Attenti al canone!

 

Vecchio Monoscopio RAI

Vecchio Monoscopio RAI

Pagare meno, pagare tutti. Si comincia dalla RAI ma non è così scontato.

di Lamberto Colla – Parma, 26 ottobre  2014

“Il canone logora chi non ce l’ha” parafrasando la celeberrima frase di Giulio Andreotti opportunamente adattata sulla questione della tassa di scopo a favore di RAI e così indigesta agli italiani.

Torna oltremodo di moda alla luce delle indiscrezioni sulla legge di stabilità in via di approvazione che vedrebbe il Canone RAI trasformarsi in “Contributo”, meno caro, ma esteso a tutti i cittadini.

Già il fatto che si riduca l’importo non è piaciuto al Direttore Generale Gubitosi temendo una riduzione drastica alla voce ricavi del bilancio soprattutto alla luce delle non propriamente entusiasmanti performance di bilancio degli ultimi anni. 

Premesso che RAI, proprio perché offre un servizio pubblico, ha come obiettivo il pareggio di bilancio e non la massimizzazione degli utili come invece deve perseguire una impresa privata (vedi Mediaset o Sky)  ma ciò non toglie che quell’obiettivo deve essere raggiunto attraverso operazioni strategiche efficaci e da un attento controllo di gestione. Un impegno eticamente ancor più impegnativo e dovuto in ragione dello status di pubblica utilità e contribuito direttamente dai cittadini.

Ancora non vi è certezza ma i rumors indicano in una sensibile riduzione dell’imposta destinata a finanziare il servizio televisivo che, dagli attuali 113,50€, passerebbe  a un minimo di 35€ esteso però a tutte le famiglie italiane (sino a un massimo di 80€ a seconda della capacità di spesa) e perciò coinvolgerebbe anche quel milione e novantamila nuclei familiari che attualmente eludono l’imposta e per i quali la RAI è in contrasto con il Governo per la mancata riscossione. Sul campo  ci sarebbero circa 2,5 miliardi di euro che la Rai vanterebbe, come canoni non riscossi (evasi), nei confronti dello Stato seppure  tecnicamente sia molto difficile che l’azienda radiotelevisiva possa considerarli «crediti esigibili», che cioè possa ricorrere contro il Tesoro.

La decisa caduta  dei ricavi, dovuti in buona misura alla crisi economica, preoccupa, come è normale che sia, la dirigenza RAI considerato che nel 2012 il crollo sembra essere stato del 20%. Una discesa proseguita anche nel 2013 per quanto compensata da una drastica riduzione di costi e dall’aumento del canone che hanno consentito di riportare, dopo diversi anni, fuori dalla zona rossa il bilancio dell’azienda statale. Non deve inoltre ingannare l’incremento di raccolta pubblicitaria registrata nel primo semestre del 2014 (+4%) perché  il dato scaturisce dall’effetto contingente dei  mondiali di calcio (conclusi anticipatamente dalla nostra nazionale). Se si epurasse la raccolta da questo dato il risultato del semestre sarebbe intorno al -15%. Una situazione quindi di notevole instabilità soprattutto se messa a confronto con Mediaset i cui indicatori  di redditività sono così più performanti che sarebbe lecito attendersi una svolta gestionale radicale da parte di RAI, piuttosto che cercare di salvaguardare la rendita di posizione determinata dal canone e dagli improbabili crediti inesigibili dovuti all’”evasione”.

Dovrebbe, la dirigenza, anche interrogarsi sulla posta negativa di 30 milioni che RAI dovrebbe (in spot gratuiti) agli inserzionisti per il mancato raggiungimento del target d’ascolto (share) promesso e sottoscritto in alcuni contratti.   

L’occasione di crisi dovrebbe indurre la rete televisiva nazionale a prendere il toro per le corna e rivedere completamente la strategia commerciale, la qualità dei palinsesti e dei programmi (esempi di positività ce ne sono da cui prendere spunto come ad esempio REPORT) tornando a riacquistare quella posizione di ammiraglia che ci si attende e che giustificherebbe il pagamento del canone o contributo che sia.  Quindi ridurre drasticamente i costi che, come la maggior parte dei “carrozzoni statali” sono zavorrati da pregresse e ormai fuori moda rapporti clientelari. Intanto ben venga la riduzione del canone ma auspichiamo anche una rivoluzione aziendale  che possa far meglio digerire il vecchio o nuovo obolo pro RAI.

 

 

 

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