I “senzafondo” e “senzavergogna” da EXPO a MOSE… passando per L’Aquila

 

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E’ il sogno di tanti quello di diventare miliardari, ma l’Italia della corruzione sembra arricchire sistematicamente solo pochi.

di Lamberto Colla —

Parma, 08 giugno 2014 –

L’obiettivo della ricchezza non è una colpa nemmeno una aspettativa insana ma è il mezzo per raggiungerla che può essere contestato. C’è chi cerca il colpo grosso con il “gratta e  vinci” oppure chi freneticamente ritma sui tasti delle “Slot Machine” convinto di avere ben tenuto il conto delle sequenze di combinazioni delle figurine che lo stanno ipnotizzando nel loro ruotare continuo e chi, come certa casta privilegiata e nemmeno poi tanto intelligente, va a “dragare” nelle opere pubbliche e nelle emergenze (vedi terremoto de L’Aquila); più facile ancora che il rubare in Chiesa. 

Non è necessario possedere doti e destrezza per questa tipologia di furti, basta essere una alta carica dello Stato, un “politichetto” spudorato e intraprendente o  il “deficiente di turno” che solo per fare il parafulmine a qualcuno si arricchisce senza colpo ferire. 

A quanto pare l’Italia è piena, anzi colma di questa gente, da Nord a Sud e da Est a Ovest. Una corruzione diffusa e radicata non solo nelle grandi città e nei grandi cantieri ma un meccanismo collaudato che interessa tutti i centri. Ne sono un esempio lo scandalo di Genova legato a CARIGE, quello senese legato a Monte Paschi o l’indagine “Public Money” di Parma che portò all’arresto di un ex sindaco e vide indagati politici locali, imprenditori e funzionari pubblici. 

L’elenco sarebbe lungo ma il caso che più mi ha colpito e fatto vergognare come cittadino italiano è quello connesso al terremoto de L’Aquila. Quelle conversazioni intercettate di soddisfazione per la ricostruzione e gli appalti da non farsi sfuggire secondo l’equazione terremoto per tanti e “colpo di culo” per pochi. Giusto per non dimenticare riporto un tratto di conversazione intercettata 18 mesi dopo l’evento sismico, tra un ex amministratore e un architetto: “Con tutte ‘ste opere che ci stanno…farsele scappà mo’ è da fessi…”.

Ma eccoci ancora a quanto accaduto nelle ultime settimane e poche ore fa. 

EXPO2015 e il MOSE sono le due grandi opere  che avrebbero dovuto riconciliare l’Italia con il mondo intero. Due prodotti di eccellenza in grado di fare ancora risplendere l’immagine dell’Italia creativa, tecnologica e organizzata. Quel sistema Italia al quale gli investitori internazionali potrebbero affidare i loro capitali. 

Invece, queste due grandi opere, stanno trasformandosi in boomerang. I riflettori puntati su su di esse stanno illuminando un sistema di corruzione diffuso e radicato sino ai più alti vertici della politica. Una pubblicità negativa che invece di attrarre allontana gli investitori e con essi la ripresa economica.  

– presunzione di innocenza –

La galera non sarebbe sufficiente per questi infami saprofiti.  Dovrebbero imparare a sudare e a vivere di stenti, adoperarsi per lavori socialmente utili come ad esempio rappezzando gli asfalti in autostrada a ferragosto.  

Alle pari dei ludopatici anche questi corrotti sono incapaci di fermarsi e freneticamente pigiano sui tasti della “Slot Italia” taroccata con la quale si vince a ogni colpo. 

A un anno dall’inaugurazione di EXPO2015 e a due dalla messa in funzione della difesa attiva di Venezia (impresa ciclopica già tanto costata alla collettività) questa sequenza di arresti eccellenti produrrà un danno  gravissimo a tutti. E’ brutto da dire e pensare ma c’è da augurarsi che le accuse siano fondate almeno per salvare in corner la nostra “faccia”. (Continua a pagina 9)

Ma se così non fosse? Ammettiamo per un attimo che il Sindaco, l’ex Ministro e il Generale della Finanza  coinvolti nella vicenda del MOSE risultassero, fra una decina di anni, estranei ai fatti? Se risultasse che la capacità di spesa annuale, ben superiore alle entrate, riscontrata durante le indagini per alcuni di questi fosse plausibile e scollegata al MOSE, quindi legittima?

Chi risarcirà l’Italia per il danno d’immagine? Il massacro mediatico al quale sono sottoposti oggi gli indagati non sarà compensato da altrettanto battage mediatico di smentita perché non farebbe notizia. Ma i drammi personali di queste persone, accusate ingiustamente, come potranno essere cancellati e risarciti? Non credo che il solo fatto di essere un privilegiato, dal punto di vista economico, e di assumere una carica di vertice debba necessariamente coincidere con la figura del corrotto. 

Credo che il buon senso  debba essere le guida per le decisioni di chiunque e ciò vale ancor più per i giudici che hanno in mano la vita delle persone. Il principio di prudenza dovrebbe essere una costanza e il principio giuridico di presunzione d’innocenza sempre e comunque salvaguardato. 

Ho il terrore che alle accuse non segua il riscontro oggettivo e quindi una colpa.  Il danno sarebbe incommensurabile per le famiglie coinvolte, per il sistema economico italiano e per la giustizia. Se ciò dovesse accadere, a questi incauti giudici, applicherei il codice di guerra e assegnerei il reato di alto tradimento.  

Comunque vadano le cose l’Italia ha perso, sia che vengano giudicati colpevoli sia che vengano assolti questi imputati “onorevoli”. Il declino non si arresta! 

 

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