Andiamo a vendemmiar … oppure no.

 

1 barbera uva con marciume_gde_cibus

Prospettive sulla vendemmia 2014. Torna l’incubo 2002 per la produzione enologica piemontese.

Sarà decisivo l’andamento stagionale di settembre.

di Lamberto Colla – Piacenza 26 agosto 2014 –  

Troppa acqua. E’ la sintesi banale della stagione enologica che va a concludersi. Un luglio caratterizzato da una piovosità eccezionale che ha raggiunto anche i 21 giorni, come in Veneto, di pioggia su 31.  Con un  +160% rispetto la media degli anni precedenti è fuori discussione che le aspettative in quantità e in qualità del prodotto finito non siano delle più rosee.

L’eccesso d’acqua moltiplica il rischio di malattie per la vite, riducendo la gradazione alcolica dei grappoli e compromettendo la salute degli acini per lo sviluppo dei marciumi. 

Se negli ultimi anni, lo scorso in modo particolare, l’andamento stagionale particolarmente favorevole aveva portato a anticipare, o meglio, a riportare nel tradizionale periodo, la vendemmia quest’anno il rischio è completamente l’opposto. La speranza è che un settembre, e forse un ottobre, compiacenti possano raddrizzare le sorti di una stagione che si preannuncia insidiosa per uno dei comparti agroalimentari più importanti per fatturato realizzato e per l’immagine nazionale.  

I timori sono elevati in tutte le regioni particolarmente vocate alla viticoltura, come ci conferma Marco Terzoni, enologo e produttore di vino dei Colli Piacentini. “Le previsioni non sono incoraggianti – sottolinea l’enologo –  visto l’andamento climatico di questa estate. In certe regioni addirittura sta sorgendo l’incubo del 2002 tristemente nota per il caratteristico aroma di “feccino” che ha contraddistinto la produzione nazionale. Certo in 12 anni le tecniche si sono notevolmente affinate ma il ricordo di quell’annata è ancora dolorosamente vivo nei ricordi dei produttori”. 

Molto probabilmente, al fine di evitare il riproporsi di una tale situazione, “molte aziende anticiperanno la vendemmia pur nella consapevolezza di compromettere la produzione qualitativa di vino”. 

Nelle annate con primavere ed estati molto piovose, i timori maggiori ricadono sugli attacchi  della muffa grigia che può provocare danni ingenti, soprattutto dove si lavora con l’obiettivo della qualità. Un attacco di Botrytis cinerea può ridurre la produzione in termini di peso ma, ancora peggio, può rendere difficoltoso il processo di vinificazione e generare odori anomali. 

Tendenzialmente, l’anticipo della vendemmia, rispetto al periodo ideale di maturazione delle uve, sarà una pratica molto diffusa quest’anno – prosegue Marco Terzoni – “in considerazione del fatto che le uve sono malate e lo sviluppo dei batteri acetici è come ovvio controproducente per la qualità. 

Una stagione eccezionale, come peraltro ciclicamente avviene, ma come tutti i contadini sanno, lavorando a cielo aperto si è esposti a molti maggiori rischi e appesi alla “Benevolenza del dio Bacco”. 

Ma senza necessariamente attaccarsi al fato è possibile attenuare gli effetti negativi dei diversi andamenti stagionali attraverso una conduzione professionale del vigneto. Già, perché è in campo che si fa il vino. La cantina e la professionalità degli enologi possono migliorare e  correggere il prodotto, ma per la buona o eccellente qualità è indispensabile partire da un buon grappolo e quello si fa in campo.

Ecco quindi che le buone pratiche agronomiche tornano a essere di moda. “Anche in situazioni estreme”, conclude Terzoni, “se le buone pratiche agronomiche sono state rispettate e costantemente applicate, gli effetti connessi a eventi anche estremi possono essere in parte mitigati. L’esposizione dei filari, la pratica dell’inerbimento interfilare e una buona attenzione alle concimazioni rappresentano quelle consuetudini di base indispensabili per ottenere un buon risultato così come pure lo è la cura della pianta e la sua defogliazione che consente agli acini di avere la migliore insolazione. Infine la raccolta con annessa cernita in campo è l’ultimo elemento che contribuisce a consegnare alla cantina il miglior prodotto destinato alla trasformazione. Da lì in poi sarà compito dei tecnici ottenere il miglior vino.”.

In conclusione, importanti saranno l’andamento climatico di settembre e le capacità degli enologi a intervenire per dare corpo ai vini di nuova produzione. Nel frattempo, per mettere avanti le mani, sono state già avanzate e in taluni casi accordate le richieste di arricchimento zuccherino attraverso l’aggiunta di mosto concentrato rettificato. Addirittura, come nel caso del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, la richiesta è di poter arricchire di due gradi zuccherini i mosti (di solito è massimo 1,5) e di poter vendemmiare a 8 gradi e non da 9 in su.

Che settembre quindi corregga quel che luglio ha compromesso. 

1 barbera invaiatura_gde_cibus 1 barbera uva con marciume_gde_cibus 1 barbera uva e peronospora_gde_cibus 1 peronospora su barbera_gde_cibus 2 Flavescenza dorata attacco_sscafoides_titanius_gde_cibus 3 Bonarda con invaiatura_gde_cibus 3 bonarda grappoli uva_gde_cibus 4 malvasia in maturazione_gde_cibus 4 malvasia1-grappolo_uva_gde_cibus 4 vigneto_malvasia dei 2 migliori vini al mondo terzoni_gde_cibus 5 barbera e foglia peronospora_gde_cibus 5 barbera filare_gde_cibus

 

Torna su