Ebola, è vero allarme?

 

Distribuzione africana del virus al 23 luglio 2014 - Economist.com

Distribuzione africana del virus al 23 luglio 2014 – Economist.com

Delle due l’una. O l’epidemia Ebola è solo presunta e il costante e sensazionalistico aggiornamento mediatico è esagerato o il contrasto all’espansione del virus è inadeguato.

di Lamberto Colla –

Parma, 19 ottobre  2014 

Non siamo a livello di psicosi collettiva ma poco ci manca. Tra gli argomenti più discussi tra la gente, oltre alle lamentele per la crisi economica, è il rischio di contagio da virus Ebola.

Come potrebbe essere diversamente con il martellante bollettino dei casi di morte o di sospetto che a ogni edizione, ridotta o integrale, dei vari TG stanno propinando da aprile. 

Immagini di uomini e donne “scafandrati” come nelle peggiori sceneggiature di film horror, piuttosto che interviste a luminari ospedalieri  che tranquillizzano sui protocolli adottati dalle nostre strutture sanitarie, e la quotidiana conta dei morti e degli infettati  è tutto un fiorire di informazioni. Come è ovvio che sia l’apprensione degli ascoltatori aumenta e l’immaginazione corre ai più apocalittici scenari.

E allora viene la tentazione di fare ricerche autonome e, digitando la parola chiave “ebola”, all’interno della finestrella di Google scoprire due mondi completamente diversi. 

Cliccando “immagini” si entra all’inferno! 

Gli effetti della malattia sugli uomini, donne e bambini  che si mostrano raccolte nelle anteprime sullo schermo del Pc sono raccapriccianti. Gli scatti raccolti tra le strade dei Paesi africani ove la malattia ha veramente preso il sopravvento sono assolutamente durissime da digerire a conferma della pericolosità del virus del quale si è scoperto non muoia nei soggetti guariti ma sia ancora attivo e contaminante nello sperma e nel latte materno dei sopravvissuti. Rimanendo invece nella sezione “web” e cercando approfondimenti e notizie più recenti si scopre che all’allarme mediatico non corrisponderebbe un altrettanto allarme politico.

Perciò, 8 mesi dopo l’allarme mondiale, siamo ancora alla mercé di iniziative sporadiche con due potenziali falle:

  • Lampedusa, con lo sbarco delle migliaia di profughi sulle coste italiane e la relativa semplicità con la quale molti riescono poi a allontanarsi dai centri di accoglienza per poi dirigersi in qualsiasi paese europeo, a piedi o in taxi.  
  • Gli aeroporti, e in particolare quello di Bruxelles nei quali non sembra siano state adottate particolari e severe misure precauzionali minime. 

Due falle enormi  attraverso le quali il virus potrebbe contaminare tutto il vecchio continente in men che non si dica.

A fronte di tutto ciò, soltanto lo scorso lunedi (13 ottobre) è stata convocata una riunione di coordinamento europeo per decidere sulle misure da adottare nei diversi Paesi UE e che comunque resterà discrezionalità dello Stato sovrano applicarle o meno. 

Una domanda sorge spontanea: “sul rispetto dei parametri finanziari scassano i “cosiddetti” tutti i giorni mentre, per il rischio di contaminazione  da parte del più pericoloso virus a oggi noto, l’UE lascerebbe decidere ai singoli partner?”

Il divario tra quantità d’‘informazione trasmessa e il reale livello di allarme sanitario è tale che, per l’ennesima volta, non si sa a chi credere e la sensazione di sicurezza sociale tende a diminuire sempre più. 

A livello locale i nostri amministratori sono troppo impegnati sul fronte dei matrimoni gay e sulla nomina dei due membri della Corte Costituzionale  (ventitreesimo tentativo registrato al 17 ottobre) per concentrarsi sull’Ebola  che, non stenterei a credere,  qualcuno di essi possa riconoscerla come un’isola, forse dell’arcipelago greco.

 

 

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