Stipendi d’oro e buongusto

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Se fosse la fatica l’unità di misura dei compensi, in testa alle classifiche dovremmo avere certi metalmeccanici, la polizia penitenziaria o gli operai della manutenzione autostradale in pieno agosto. Meglio avrebbe fatto l’AD di Ferrovie dello Stato a tacere discutendo con il solo premier la sua posizione remunerativa. Questione di buongusto.

di Lamberto Colla —

Parma, 30 marzo 2014 –

La prima gallina che canta ha fatto l’uovo. Appena è comparsa la notizia dell’intenzione del Governo, in tema di spending review, di intaccare gli stipendi dei manager delle imprese statali, Mauro Moretti, il salvatore delle Ferrovie di Stato alza le barriere. Lascia intendere che ha già fatto sacrifici accentando quella remunerazione (850.000  € anno). Pensando di essere stato poco incisivo ha n seguito rincarato la dose sostenendo quanto sia faticoso fare il suo mestiere e per ratificare la correttezza del suo emolumento si è confrontato con l’omologo tedesco che prenderebbe 3,5 volte il suo stipendio.

A questo punto viene spontaneo il confronto tra le due società e gli emolumenti dei vertici apicali e applicare le dovute proporzioni. DB (Deutsche Bahn) realizza ricavi per 35 miliardi con 276.000 dipendenti e ha recentemente aperto la tratta commerciale verso Pechino (10.500 km circa) coperta in 15 giorni.

FS (Ferrovie Stato) realizza ricavi per 8,22 miliardi con 71.200 dipendenti e una rete ferroviaria complessiva di 16.742 km.

Applicando quindi le debite proporzioni il nostro Moretti dovrebbe prendere 697.000 € invece degli attuali 850.000. Un risparmio di 160.000€ per ripristinare l’equità invocata dallo stesso nostro Amministratore Delegato che ringraziamo per il suggerimento occulto.

Non voglio scendere nella polemica populistica sul valore assoluto della remunerazione del manager ma sulla opportunità di una difesa così accorata sul proprio stipendio. Ritenevo l’ingegner Moretti sufficientemente intelligente e sensibile per non cadere nella trappola; ma si sa la presunzione è una brutta bestia.

C’è da dire comunque, a sua parziale attenuante, che è riuscito nell’impresa di riportare la società ferroviaria in attivo dopo anni di predite. Rimane ancora da risolvere il problema delle tratte regionali che tra disservizi e ritardi stanno irritando i tanti clienti pendolari.

Purtroppo nella polemica è scivolato anche il patron di Tod’s Diego Della Valle attaccando  anch’egli  l’AD di Ferrovie Stato: “Se avesse il coraggio e la dignità di andarsene, troverebbe milioni di Italiani pronti ad accompagnarlo a casa”. Una frase di effetto perché richiama l’attenzione sulla parte regionale delle FS e i disservizi di cui sopra si faceva cenno e causa dei quali alcune regioni non avrebbero rinnovato le convenzioni. Sin qui nulla da eccepire peccato che Diego Della Valle sia anche socio di NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) la compagnia ferroviaria fondata insieme a Luca Cordero Di Montezemolo, Gianni Punzo e  Giuseppe Sciarrone, concorrente di FS sulle tratte veloci con il suo treno “Italo”. Il buon senso, a mio parere, avrebbe voluto che il fondatore di una compagnia concorrente non intervenisse in questo specifico contesto. Il dubbio che un interesse di parte si possa celare sotto è più che  legittimo.

In un Paese dove i suicidi per effetto della crisi nel 2013 sono cresciuti del 60% rispetto l’anno precedente (149 contro 89) di cui il 40% nell’ultimo quadrimestre, il buongusto avrebbe dovuto frenare la lingua di quegli opinon leader ai quali si dovrebbe e vorrebbe fare riferimento per rimettere in carreggiata l’economia del Paese.

In un momento di così profonda crisi sarebbe stato incoraggiante ascoltare, al posto delle polemiche e delle alzate di scudi a difesa di propri personali interessi, la sola e peraltro poco compromettente disponibilità a discutere. Ma per quale ragione in questo benedetto Paese non si riesce mai a fare gioco di squadra? Infine, estetica e buongusto che rappresentno i valori tradizionali d’Italia dove sono stati sepolti?

 

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