore il PIL, è evidente che si possa intervenire sia sui “ricavi”, incentivandoli, sia sui “costi” riducendoli. La scelta del Governo è stata in linea con le promesse: ridurre nel più breve tempo possibile il cuneo fiscale (rilasciando un po’ di ossigeno alle fasce più deboli) quindi ridare un po’ di carburante alle imprese  andando a sbloccare entro luglio tutti i 90-91 miliardi di debiti commerciali stimati da Bankitalia.  Il primo traguardo è quindi a maggio quando 80 euro circa entreranno nelle buste paga dei dipendenti con redditi inferiori a 25.000€ annui che saranno coperti dalla revisione dei costi invece della consueta tassazione. Sino a quando saremo nell’eurozona dovremo rispettare le regole ma anche rinegoziarle come, molto probabilmente si accingerà a fare il Governo affinché vengano dilatati i tempi di riduzione del debito previsti dal Fiscal Compact (Patto di Bilancio Europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria).

 

Un’iniezione di fiducia – 

Tutti Governi che si sono succeduti hanno, chi più e chi meno, subìto il medesimo trattamento sia sul fronte interno sia su quello europeo e internazionale. Mazzate da tutte le parti. Risultato? Immobilismo, innalzamento della pressione fiscale e di conseguenza il progressivo e costante peggioramento degli indicatori economici e sociali del Paese.

Una strada obbligata dalle pressioni internazionali e dai media di ogni Paese occidentale e se questo non fosse stato sufficiente, giù con le bastonate a colpi di “spread”.  Una vera e propria “guerra non dichiarata” per il dominio della Sovranità del Paese e delle sue risorse diffuse. Niente oro, petrolio, gas naturale o materie prime bensì risparmi, marchi e aziende, questi erano e sono i target.

Ma se tutto ciò fosse accaduto alla Germania o alla Francia? Non faccio fatica a immaginare che avrebbero, non solo minacciato, ma messo in campo tutte le possibili operazioni per uscire dalla Zona Euro. Non avrebbero consentito ingerenze, dirette o indirette, sulle loro scelte interne.

Per fortuna loro, almeno per ora, non sono nella nostra situazione ma non si può mai escludere una eventualità del genere.

Ricordiamoci che, per quanto maltrattati, e fatto salvo il deficit pubblico che deve essere ridotto, tutti gli altri dati macroeconomici dell’Italia sono ben più virtuosi di tutto il resto d’europa. Vale la pena di leggere alcuni articoli sull’argomento per convincersi.

Intendiamoci, non che l’Italia e i suoi Governi non abbiano responsabilità, ma quello che è stato riservato al nostro Paese è stato risparmiato agli altri grandi basandosi unicamente sulla lettura del deficit. Una dimenticanza o una scelta strategica?

Italia Virtuosa germania NO_20dic12_cibus

La Sovranità di un popolo non si può calpestare. L’Europa non è ancora “Stato” e nemmeno confederazione di Stati (manca la sovranità monetaria e di difesa militare) perciò, sino a quel momento, ogni Paese è Sovrano. Può decidere di sottomettersi ma anche di abbandonare le amicizie di un tempo se dovessero diventano troppo invasive e opprimenti.

A chi giova che la maggior parte della popolazione soffra e che le imprese italiane, soprattutto il forte distretto del Nord, vada male?

Forse dalla risposta a queste due semplici e banali interrogativi si potrebbe intravedere il vero nemico dell’Italia e perciò la soluzione alla crisi.

Oggi abbiamo finalmente un “giovane esuberante” alla guida del Paese. Lasciamogli giocare la partita e poi giudicheremo. Chissà che, proprio in forza della sua giovinezza, non riesca a leggere meglio la situazione congiunturale e a intravedere dei percorsi nuovi proprio perché posto in un diverso punto di osservazione.

Concediamo i tradizionali 100 giorni e aggiungiamo i sei mesi di presidenza al Consiglio Ue quindi, a fine anno, trarremo le conclusioni.

A giugno toccherà all’Italia, perciò a Matteo Renzi assumere la Presidenza di turno in Consiglio UE. Un’occasione importante per dimostrare che l’Italia è ancora forte, compatta e in grado di governare la crisi. Ma sarà anche un’occasione importante per misurare l’impatto della fresca esuberanza di Renzi nel contesto europeo e chissà che non riesca a ammorbidire gli euroburocrati riequilibrando il peso dell’Italia nel contesto politico europeo. Mai dire ma!

Non che ci si debba sottrarre alla critica e al controllo ma che si alleggerisca la pressione sulle questioni meno importanti per risparmiare le energie in difesa delle cose sostanziali e di rilevanza sociale, di giustizia e equità.

L’orgoglio italico deve tornare a sventolare sul pennone più alto.

 

 

Torna su