Politicamente corretto: Avvocata e Architetta o *?

 

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L’utilizzo dei titoli professionali al femminile è una questione non solo grammaticale

ma anche politicamente corretta. Tra i vari problemi di una società che lotta per la parificazione dei diritti di genere c’è anche quello dell’espressione verbale e scritta.

di Lamberto Colla –

Parma, 05 ottobre  2014 

A riportare attenzione sulla questione di genere anche nella grammatica italiana è stata la stessa Presidente (o Presidentessa?) della Camera Laura Boldrini, lo scorso luglio invitando i giornalisti a utilizzare i titoli di genere nella loro forma femminile senza la desinenza “essa” collegata al titolo d’origine maschile.

Ecco quindi che la Sindaca, l’Avvocata e l’Architetta entrano di buon diritto nel linguaggio comune e corretto per indicare il professionista di genere femminile.

Già qualche tempo fa l’Accademia della Crusca auspicava un largo uso di queste parole. Adesso, a supportare la battaglia dell’Accademia ci hanno pensato anche l’Università di Trieste, quella di Udine e la Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste.  che hanno stipulato una “Dichiarazione d’intenti per la condivisione di buone pratiche per un uso non discriminatorio della lingua italiana”.

Il linguaggio usato dalle persone comuni, si sa,  indica il rispetto reciproco. La lingua è uno strumento fondamentale perché rispecchia l’identità, la cultura, il pensiero di chi la usa ma anche di chi l’ascolta. Le parole hanno anche molto potere sulla mente sia nella vita privata e sia nel campo del lavoro. Non è quindi irrilevante l’omologazione di un linguaggio che discrimini i generi e soprattutto che entri nel comune pensiero e  nel linguaggio di strada e non soltanto nel vocabolario dei più dotti. 

Probabilmente, con l’introduzione nell’uso comune dei titoli declinati al femminile, un poco della musicalità della nostra ricchissima lingua verrà meno ma ne guadagnerà senz’altro in forma e correttezza, “politically correct” direbbero in molti contribuendo a inquinare la lingua di dante con neologismi e parole di derivazione anglosassone.

Molto meglio della proposta, a mio personale avviso, estremistica che vedrebbe il genere, assegnato a una parola, identificato con un’asterisco (*). A Zurigo, infatti, nei mesi scorsi si è svolto un seminario sull’asterisco. La frase, con l’asterisco, diventerebbe “sono stat* sgridat*”. Una formula perciò che permetterebbe di evitare ambiguità di ogni genere. 

Certamente si potrebbe obiettare che di ben altri problemi la nostra Italia ha da affrontare e  risolvere.  Ma dall’utilizzo di un linguaggio corretto molti conflitti potrebbero essere evitati. Sempre che alla base ci sia l’onestà e la reale volontà di farsi ben intendere e comprendere.

Quindi via libera all’Architetta, all’Ingegnera e alla Sindaca. Dalle piccole cose si possono ottenere grandi risultati.

 

 

 

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