Spiaggiati?

 

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L’Italia è ricaduta in recessione tecnica. E come poteva essere diversamente

in mancanza di indirizzi chiari e interventi forti che solo il Governo può varare.

di Lamberto Colla –

Parma, 10 Agosto  2014 –

Ormai era nell’aria. La tanto temuta recessione si è ripresentata  alla vigilia di ferragosto. 

Un dato che non può non preoccupare soprattutto messo in relazione con altri Paesi. La prima novità negativa sta nel dato dell’export. Il settore sul quale erano riposte le speranze di crescita ha smesso di tirare.  L’ISTAT, infatti, nelle stime preliminari ha rilevato che il Pil del secondo trimestre 2014, risulta ancora negativo, scendendo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un calo dello 0,1%. Dall’analisi dell’istituto di statistica si evince che il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale, al lordo delle scorte, risulta nullo, mentre quello della componente estera netta è negativo.

Gli operatori commerciali del comparto agroalimentare, peraltro, già da tempo avevano avvertito segnali di irrigidimento sempre più marcati provenire da oltralpe. Alla luce dei dati ISTAT sembra quindi che a essere interessato non sia il solo comparto agroindustriale ma che il fenomeno abbia proporzioni molto più ampie e toccare la maggior parte dei settori. 

L’export avrebbe dovuto essere il battello di salvataggio e base di rilancio della nostra economia mentre sembra, auguriamoci non sia così, naufragato. Alla luce dei fatti chi sta al governo del Paese non può più vantare e soprattutto contare sulla capacità delle esportazioni di compensare i tanti difetti del sistema economico interno.

Il fatto di non avere promosso azioni forti tese a rafforzare la domanda interna, alla luce dei dati ISTAT, espone l’Italia a ancor maggiori rischi indebolita com’è da sette anni di crisi. 

Una debolezza che si sta aggravando anche  per effetto del proprio del rafforzamento delle economie di altri Paesi con i quali dobbiamo confrontarci. Tralasciando la Germania, ma Stati Uniti e Inghilterra hanno previsioni di crescita assolutamente interessanti.   l’Istituito di statistica rileva, infatti, che il Pil è aumentato in termini congiunturali dell’1% negli Stati Uniti (+2,4% in termini tendenziali) e dello 0,8% nel Regno Unito (+3,1% su base annua).

E’ giunto il tempo, quindi, di rilanciare la domanda interna senza la quale non può esserci crescita economica. 

Gli 80 euro concessi da Renzi sono risultati una cura palliativa e ininfluente sui dati macroeconomici del Paese ai quali occorre fare seguire azioni più concrete e coraggiose anche se non saranno gradite dai partner europei. 

Allentare, e non solo marginalmente, la pressione fiscale sulle imprese e sul costo del lavoro. Concedere, come stanno facendo molti altri Paesi, regimi di tassazione privilegiati a chi intende insediare nuove imprese. Liberalizzare il mercato del lavoro.

Certamente l’impatto iniziale sulle entrate tributarie sarà pesante ma già nel breve periodo i risultati positivi non tarderebbero a manifestarsi sia sulla domanda interna sia sulla competitività delle nostre imprese. Si dovrebbe infine intervenire pesantemente anche sulla trasparenza dei mercati. Colpire con vigore sui quei sistemi di indirizzamento guidato delle commesse  verso i soliti noti e quel sistema di “scambio di favori” che non consente, alla maggior parte delle più fresche e efficienti imprese di emergere sui loro mercati di riferimento non potendo contare su capitali sufficienti per il lancio dei prodotti o dei servizi . Piccole e medie imprese bloccate o rallentate nello sviluppo da barriere pronte a essere alzate dai leader di mercato. Una soglia che continuamente si alza in virtù di barriere “tangentiste” o di altri mezzi protezionistici che il “sistema” sa perfettamente mettere in atto per salvaguardarsi.

Spiaggiati come la Concordia ma non ancora demoliti. Abbiamo le capacità per risorgere ma servono le risorse finanziarie per innescare il processo evolutivo capace poi di auto rigenerarsi.  Ecco che il Governo dovrà mettersi una mano sul cuore e una sul portafoglio per ridare ossigeno ai propri organi vitali: imprese e cittadini, senza dei quali  la morte è certa.

Buon Ferragosto e rilassiamoci con il “gossip” da spiaggia.

 

 

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