In equilibrio sul precipizio

 

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Dal rapporto Coop una fotografia alquanto sbiadita dei consumi e della fiducia degli italiani. Intanto la BCE fa un passo in avanti per stimolare gli investimenti bancari nell’economia reale. L’Europa si salverà con i derivati?

di Lamberto Colla –

Parma, 7 settembre  2014 

Staremo a vedere se le banche, con questo ulteriore e deciso taglio degli interessi, riusciranno finalmente a erogare finanziamenti alle  micro, piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore della economia italiana. 

Abbiamo visto come finiscono le grandi imprese dei nostrani migliori capitani d’industria. Dalla terra al cielo, da Italo all’Alitalia i grandi fallimenti si susseguono. Ma per questi un ammortizzatore, un paracadute straordinario c’è sempre stato. 

Sono le piccole imprese invece, quelle che non posseggono potere negoziale,  che sono state lasciate da sole a navigare nella tempesta. da sole a combattere la guerra delle concorrenza e  molto spesso  addirittura colpite da “fuoco amico”. 

E così, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in assenza di interventi di risanamento visibili e concreti la fiducia vien meno, e gli indicatori economici peggiorano. Aumentano i disoccupati, si riducono i redditi familiari, a volte sino a azzerarsi, e vien da sé che senza lavoro e senza reddito i consumi non possono che diminuire drasticamente. E’ un cane che si morde la coda.

In equilibrio sul precipizio – 

“In equilibrio sul precipizio” é’ la perfetta sintesi del momento attuale che scaturisce dal Rapporto Coop 2014 “Consumi & distribuzione” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen diffuso nei giorni scorsi. 

Il 2014 doveva essere l’anno di un nuovo inizio. Di sicuro è l’anno in cui ci si è fermati sull’orlo del baratro alle prese con equilibri sempre più difficili. Dal 2007 a oggi si sono volatilizzati circa 15 punti di Pil ovvero 230 miliardi di euro. E ciascun italiano ha visto ridursi nello stesso periodo di 2700 euro a testa il reddito disponibile. L’aria che tira non può dirsi buona (il 77% degli italiani rispetto al 43% -media europea- dà un giudizio pessimo sulla qualità della vita nel proprio Paese e se si chiede un giudizio sullo stato dell’economia la percentuale dei negativi raggiunge il tetto del 91%), la fiducia dopo un timido rialzo sembra di nuovo volgere al peggio. Gli italiani continuano però a mostrare insospettabili capacità di adattamento. Assorbono gli urti provocati dalla recessione e rivoluzionano il proprio stile di vita trasformando le cicatrici della crisi in nuovi o antichi valori. E’ come se per non toccare il fondo avessero rimesso un ordine nella propria zavorra delle priorità partendo dal presupposto che la floridità di un tempo è solo un ricordo. Virtuosi e tenaci da un lato, dunque, gli italiani di oggi (e dell’imminente domani) ma anche rinunciatari. E’l’altra faccia della medaglia, l’Italia che dice no: quelli che non votano (sono il 43% alle ultime elezioni), dichiarano di non avere fiducia nelle istituzioni (71%), non sono contenti della propria situazione economica (70%), non partecipano a attività sociali/volontariato (lo fa solo il 22,5%), non si curano (3 italiani su 10), non studiano e non lavorano (il 24% dei giovani).

Troppo lunga e persistente questa crisi. Il peso del disagio sta diventando quasi insopportabile per molti e conquistando sempre maggiore terreno.   Se non verranno attuate misure in grado di stimolare le imprese a creare, rapidamente, nuova occupazione le tensioni sociali rischiano di esplodere incontrollate. Un passo importante la BCE l’ha fatto. Adesso tocca ai Governi fare la loro parte perché questa storica riduzione di tassi possa avere effetto e innescare nuovo lavoro. La ricetta è semplice: abbattere le tasse e semplificarle. Una FLAT TAX , teorizzata da Arthur Laffer e applicata con succeso da Vladimi Putin, sarebbe il sogno di molti e una soluzione dagli effetti quasi immediati. Il tempo scorre inesorabilmente.

BCE, ci salveranno quei prodotti che hanno innescato la crisi? I titoli derivati

In mezzo a questa tempesta l’Europa germanocentrica ancora resiste nel seguire la politica del rigore. Ciononostante la tenacia di Draghi è riuscita a scardinare parte delle resistenze, complici le difficoltà ormai palesi delle economie di Francia e di Germania, introducendo due elementi di novità che potrebbero, non in un periodo brevissimo, produrre effetti positivi sulle imprese e sulle famiglie.  

Nessuna rivoluzione ma un impegno pesante della BCE perché le banche nazionali siano indotte a fare il loro mestiere: vendere il denaro a imprese e a famiglie.

Fu lo stesso Mario Draghi, in occasione  del simposio di Jackson Hole, in compagnia degli altri governatori centrali a dichiarare che  «Il rischio di fare poco è maggiore del rischio di fare troppo poco» Con una operazione da “carota e bastone” la BCE ha sensibilmente abbattuto i tassi di interesse (-10 punti) sulle operazioni di base portando a 0,005% dal 0,15% che era e allo -0,20% il tasso di deposito presso la banca centrale. Un incentivo alle banche a perseguire le azioni di investimento invece del deposito presso l’istituto centrale europeo. Insomma, in quest’ultimo caso le banche dovrebbero addirittura pagare invece di incassare interessi. L’altro tassello della ricetta Draghi è stato il varo degli Abs. 

   Con gli Abs, decisi a maggioranza e non all’unanimità (a opporsi, anche al taglio dei tassi, sarebbe stata la Bundesbank di Jens Weidmann), Draghi porta l’Europa nel territorio del “credit easing” con probabile iniezione di fiducia nei consumatori e nelle imprese. 

Ma cosa sono gli Abs (Asset backed securites)? Sono un pacchetto di titoli derivati che, come dice l’esplosione dell’acronimo, si basano sull’andamento di altri titoli sottostanti. In questo caso, come ben spiega Vito Lops sul Sole24ore del 4 settembre,  “questi derivati si poggiano su prestiti effettuati dalle banche alle imprese. Un Abs non è altro che un insieme di prestiti reali impacchettato in un unico titolo finanziario. Funzionano come le obbligazioni. Hanno un prezzo e una quotazione giornaliera. La differenza è che il loro rimborso è legato al fatto che i prestiti sottostanti siano effettivamente rimborsati alle banche dalle imprese”.

Tutto ciò si traduce nel dare una mano all’economia reale poichè la BCE ha annunciato che acquisterà titoli Abs emessi dalle banche europee. Una sorta di incentivo alle banche nazionali a effettuare prestiti reali, senza assunzioni di rischio, potendo sempre contare sull’acquisto da parte della BCE dei titoli emessi.

La Banca Centrale Europea è, con l’operazione del 4 settembre, giunta al massimo delle correzioni finanziarie a sua disposizione adesso tocca ai Governi. E nel suo intervento pubblico, Mario Draghi, il concetto lo esplicita con convinzione. “Ora siamo al limite più basso, arrivati al quale non sono più possibili aggiustamenti tecnici”. «Non c’è stimolo monetario, o di bilancio, che possa rilanciare la crescita senza riforme strutturali ambiziose e forti», è il commento perentorio del presidente della Bce. E sul patto di stabilità lancia un messaggio a coloro che vorrebbero ammorbidire le regole di  Maastricht. «Nelle regole del Patto la flessibilità c’è». Insomma, sottintende Mario Draghi, basta sapere ben usare il “Patto” in primis  «tagliando le tasse molto distorsive e la spesa più improduttiva».

Chissà che l’invito non venga accolto, finalmente, dal nostro Governo.

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